«Vede, presidente Berlusconi…»

«Vede senatore, anche io ho una mia storia, più semplice della sua». Certe battute di C’era una volta in America sembrano fatte apposta per accompagnare i passaggi della nostra vita. Immagino che succeda perché è il film che con più potenza mette a confronto le speranze spavalde e mitiche dell’adolescenza con la disillusione dell’età adulta. Non so se ci abbia pensato chi ha scelto la colonna sonora di Ennio Morricone per accompagnare uno dei momenti-clou della riuniuone di Futuro e Libertà a Perugia, ma a me, ascoltandola, è venuto in mente appunto questo.

Tutto ciò che è accaduto – politicamente accaduto – per quel che mi riguarda si può riassumere in quella frase: «Vede, presidente Berlusconi, anche io ho una mia storia, più semplice della sua…» Credevo in certe cose, ho fatto politica per affermarle. Avevo scelto la destra, mi sono impegnata perché mettesse in luce la sua parte migliore. Si è prospettata l’idea di un grande progetto politico, ho partecipato immaginando di poter far valere le mie idee in quel contenitore. Poi ho scoperto che lì dentro dovevo abbassare gli occhi ogni volta che passava un Cosentino. Un Brancher. Un Lavitola. Una Ruby e una Noemi. Dovevo far finta di non vedere Lele Mora, di non sapere del sindaco di Adro, di non sentire Dell’Utri quando dice che Mangano è un eroe. E raccontare che le famiglie si aiutano solo se sposate e “orientate alla procreazione”. Che Cucchi è morto perché era un tossico. Che la bestemmia va “contestualizzata” e le donne non sono mai state libere e rispettate come adesso…

Come finisce la scena lo sanno tutti. James Woods, l’onnipotente senatore, rimane solo nella sua stanza damascata aspettando l’inevitabile fine: passando dalla metafora alla realtà, mi sembra che il confronto politico, oggi, sia arrivato esattamente a questo punto.