Proposte nuove per la didattica

In questi giorni e settimane il web viene di nuovo infiammato da polemiche e dibattiti sulla lezione frontale (universitaria o meno) e sulla didattica innovativa. Siccome ne leggo e ne sento di tutti i tipi, anch’io ho le mie proposte da avanzare.

Al posto della lezione frontale – cioè uno che viene e ti spiega le cose parlandoti – si potrebbe provare la lezione nucale preconciliare: uno viene e ti spiega le cose non di fronte, ma di nuca, come si diceva messa fino al secolo scorso. Per non perdere il contatto visivo si può pensare a una sistema di specchi.

Oppure proverei la lezione pitagorica: chi insegna parla effettivamente di fronte, ma tra sè e chi ascolta mette un velo, come faceva Pitagora, in modo che chi ascolta si concentri sulle parole dette. Una versione moderna di questo può essere la lezione “the voice”. Il prof. è normalmente alla cattedra, ma gli studenti sono di spalle con una sedia girevole. Se gradiscono la lezione nei primi 5 minuti schiacciano il pulsante e la sedia si gira e il prof. continua la lezione, altrimenti il prof. se ne va, e vale già come valutazione negativa, e viene riciclato nell’amministrazione pubblica.

La lezione innovativa che preferisco è però quella in cui gli studenti vengono messi a proprio agio e imparano anche divertendosi: il prof. deve insegnare sottolineando le parti importanti con dei passi di danza. Alla fine deve fare 3 minuti di tip tap ed esclamare “That’s entertainment!”, strappando l’applauso degli astanti. Una variante può essere la lezione “the game”: è consentito leggere i testi, o anche cose più raffinate, come la mappa della metro di Londra, ma ogni quarto d’ora bisogna fare una partitina a space invaders, per non dimenticare che il mondo cambia rapidamente, ma un’invasione dallo spazio è sempre possibile.

Altra possibilità è la lezione “attimo fuggente”. Chi insegna sale in piedi sulla cattedra (dispense possono essere date a chi presenta certificato medico di non idoneità), seguito subito da chi ascolta, distrugge le pagine dei libri appena dopo averle lette e di tanto in tanto esclama “Pensate con la vostra testa!”.

Dal punto di vista della tecnologia credo che lo strumento principe del futuro possa essere il vecchio citofono. Uno non ci pensa, ma a volte la soluzione è a portata di mano. Ogni prof. va cercando tutti i suoi studenti a casa loro – perché molti alla mattina sono stanchi, dal momento che la sera prima hanno vissuto, che è la cosa più importante – e fa la lezione tagliata su misura per loro, al citofono. Si risparmia sui trasporti, sugli spazi e soprattutto c’è un rapporto individuale. In questo modo studenti e studentesse saranno anche invogliati a dare un voto più alto ai questionari ministeriali sulla didattica, che puntano molto sul rapporto diretto docente/discente. Se c’è il videocitofono però viene meglio.

DISCLAIMER: Trattasi di plaisanterie. Trovo utile e anzi fondamentale che si parli di nuove forme di didattica. Vorrei però che se ne parlasse in modo serio e non come pretesto per attaccare chissà chi e chissà cosa. Non sono un pasdaran della lezione frontale (sebbene sia la forma che uso di più), anche se sarebbe bello se chi la critica non lo facesse con una lezione frontale. Penso che gli studenti non vadano inseguiti in tutte le loro minute necessità, come siamo spinti a fare da centinaia di regole e questionari, perché questo vuol dire infantilizzarli. Però è necessario ristabilire e rendere nuovo e chiaro il patto tra chi insegna e chi impara. Credo che le aule universitarie o scolastiche non possano fare come se non esistesse un mondo esterno, ma penso anche che dovrebbero ritrovare l’orgoglio (sensato, ragionato e ben costruito) di restituire agli studenti e alle studentesse una porzione di vita quotidiana e uno spazio cognitivo e formativo che consenta di riflettere sul mondo e su se stessi come parte del mondo.