Il metodo Giacomelli

Il sottosegretario alle TLC in Italia è un mestiere ambito e spinoso. Ambito perché da quelle parti passano le grandi questioni che riguardano la TV e come si sa intorno alla TV ed al suo controllo girano equilibri di potere rilevanti. Spinoso perché, per le stesse ragioni, ogni nomina di quel genere deve essere soppesata in modo da non scontentare nessuno, a metà fra destra e sinistra, cattolici e riformisti, berlusconiani e comunisti. Per questo importante ruolo di mediazione in Italia furono a suo tempo inventati i democristiani che nel frattempo, in tempi di II, III o IV Repubblica si sono trasformati nei vari adepti di Pierferdinando Casini, nei rutelliani della Margherita e in altri centrocampisti simili.
Sono queste le figure politiche ideali per occupare simili ruoli e, se qualcuno ci fa caso, si tratta molto spesso di ex giornalisti. Nella logica politica spicciola del secolo scorso il giornalista si occupa di comunicazione e come tale potrà occuparsi con profitto di TV e di giornali, di radio e di tutte le altre faccende che attengono ai media.

Quindi un governo desideroso di non indispettire nessuno sceglierà come sottosegretario alle TLC un uomo di centro, magari un giornalista o qualcuno che abbia affinità anche lontane con i media. Facendolo si dimenticherà, più o meno intenzionalmente, dell’unico ambito davvero rilevante delle TLC contemporanee, vale a dire Internet. E anche questo è un elemento importante.

Questa di seguito è la voce wikipedia dell’attuale sottosegretatio alle TLC del governo Renzi Antonello Giacomelli:

Antonello Giacomelli (Prato, 17 febbraio 1962) è un giornalista e politico italiano, dal 28 febbraio 2014 Vice ministro allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni nel Governo Renzi.
Giornalista ed ex direttore dell’emittente televisiva Canale 10, è stato Presidente del Teatro Metastasio, portandolo al ruolo di Teatro Stabile della Toscana.
È stato vicesindaco di Prato dal 1999 al giugno 2004 e si è occupato in particolare della riforma dei servizi pubblici locali dei Comuni del Consiag.
Nel febbraio del 2004 è diventato coordinatore regionale della Margherita ed è diventato uno dei leader toscani dell’Ulivo. Sempre nel 2004 è stato eletto alla Camera dei deputati alle suppletive per il collegio di Scandicci ed è diventato membro della commissione VI (Finanze).
Confermato parlamentare per l’Ulivo alle politiche del 2006 è entrato a far parte della IV commissione (difesa). Diventa inoltre responsabile del dipartimento Enti Locali della Margherita nazionale.
Con la nascita del Partito Democratico è diventato membro dell’esecutivo nazionale, capo della segreteria politica di Dario Franceschini e, insieme a Goffredo Bettini, Andrea Orlando e Vinicio Peluffo componente del coordinamento che guida la fase costituente del Pd a livello nazionale.
Viene nuovamente eletto nella lista toscana per la Camera alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.

Scrive il Corriere delle Comunicazioni che nei prossimi giorni, in vista del semestre europeo, Antonello Giacomelli andrà a Bruxelles a discutere con Neelie Kroes delle faccende che riguardano le TLC in Europa. I temi sul piatto sono noti: neutralità della rete, roaming, reti di nuova generazione ecc. Tutte questioni di cui, con molta verosimiglianza, l’ex sindaco di Prato, già capo della segreteria politica di Dario Franceschini, non avrà che superficiali competenze ricopiate dagli appunti di un dirigente ministeriale interessato (sono gli stessi silenziosi burocrati che hanno in questi anni brigato contro la neutralità della rete in nome degli ignari cittadini italiani).

Ovviamente il punto non è Giacomelli e le sue buone intenzioni, buone intenzioni che valgono per tutti e che non dipendono certamente dalle competenze acquisite (fosse così i 2/3 di qualsiasi governo degli ultimi anni non avrebbe avuto alcun diritto di cittadinanza) ma piuttosto il metodo che è, come sempre, il solito. Dimenticate allora le parole mille volte scandite da Matteo Renzi alla Leopolda, in TV, in piazza e sui giornali su merito e competenze: il metodo di selezione di Giacomelli è quello solito della silenziosa concertazione fra partiti. È la stessa concertazione che ha prodotto qualche tempo fa il nome di Francesco Posteraro come Consigliere Agcom (una nomina burocratica, figlia di un giro di poltrone fra l’UDC di Casini e il PD di Bersani e che ha dato una mano alla successiva approvazione del Regolamento Agcom sul diritto d’autore nella formulazione penosa e censoria attualmente in vigore).

Il metodo Giacomelli è, in altre parole, il segno di un duplice fallimento. Il fallimento delle intenzioni e degli slogan di Matteo Renzi sui criteri alti di selezione della classe politica. Tutto è rimasto immobile da quelle parti, nessun verso, per lo meno in questo caso, è stato cambiato. Il secondo fallimento, perfino più fragoroso del primo, è quello di continuare a non comprendere che guardare alle TLC solo come usuale luogo di controllo e mediazione del potere televisivo è davvero un’analisi dello scenario di assoluta retroguardia. La politica che guarda a Bruno Vespa mentre tutto intorno la rete rivoluziona il mondo.

Questo è comunque solo parzialmente vero, perché la gendarmeria democristiana a guardia delle TLC, assieme al suo tratto di necessaria mediocrità, ha in realtà anche un ruolo calmierante nei confronti delle innovazioni troppo imperiose. Tranquillizza e sopisce, volge uno sguardo materno a Mediaset o alla Rai mentre Netflix è alle porte e prima ancora di domandarsi – democristianamente – che cosa diavolo sia Netflix, aderisce ai consigli di quanti temono invasioni e contaminazioni da quella parte sconosciuta della frontiera dove, nella riduzione giornalistica letta da qualche parte, brucano i pedofili, trionfano i pornografi, i cyberbulli, i venditori di droga e gli odiatori seriali impossibili da acchiappare nel loro vile anonimato.