L’UFO che si affaccia su Piazza del Duomo

C’è un gran rumoreggiare nella rete per la comparsa di uno strano oggetto-non-identificato sulle spalle di uno degli edifici che fiancheggiano l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano.

I commenti sui quotidiani sono prudenti, in attesa di vedere se scatta la “solita” polemica sopra ogni architettura contemporanea che si affacci, seppur temporaneamente, nel cuore delle nostre città.

Ma di cosa si tratta veramente? L’idea è semplice e, per questo, molto efficace.

Questo piccolo UFO a Milano non è altro che “The Cube”, un ristorante nomade per 18 posti a sedere prodotto da una importante azienda di elettrodomestici e disegnato da Park, una delle realtà  professionali emergenti più interessanti nel panorama architettonico nazionale.

Purtroppo dopo le sacrosante polemiche sull’uso indiscriminato e di bassissimo livello che avevano interessato Piazza del Duomo e gli spazi pubblici limitrofi, e la chiara presa di posizione della nuova amministrazione, non si riesce più a fare distinzione tra un finto chalet natalizio con tanto di sette nanetti al contorno, e un sofisticato oggetto di design che, tra l’altro, non occupa suolo pubblico (l’edificio in questione è di proprietà delle Generali) ma che apre una inedita prospettiva nel centro di Milano.

Si potrà giustamente obbiettare che la città viene privatizzata nei suoi luoghi simbolici da chi ha i capitali per comprarsi una fetta di cielo milanese.

Ma è anche vero che gli assessorati interessati stanno studiando con l’azienda promotrice di The Cube modalità che abbiano ricadute dirette nella qualità futura degli spazi pubblici cittadini, a riprova che è importante costruire occasioni di scambio che generino conseguenze utili per la città nel tempo. E tutto questo mentre si legge sugli stessi quotidiani che per anni il Comune a guida Moratti non ha riscosso gli affitti sull’occupazione di suolo pubblico per tenersi buoni i commercianti.

E allora suggerirei di guardare a The Cube come a uno stimolo a camminare per strada guardando a testa in su, scoprendo, purtroppo, tante piccole architetture stabili frutto della devastante Legge della Regione Lombardia sui sopralzi, ma anche giardini pensili inaspettati, addizioni antiche a edifici storici, camini ben disegnati e logge che lasciano intuire viste mozzafiato sulla città.

The Cube si è posato prima sulle spalle di un Arco di Trionfo nel cuore di Bruxelles, si fermerà fino a fine aprile nel centro di Milano, per poi migrare prima a Londra al Royal Albert Hall e quindi a Stoccolma. Si tratta di un oggetto da osservare con attenzione perché combina la raffinata scuola del design italiano (con quel tetto tagliente che mi ricorda la lama sottile con cui Ponti conclude il grattacielo Pirelli), all’idea che sempre di più le nostre città si potranno animare di oggetti temporanei che, appollaiandosi sui tetti urbani o accolti in uno dei tanti spazi inattivi della città, avranno il potere di cambiare il nostro punto di vista e di offrirci visioni inaspettate dei luoghi che abitiamo quotidianamente.