Per noi del Post il posto migliore in aereo è il numero…

Il posto migliore in aereo? Non esiste. O meglio, non esiste una risposta semplice. Anche se noi cerchiamo sempre di semplificare le domande più complesse, no? Fa parte della natura dell’homo giornalisticus, quella specie alquanto particolare che spesso si dedica alle generalizzazioni spericolate e al luogocomunismo duro e puro. Però, in questo caso, la semplificazione cozza con la dura e triste realtà: dato che non c’è un unico modello di aereo con un solo allestimento e un solo esemplare psicologico di passeggero, individuare il posto migliore in assoluto è un esercizio decisamente inutile.

Il Corriere oggi (ieri sul sito, con anche il disegno, oggi anche sulla carta con nuovo disegno non disponibile online) tuttavia si sbizzarrisce in un lungo esercizio di loquace retorica costruito attorno a un sondaggio alquanto discutibile e del quale si trova con difficoltà traccia in rete che vada oltre un post distratto di qualche giornalista inglese sul suo pigro blog. Su un campione di mille persone, sostengono quelli di Skyscanner (il sito per la prenotazione dei voli che cerca di guadagnare visibilità fra una Expedia, un Opodo e un Kayak) la maggioranza preferisce sedersi nel posto 6A e vuole invece evitare a tutti i costi il posto 31E.

Ora, a parte la pubblicità al sito di turno che, buon per lui, ha azzeccato il comunicato stampa giusto almeno in Italia (fare una ricerca a campione di questo tipo costa molto meno che pagarsi una pagina di pubblicità su un quotidiano nazionale), cosa c’è di vero nel posto dove sedersi? Esiste? Com’è fatto?

Volare in aereo non è un’esperienza monocolore: non c’è un solo apparecchio e non c’è un unico tipo di viaggio. Dall’ATR-42 che decollava dalla monopista di Firenze-Peretola per scarrozzare una trentina di passeggeri schiacciati sotto i due motori a pale (!) a giro per l’Italia, fino ai colossi dell’aria che ci portano in Asia o in America, c’è di mezzo tutto.

Anche la business class, dove di solito si trova il posto 6A se si vola su una compagnia tradizionale (“legacy”, come si dice in inglese). Solo che, se si vola in business (o in First, negli allestimenti delle compagnie mediorientali come ad esempio Emirates sui propri giga-aeroplani) si sta comodi per forza. E, sempre parlando di compagnie aeree come Emirates, da ormai un decennio c’è una lotta spietata fra questi vettori pesantemente sovvenzionati dagli stati di origine (Dubai e gli Emirati Arabi Uniti, in questo caso) perché “pompano” soldi a prescindere dalla resa economica della compagnia.

L’economica di Emirates è tutta un’altra cosa rispetto all’economica di Alitalia, Air France o di una compagnia europea-statunitense tradizionale sul lungo raggio: più bella, più spaziosa, meglio gestita.

Già, sul lungo raggio. Perché gli aerei non fanno solo i tragitti low cost tra Orio al Serio e Dublino. C’è di più, molto di più. Vediamo come secondo me si potrebbe raccontare allora la scelta del posto migliore (e non perfetto) per un passeggero che viaggi in classe economica, sia in una compagnia tradizionale che low cost, sia sul breve che sul medio e sul lungo raggio. Mi evito i charter vacanzieri (le compagnie che non volano su orario continuo ma per portare i clienti della vacanza organizzata a destinazione e ritorno) per semplificarmi un po’ la vita.

Partiamo con le low cost. Qui è abbastanza semplice. Il volo più lungo dura due ore e mezza (le low cost operano sul corto-medio raggio per definizione, salvo alcune eccezioni che qui non guardiamo). Insomma, si vola al massimo meno del tempo necessario al viaggio Milano-Roma in treno con i treni ad alta velocità. Lo spazio per le gambe è minore, il posto non è prenotato (chi entra prima sceglie dove sedersi) e tutto sommato un’ora o due al massimo di relativa scomodità sono sopportabili. Diciamocelo: facciamo viaggi sugli autobus e sui treni pendolari in condizioni molto più precarie e più a lungo. Ci arrampichiamo nella seggiolina scomoda scomoda di un cinema per più tempo. Certo, il fascino dell’aereo, l’emozione del volo e tutto il resto, ma non starei a impazzire nella ricerca del posto ideale. Alcune regole generali, però, ci sono.

Ai passeggeri più “grossi” (come me), se non devono andare venti volte al bagno, consiglio di prendersi un posto al finestrino, che ha più spazio dalla parte della parete, poiché è leggermente concava. Il corridoio, mito per molti (si esce prima, si allungano le gambe di traverso) per me è molto scomodo perché quelli che passano, dai passeggeri al carrellino delle bibite, mi danno delle gran botte. Casomai, se volete dormire e stare un po’ più comodi, una ciambella gonfiabile per sostenere la testa e abiti comodi (no ai pantaloni aderenti, alle scarpe strette, alle giacche o giacconi da tenere addosso, casomai una sciarpa o uno scialle per coprirsi se l’aria condizionata è troppo fredda).

