Doni e passione: in rete è sempre Natale

Il motore di Internet non sono i soldi. E’ la passione. Ricordo un post di qualche anno fa che lo spiegava bene. Mi pare fosse Kevin Kelly l’autore ma potrei sbagliare. Diceva questo: è l’amore il segreto della rete. Non intendo qualcosa di sdolcinato. Intendo l’amore per qualcosa, la voglia di fare qualcosa e di condividerlo. Spesso, quasi sempre, gratuitamente. Qualche giorno fa in questo spazio avevo parlato del caso di Commentneelie, il sito allestito da due civic hacker italiani, David Osimo e Marcello Verona, per commentare frase per frase tutti i discorsi di quella donna notevole che è il commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes. Un sito non commissionato da nessuno, non finanziato, ma fatto solo per passione: credendo di fare qualcosa di utile. Mettere in un unico luogo tutti i discorsi e consentire un dialogo fra un politico importante e il resto del mondo. Esperienza pubblicatamente lodata dalla stessa Kroes. Quando ne parlai qui, dissi agli autori che sarebbe stato bello avere qualcosa di simile per Mario Monti: e loro lo hanno fatto. Si chiama Commentmario ed è praticamente uguale al precedente. Con l’unica, non piccola differenza, per ora, che a Bruxelles si sono accorti di commentneelie e lo usano davvero, interagendo con i commenti. Qui per ora, ripeto per ora, nessun cenno dal governo che pure avrebbe tutto l’interesse a consolidare un forte dialogo con gli elettori quale “assicurazione sulla vita”, ovvero per prolungare l’appoggio dei partiti che lo sostengono.
Anche in questo caso, la passione è stato il motore di tutto. Ma c’è stato in questi giorni un esempio ancora più eclatante. Si chiama yearinhastag ed è un sito che racconta il 2011 attraverso gli hashtag di Twitter, ovvero gli argomenti più discussi dal social network dei 140 caratteri nell’anno che ha visto la sua consacrazione quale strumento principale per “far parlare il mondo”. Lo hanno realizzato cinque nomi molto noti su Twitter: Claudia Vago, Luca Alagna, Marina Petrillo, Maximiliano Bianchi e Mehdi Tekaya. E lo hanno fatto per pura passione. “Perché ci sembrava giusto e utile farlo” mi ha detto qualche giorno fa Claudia Vago, che nella vita si occupa di social media e turismo per la regione Emilia Romangna, su Twitter è un fenomeno di bravura e si firma @tigella ed è diventata famosa quando contibuì a creare il tormentone del finto Sucate, il quartiere fantasma dove la Moratti non voleva una moschea. Torniamo, a yearinhashtag: giusto e utile sono stati i criteri per farlo. Non un semplice sito: un lavoro immane. Prima la selezione di tutti gli hashtag per tutto l’anno e per tutto il mondo. Poi l’individuazione di tutti i tweet rilevanti e significativi legati a ciascun hashtag. Un archivio facile, bello, pulito di un anno di conversazioni, dalla rivoluzione in Tunisia a Occupy Wall Street passando per elezioni e alluvioni. Perché mi colpisce? Perché se questa idea fosse venuta, chessò, al direttore di un giornale, per realizzarla ci avrebbe messo infinite riunioni editoriali e sindacali, negoziati, maldipancia, musilunghi eccetera. Tigella e i suoi amici lo hanno fatto lavorandoci qualche notte, con entusiasmo. Non per soldi. Per passione. Questa è la Rete.

(articolo scritto per Next Italy, Repubblica Sera, riproposto qui per gentile concessione)