Gli ultimi giorni in Regione

Venerdì, dicono i meglio informati nel campo della destra, finirà tutto, con l’ultima seduta del Consiglio regionale.

Si discuterà e voterà il nuovo sistema elettorale, com’è noto, e poi la legislatura si chiuderà, con due anni abbondanti di anticipo: dall’Expo 2015 all’Exit 2012.

A presentare le dimissioni saranno i consiglieri del Pdl vicini a Formigoni, insieme a quelli del centrosinistra, che le loro firme da dimissionari le hanno raccolte già due settimane fa.

La Lega tenta di frenare, perché com’è noto vorrebbe dilatare i tempi e puntare al voto in aprile: molto probabilmente, però, non vorrà esagerare, perché per decenza è il caso di chiudere presto. E di chiudere con i paradossi di questi ultimi giorni, degli andirivieni molto poco milanesi, degli accordi che saltano ancora prima di essere sottoscritti.

Nell’altro grattacielo, ai piani più alti, l’ennesima nuova giunta si è insediata. I suoi membri dovevano essere pochi, e quasi nessuno provenire dalla giunta precedente. E invece gli assessori confermati sono assessori ‘pesanti’, e poche sono solo le donne, problema che si ripropone ad ogni edizione del governo formigoniano.

Restano alcune incognite circa la data del voto, i tempi per le primarie del centrosinistra, le mosse del centrodestra. Ieri per esempio Albertini ha spiegato che per lui sarebbe difficile allearsi con una forza politica che vuole uscire dall’euro. E la Lega insiste per avere in ogni caso un proprio candidato.

Intorno al Pirellone, nella sera milanese, gli stormi di uccellini volteggiano (come esuli pensieri, si direbbe), come accade ogni anno. Questa volta, però, salutano un presidente che se ne va. Chissà se anche alle urne ci sarà un popolo migratore, disposto a cambiare in profondità.

Quello che sappiamo molto bene è che la fine, in politica, è sempre un nuovo inizio. E da domani torneremo tutti quanti per le strade e per le piazze della Regione più importante del Paese. Che in alcuni momenti, recentemente, si è dimenticata di esserlo.