L’Italia del wifi e Internet secondo Renata, classe 1928 [guest post]

Oggi sono tornato in redazione a Wired. Per salutare il nuovo direttore e un paio di vecchi amici (e la strepitosa Anna Francavilla che chiunque abbia avuto a che fare con me in questi tre anni e mezzo sa quanto sia stata decisiva). Ma soprattutto per stringere la mano a due persone e a un cane: la greengeek Micaela Calabresi, il regista Rafael Meira Maniglia e Margot (il cagnolino). Per tre settimane hanno girato l’Italia per me. Sono partiti da un paesino della Val d’Aosta e hanno toccato tutte le regioni per il tour wifi che ha chiuso la campagna Sveglia Italia!, che Wired ha lanciato lo scorso novembre. Una delle cose che eravamo prefissi era la diffusione del wifi, pubblico e gratuito, impegnandoci, in collaborazione con Unidata, ad accendere degli hot spot nella piazze dei comuni che ce lo avessero chiesto. Quasi seimila chilometri dopo Micaela è tornata, con delle foto ricordo e con una lettera che racconta “l’Italia svegliata”.

La pubblico perché la trovo molto bella, perché ci offre un punto di vista nuovo sulla voglia di Internet che c’è in Italia; e poi perché ogni tanto in questo blog ospiterò post di altri che meritano visibilità. Buona lettura.

Caro Riccardo, vorrei che ricevessi questa mia al pari di una missiva d’altri tempi [vogliamo immaginare i primi del’800?], inviata tramite una carrozza del servizio postale a diverse centinaia di chilometri di distanza, col rischio perenne che un nugolo di banditi s’impossessi una notte di tutto il carico del convoglio. Difficile fare ordine in questo mare [o forse farei meglio a dire marasma] di idee, impressioni,emozioni, così, a caldo. Mancano pochi giorni al termine di questo viaggio per tutta l’Italia e nonho ancora avuto modo di mettere il cervello in modalità stand by e sedermi comodamente in poltrona a rivivere i momenti salienti di quest’avventura.
Quindi ora, dalla ridente [forse un tempo… ma questo tienitelo per te] località di Abano Terme, seduta davanti all’albergo con vista sull’ospedale (!) cercherò per la prima volta di fare il punto.Che l’Italia sia fatta da genti e realtà all’apparenza diverse anni luce tra loro, certo non è una
novità. Difficile trovare, a prima vista, punti di contatto tra il piccolo comune montano di Etroubles in Valle d’Aosta e Parghelia, cittadina calabrese a picco sul mare. Per non parlare di Abano Terme confrontata con Catania, qui forse la differenza salta ancora maggiormente all’occhio.
Potrei continuare a paragonare realtà locali all’infinito, ma già dalla terza risulterei noiosa.

Forse perché io l’Italia la amo tutta intera, forse perché questo viaggio l’abbiamo intrapreso per festeggiare non solo l’Italia che si desta, ma anche i 150 anni della sua Unione, per tutti questi motivi la prima cosa che mi viene da pensare ora, la cosa che mi ha maggiormente sorpreso, sono proprio i punti di contatto non riconoscibili a uno sguardo fugace e superficiale, sono le idee condivise in riva al mare o a 1.500 metri d’altezza, la volontà che si respira in un paesino di 500 anime e quella che palpita in una grande città.
Per questo, ti racconterò l’Italia Unita che ho incontrato in queste settimane, un paese che ha ben presente in quale direzione vuole andare, un paese che ha certamente bisogno di una spintarella, ma che – ai miei occhi – appare già più che motivato a destarsi dal torpore.
A essere precisi c’è una doppia volontà condivisa da nord a sud che ho riscontrato: da un lato, gli italiani vedono nella rete uno strumento per migliorare la qualità della propria vita e, dall’altro, un’occasione per mostrare le proprie città per quello che sono, per far vedere al mondo intero i luoghi di cui vanno fieri. Credo sinceramente che siano stufi marci della visione distorta che chi guida il paese ha fornito dell’Italia all’estero. In questo viaggio abbiamo incontrato giunte comunali – di destra e sinistra – fermamente decise ad aprire una finestra sul mondo per raccontarsi in maniera “libera”.
Provo a entrare nel dettaglio: da un lato abbiamo riscontrato la necessità da parte dei comuni di fornire ai propri cittadini un servizio fondamentale: a Bari l’assessore all’innovazione ha addirittura accennato alla possibilità di modificare lo statuto della città e inserire internet come “diritto fondamentale”. A Latronico, in Basilicata, la giunta vuole mostrare ai propri giovani che il loro paese non è un “paese per vecchi”, anzi, che la rete può fornire strumenti concreti per rilanciare il comune.
A Bologna, invece, abbiamo sentito parlare a più riprese di e-democracy e, quindi, di dialogo diretto e trasparente tra cittadino e istituzioni.

