No, il dibattito no!

Fanno parte della stessa compagine di Governo il Generale Figliuolo che, su mandato del Presidente del Consiglio, parla solo di dosi, immunità e somministrazioni, e Matteo Salvini, che a proposito della sua vaccinazione fa il vago, parla di rispetto della fila smentito, a quanto pare, da tanti suoi coetanei che hanno già avuto la seconda dose, e sembra ritenere che sia meno importante dei piatti di tortellini con cui di solito si fa i selfie.
C’è dibattito, insomma: c’è tra le personalità e forse si irradia nelle discussioni della gente comune, o forse è il contrario, sono gli esponenti politici che cavalcano qualcosa che vedono montare dal basso. Chi lo sa, è un po’ una situazione uovo/gallina, certo i social network lo rendono molto evidente e lo fanno penetrare nelle nostre bolle, a volte anche da persone inattese, poi l’eco di tutti gli altri media fa il resto.
Siccome c’è chi tira in ballo la libertà personale, molti fanno presente che una società ordinata prevede regole, non solo diritti individuali, e quindi in auto teniamo la destra, oppure la sinistra come fanno in Inghilterra e in altri Paesi, viceversa non possiamo fare l’una o l’atra cosa indifferentemente, e di esempi simili se ne potrebbero fare a milioni.
Il dibattito però crea l’illusione del contrario, anche se ormai da molti mesi gli algoritmi dei social network piazzano in automatico un bannerino sotto a ogni post sul Covid, a prescindere da chi lo pubblica: non importa cosa hai appena letto, se vuoi informazioni verificate clicca qui. Difficile capire se e quanto serva, ma la cosa ha un precedente, o meglio, più che prima è venuto durante, per la precisione dopo quattro anni in cui – così dice la definizione retorica – il leader del mondo libero ovverosia il Presidente degli Stati Uniti era Donald Trump. Un fissato di Twitter, già da prima che accedesse a più alti uffici, che per molto tempo e molto sistematicamente ha usato il mezzo per dire cose palesemente false. Cosa che sapevano tutti, o almeno, tutte le persone razionali, giornalisti compresi. Però uscivano lo stesso, indisturbate, e così facevano le teorie di Qanon capaci di invadere la discussione pubblica come scarafaggi che escono da sotto il frigorifero.

Anche in questo caso, c’era dibattito: finché non c’è stato più, finché in pochi giorni tutti i principali social l’hanno bannato, finché è diventato impossibile anche accedere ad altri social minori che erano ben disposti a ospitarlo. Per alcuni è stata una mossa tardiva, ma benvenuta, per altri è stato un segnale preoccupante rispetto al potere di alcuni grandi player di zittire chiunque e senza appello.
Questione difficile, da affrontare in poche righe, ma una cosa è certa: Trump raccontava certamente un sacco di balle, e i suoi adepti hanno goduto di uno spazio immenso per farle circolare. E sono stati molto capaci, dal loro punto di vista, ma erano bugie, su questo non c’è dubbio. Infatti hanno eletto un Presidente degli Stati Uniti, mica poco, e hanno occupato il Campidoglio (ricordate?).
Che a pensarci ora fa strano, ma è successo davvero, quello e molto altro, come racconta in “Cose che voi umani” Enrico Deaglio, un libro formidabile che andrebbe appeso al frigo, a perenne memento del punto a cui la nostra società può arrivare.
Ma, zittito Trump e chiusi i principali canali che lo alimentavano, il mondo ha smesso di occuparsene: non tutto, certo, ma a parte qualche strampalato che continua ad aspettare che i militari portino via Biden, non gli si concede più una grande attenzione, al massimo qualche risata. Di sollievo (solo fino alla prossima volta, temo).
E poiché, come già detto, la discussione sulla bontà o la pericolosità di queste limitazioni unilaterali è complicata, nel frattempo sarebbe toccato a noi imparare personalmente una preziosa lezione: che non bisogna dar retta ai matti, non bisogna dargli spazio, non bisogna discuterci perché, come giustamente diceva Oscar Wilde, quelli ti portano sul loro terreno e ti battono con l’esperienza. Vale anche per i vaccini: ognuno la pensi come gli pare, ma chi deve governare agisca sulla base delle evidenze fattuali, in questo caso scientifiche: ma per favore, il dibattito no.