Yuki

E’ la mia ragazza, si chiama così. Non so se è per effetto mio, ma è un po’ più spaventata per questa situazione rispetto agli altri giapponesi che conosco. Quando ho deciso di spostarmi a Kyoto, lei senza nemmeno pensarci mi ha detto vengo con te. Sua madre mi ha telefonato, non era proprio entusiasta, ma visto il pericolo mi ha affidato la figlia, assieme alle alghe wakame che pare aiutino a reagire alle radiazioni. Pensavo di dover essere l’uomo trainante, pronto a sostenerla in caso di débacle spirituale, invece è quasi lei che mi dà energia. Ieri notte, prendendo l’autobus, col suo solito sorriso mi ha detto “che divertente, sembra di andare in gita con la scuola!!!” e sembrava toccare il cielo con un dito mentre, a bordo, mangiava le cime di rapa e gli spinaci che le avevo preparato per il viaggio, insieme al pane, come se fossimo a una gita fuoriporta. Adesso, mentre scrivo in questo internet café di Kyoto, lei sta leggendo un fumetto di cui parlavano bene alla televisione: si tratta di un ragazzo che per conquistare una ragazza va a studiare da pasticciere in Francia. Grazie a Yuki e a tutta la gente che c’è qui intorno a me riesco a mantenere un certo equilibrio e a riconoscere la mia forza che facilmente potrei perdere a causa della paura.