Illazione

«[N]oi amiamo e desideriamo il vero in tutto e per tutto: noi, abborrendo dalle comode declamazioni, crediamo non si possa comprendere in un odio e uno spregio sistematico tutto intero un secolo, tutta intera una letteratura, senza dissimulare molti fatti, senza sforzare molte illazioni, senza falsare molti giudizi» (Giosue Carducci, Per il Classicismo e il Rinascimento, in Id., Conversazioni critiche, Roma, Casa Editrice A. Sommaruga e C., 1884, p. 2; il breve saggio era già uscito sulla “Nazione” del 23 settembre 1861).

Nell’italiano corrente un’illazione non è una semplice inferenza, e neanche il procedimento logico che vi è alla base, sia esso induttivo (dal particolare al generale) oppure deduttivo (dal generale al particolare). Illazione, rispetto a inferenza (o a congettura), ha qualcosa in più: una sfumatura negativa che avvicina il termine a insinuazione. Chi fa un’illazione, difatti, più che formulare un’ipotesi o fare una supposizione, come plausibile risultato di un certo ragionamento o di un certo argomento (una premessa, una serie di indizi, ecc.), trae piuttosto, da quel ragionamento o argomento, conseguenze ingiustificate, indebite o affrettate.

L’origine della parola è il latino illatio, –onis, un derivato di illatus, participio passato di inferre (‘inferire’, addurre’, ‘concludere’, ecc.), dai vari significati: ‘sepoltura’ (illatio mortui), ‘ingestione’ (illatio cibi), ‘sacrificio’ (illatio sanguinis) e altro. Un tempo erano in uso nella nostra lingua anche illativo, ‘dedotto’ o ‘conclusivo’ (sec. XVII), e illazionare (‘dedurre’, sec. XVIII), ritenuta in epoca ottocentesca «sconosciuta a’ corretti Scrittori» (Vocabolario di parole e modi errati di Filippo Ugolini segretario municipale di Urbania, Urbino, per Giuseppe Rondini, 1848, p. 90, alla voce) o da respingere senza esitazione: «Illazione si è voce italiana, e vale Conseguenza; ma Illazionare per Inferire, Trar per conseguenza, è brutta voce da fuggire» (Vocabolario di voci e maniere erronee o sia di voci e maniere, che, quantunque italiane, vengon nell’uso erroneamente adoperate; e di altre che si reputano e non sono italiane. Compilato da Francesco Del Buono, Napoli, All’Insegna di Aldo Manuzio, 1845, p. 183, alla voce); «Illazionare, che si ode profferito da alcuni per Trarre conseguenza o illazione, è vocabolo non di nostra lingua, quindi mal farebbe chi dicesse: Ma non sragionate, illazionate bene. Lascia questo verbo, ed usa invece Trarne illazione, Dedurre per o con illazione» (Vocabolario di voci e frasi erronee al tutto da fuggirsi nella lingua italiana, compilato da Gaetano Valeriani, Torino, Tip. V. Steffenone, Camandona e C., 1855, p. 493, alla voce); «Illazionare – Questa voce è un regalo che gl’inventori di parole fanno a’ filosofi; i quali finora si sono contentati, e pare che si contentino, di Dedurre, Trarre conseg[u]enza, illazione, e del regalo non vogliono saperne. Utinam!» (Lessico della corrotta italianità compilato da P[ietro] Fanfani e C[ostantino] Arlìa, Milano, Libreria d’Educazione d’Istruzione di Paolo Carrara, 1877, p. 194, alla voce).

***

Vi ripropongo l’elenco delle 30 parole “da salvare”, che abbiamo immaginato qualcuno avesse deciso di cancellare prima del tempo, e vi invito a salvarne una. Fate la vostra scelta nei commenti qui sotto (potete esprimervi una sola volta; se farete una seconda scelta, o una terza, una quarta, ecc., verrà considerata soltanto la prima) e accompagnatela con un commento sul motivo per il quale salvereste proprio quella parola. Io spiegherò intanto via via le 30 parole.

1. abulico
2. afflizione
3. arguto
4. becero
5. bizzarro
6. blaterare
7. caustico
8. coacervo
9. corroborare
10. deleterio
11. elucubrare
12. fedifrago
13. fosco
14. giubilo
15. illazione
16. intrepido
17. laconico
18. magnanimo
19. mendace
20. nugolo
21. ondivago
22. preambolo
23. riottoso
24. sagace
25. sbigottire
26. sbilenco
27. solerte
28. sporadico
29. uggioso
30. veemente