Murakami Radio

Tokyo, 29 maggio

“La musica è un ingrediente della letteratura, ascoltando i brani che piacciono a un autore possiamo immaginare cosa ascolta il protagonista di un romanzo, che atmosfera hanno le sue avventure”. Così dice la pubblicità di una tipografia che sponsorizza il programma radiofonico di Haruki Murakami. D’accordo, è una reclame un po’ smielata, ma mi ha colpito perché sulle radio italiane non ne ho mai sentite di così ritagliate sul programma.  

È raro ascoltare un romanziere che parla alla radio conducendo la trasmissione, scegliendo le musiche che spesso si porta da casa. Da un po’ di tempo Murakami Radio va in onda a cadenza bimestrale ed è come essere a casa dello scrittore, guardare la sua collezione di dischi e capirne i gusti, il carattere. Murakami fa parte di una generazione che è cresciuta con i vinili, li ha collezionati e spesso ascoltati oltre che a casa nei jazz kissa (kissaten significa locale dove bere il caffè in giapponese, una specie di bar o meglio un café). Il café jazz è un locale tipicamente giapponese, gestito invariabilmente da un/una appassionato/a di jazz, collezionista di vinili e amante dell’Hi Fi. Si ordina una bevanda, magari accompagnata da un dolce e si ascolta la musica richiesta o si lascia fare al padrone/a. Spesso si raccontano aneddoti legati a quel disco comprato con la prima paghetta o con il primo stipendio.

Ho avuto la fortuna di frequentare a Tokyo alcuni di questi locali negli ultimi anni, ma purtroppo a causa dell’età dei gestori, della fine dei supporti materiali e in fondo per il naturale succedersi delle epoche molti hanno chiuso o hanno i mesi contati. Murakami racconta di aver lavorato in un locale di musica jazz dal vivo prima di diventare uno scrittore famoso, e questo influsso si sente forte: ha il gusto per le esecuzioni eleganti e presenta ogni disco da vero otaku (detto in senso elogiativo), con riferimenti alle tecniche di registrazione, le particolarità dei musicisti e del loro periodo. Tutto il programma ha un ritmo rilassante tra racconti musicali (Murakami ha anche curato un saggio sui suoi jazzisti preferiti), e aneddoti personali. Essere narratori non si improvvisa, evidentemente. La selezione musicale è sofisticata: c’è molto jazz cantato, latin e bossa, niente di troppo impegnativo o rivoluzionario. Per il mio gusto a volte scivola un po’ nel patinato (se dovesse leggermi spero che non se la prenda). Tra le puntate passate ce n’è una dedicata ai Beatles: li prende da un lato insolito, parla di tutto quello che c’è stato prima di Rubber Soul, e in particolare le canzoni che hanno ispirato i 4, quelle i cui giri armonici sono stati copiati, le cover fatte da altri artisti. Insomma tutto ha un taglio da filologo mai noioso né pedante.

Il 22 maggio c’è stata una puntata speciale “stay home” perché anche se lo stato di emergenza è stato revocato lunedì scorso (in anticipo di una settimana rispetto a quanto previsto) ancora si sta prevalentemente a casa, mentre fuori sbocciano le ortensie.