Dall’altro, abbiamo respirato il desiderio dei comuni di poter dire al resto del mondo: “Ehi, ci siamo anche noi, questo è quello che troverete se verrete a trovarci, siamo una città moderna e ricca di storia”:
A Etroubles, in Valle d’Aosta, gli abitanti sono 500 e la città è un museo a cielo aperto.
Sestu, in Sardegna, è un esempio di eco-sostenibilità da far invidia al nord Europa.
Parghelia, piccolo comune calabrese, che da sempre vive all’ombra di Tropea, grazie alla rete può finalmente riposizionarsi sul mercato turistico.
Nel museo geopaleontologico di Palena, in Abruzzo, sono custoditi reperti fossili di Mammut, non proprio una cosina da niente.

Mi fermo qui, ovviamente potrei continuare per ore.
Ma vuoi sapere qual è stato l’incontro che mi ha toccata maggiormente?
Faccio una premessa. Sino a venerdì, avevamo incontrato molti rappresentanti della terza e quarta età [dici che avrei fatto prima a chiamarli semplicemente “anziani”?]. Tra questi diversi utilizzano Internet per ricerche o per leggere semplicemente il giornale [utilizzo definiamolo “personale o
privato”], mentre altri di Internet niente sanno e niente vogliono sapere: “Quella diavoleria lì è roba da giovani, io….beh, cosa vuole che le dica.”
E fin qui niente di nuovo sul fronte occidentale. Poi, venerdì, arriviamo a Bologna e incontriamo l’assessore all’innovazione in occasione di una festa in un centro anziani (tra parentesi, un gioiello di giardino nel centro della città, sconosciuto anche alla maggior parte dei bolognesi). E qui, tra un piatto di tagliatelle al ragù e un bicchiere di Sangiovese incontriamo la signora Renata, classe 1928. La sento ridere con le amiche da lontano, la vedo e so che è lei che dobbiamo intervistare. Ti inoltro un pezzetto del post che ho scritto sull’Emilia Romagna, che parla proprio di lei:
“Certo che la connessione libera è una cosa importantissima, internet permette alle persone di interagire di confrontarsi, pensate solamente a tutti gli anziani che non sono completamente autosufficienti. Internet permette loro di avere una finestra sul mondo.”
“E poi si può restare in contatto con la propria famiglia…” aggiungo io e Renata si gira e mi apostrofa: “Eh no! La famiglia già la sentiamo abbastanza e poi con i parenti si dicono sempre le solite quattro cose. Molto più interessante incontrare delle persone in rete che possono dar vita a nuove conversazioni, che possono farci scoprire mondi diversi.”

Che dire? Nulla. Se non forse che Renata ci fa notare quanto la rete sia realmente sinonimo di condivisione e non certo di isolamento come molti ancora sostengono. Concludo con quelle che credo siano le parole chiave di questa straordinaria esperienza e, cioè,condivisione, dialogo e libertà. Tre parole che raccontano alla perfezione il nostro Paese che si sta risvegliando, si sta confrontando e sta prendendo coscienza di sé.

Gaber cantava: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna e purtroppo lo sono.” Io oggi canticchio: “Io mi sento italiana e sono felice di non essere fuggita all’estero a cercare fortuna e dignità, perché oggi sento che posso trovarle qua.” Ok, forse la rima me la sarei potuta risparmiare, ma a quello che ho scritto ci credo sul serio.

Un sorriso,
m.

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