Ho letto su Internet che…

La maggioranza delle persone che conosco non controlla le notizie più volte al giorno come faccio io. Le guarda una volta, di sfuggita, magari due, talvolta scorre i titoli mentre sta facendo altro. Legge o ascolta quello che accade mentre naviga sui social, dalla radio dell’automobile, di fronte a un televisore. È giusto così.

La grande maggioranza delle persone che conosco non sa chi sia il giornalista tale o cosa abbia detto ieri il “famoso editorialista” della TV, e distingue a malapena un giornale dall’altro. Giusto perché alcuni di questi giornali hanno negli anni fatto di tutto – ma proprio di tutto – per farsi riconoscere dal proprio pubblico più affezionato e detestare da tutti gli altri, perché per il resto i giornali sono quegli oggetti che pubblicano le notizie e tanto basta.

Quelle stesse persone tanto meno seguiranno l’evoluzione di una notizia nel giro di poche ore: così non si accorgeranno di come cambia nel tempo, degli errori eventualmente pubblicati e delle successive silenziose correzioni. Leggono un titolo, talvolta un articolo, in un dato istante, e poi lo archiviano così com’era in quel momento. Ho letto su Internet che…

Quelle persone – insomma – non sono come me e probabilmente nemmeno come voi che state leggendo questo commento. E sono maggioranza. E hanno ragione.

La vita non dovrebbe essere fatta dagli screenshot di una bufala pubblicata da un “autorevole” quotidiano online, o da un titolo sconsiderato pubblicato a nove colonne da uno dei più letti giornali italiani sul quale discutere animatamente nelle prossime 24 ore.

La maggioranza delle persone di cui ho parlato fino ad ora è circa il 50% di tutti gli italiani. L’altra metà, più o meno, non ha di questi problemi perché con l’informazione ha una relazione ancora più occasionale. Una buona quota di costoro, per antica abitudine, si tratta molto spesso di persone in età avanzata, seguono un telegiornale in TV oppure – ormai pochissimi – acquistano al mattino un quotidiano di carta; l’altra quota residua è fatta di individui che alla mattina si alzano, escono di casa, vanno a lavorare, tornano a casa, senza mai incrociare una notizia. Per le ragioni più varie non sono interessati, non ne sentono il bisogno. Hai sentito cosa è successo? È appena scoppiata una guerra mondiale! Ah davvero?

Occorrerà pensare a questo scenario, che è uno scenario verosimile di un Paese che ha con l’informazione una relazione non troppo salda, per comprendere quale attenzione i media dovrebbero riservare alle notizie, la cura che dovrebbero dedicar loro, la cautela, che è forse la misura più rilevante oggi, da applicare come un sacro unguento nel tempo in cui la velocità delle connessioni dispone gli eventi di fronte a noi in una frazione di secondo.

Un’attenzione che, invece di ridursi costantemente come sta accadendo da qualche anno, dovrebbe essere doppia, una volta preso atto della crisi e della fragilità del sistema informativo. Una crisi che ha mille colpevoli ma un solo effetto: impoverire ancora di più il livello culturale di un Paese che già ora non se la passa troppo bene.