Poi, un po’ di esercizi “zen”: portatevi in cabina un bagaglio appropriato, magari uno zainetto o una borsa piccola e non un trolley da trasloco: rischiate di non riuscire a piazzarlo nella cappelliera sopra di voi. La regola per fare i bagagli leggeri, se non si ha un background di campeggi o vacanze in moto, è quella di fare la valigia la sera prima, chiuderla, aspettare mezz’ora, riaprirla e togliere un terzo della roba. È un esercizio di sintesi che funziona sempre, anche nella scrittura. La seconda regola richiede più tempo: bisogna guardare la valigia quando si torna a casa e segnarsi cosa non abbiamo usato nel nostro viaggio; la prossima volta non portiamolo.

Altro esercizio zen: quando l’aereo atterra non alziamoci subito per uscire. A meno che non ci siano coincidenze da prendere di corsa, tanto vale restare a sedere dieci minuti in più (metà del tempo di una sit-com) e rilassarci. Aggiungo una cosa: se si apprezza il viaggio, l’idea di rilassarsi e godersi questo miracolo del volo a dieci chilometri di altezza che quasi azzera distanze che l’umanità ci ha messo millenni a superare, è la chiave di volta. Se vi piace leggere, portatevi un buon libro o un Kindle. Se vi piace la musica, è il momento di caricare l’iPod. Insomma, se il volo non è terribile (e quasi mai lo è) stare comodi è più un problema psicologico che non fisico. Per un volo di una-due ore non esiste rischio trombosi, quindi non ci lamentiamo troppo!

Gli aerei di questa classe (voli brevi o medio-brevi) si dividono in tre categorie. Quelli davvero piccoli (come il Canadair CRJ 100, che ha una fila di posti singoli a sinistra, il corridoio e una fila da due posti a destra. Consiglio vivamente di prendere il posto singolo a sinistra, uno qualunque), quelli medi (come l’Airbus A-318, o la famiglia DC-9/MD-80/B-717) che offre un’ampia varietà di allestimenti e di diverse disposizioni delle poltrone su cui è impossibile dare indicazioni precise che valgano per tutti. Ci sono compagnie che investono in sedili più ampi, altre che danno più spazio per le gambe, altre che cercano di pigiare più seggiolini possibili. Alcune volte i seggiolini sono vecchi e un po’ sfondati (gli MD-80/90 di Alitalia?) ma tanto sono di solito usati per voli brevi. Guardate le mappe colorate su SeatGuru, bastano e avanzano.

Passiamo al medio raggio vero: quello è interessante. Qui gli aerei sono un po’ più grandi: ci sono gli Airbus della famiglia A320, i Boeing 737, i Boeing 757 e un po’ di “indipendenti” più grandi come gli Embraer e i Canadair più “lunghi”. In prospettiva arriveranno anche i cinesi e i russi con i loro velivoli, a partire dal prossimo anno. La caratteristica di questi aerei comunque è quella di avere un solo corridoio centrale. Cioè due “ali” di posti. Sono aerei relativamente piccoli, al massimo una quarantina di file, per un totale di 200 passeggeri. Si può volare per un’ora sulle tratte molto “dense” di passeggeri, oppure per due, tre, fino a cinque ore. Nei viaggi più lunghi, azzeccare la sedia giusta fa la differenza. Ma non è l’unica cosa: c’è anche il problema della posizione nel velivolo.

Qual è il criterio? Semplice: su siti come SeatGuru (ce ne sono anche altri, ma questo è il migliore) si possono vedere le “mappe” degli aerei di ciascuna compagnia con i singoli allestimenti: è difficile che il sito sbaglia perché i dati delle compagnie aeree sono forniti in anticipo e sono quasi sempre esatti. I posti più comodi se si ha un problema di gambe sono le uscite di emergenza, anche se ci sono due problemi. Il primo è che non si può reclinare il sedile, il secondo è che non si può tenere alcun bagaglio sotto il sedile di fronte a noi durante decollo e atterraggio. Per me, in voli lunghi fino a due ore va benissimo l’emergenza. Che richiede di solito anche un test di “comprensione” da parte del personale di bordo. Dopotutto, se succede qualcosa, dobbiamo essere in grado di capire cosa succede, seguire le istruzioni del personale (magari in inglese o francese) e avere la prestanza fisica per aprire i portelli. Non è una cosa banale.

Se i voli sono un po’ più lunghi, meglio un finestrino. Soprattutto se al centro. Il paesaggio è irrilevante: i jet volano sopra le nuvole e abbiamo vista sul panorama per poco tempo. In compenso, le ali sono il posto più stabile di tutto l’aereo in caso di turbolenza. Questo fa la differenza tra un volo “comodo” e uno saltellante e – per chi ha lo stomaco debole – portatore anche di qualche fastidio. Sopra l’ala il rumore è contenuto, subito dopo l’ala c’è più rumore (ma in quota è comunque abbastanza attutito ovunque). Sconsiglio di andare in fondo perché la coda è più sensibile alle perturbazioni e “scodinzola” un po’ troppo per i miei gusti. Sconsiglio di andare anche troppo davanti perché non sono i posti migliori in caso di incidenti. Statisticamente, se si guardano gli incidenti meno gravi (quelli dove la maggior parte delle persone torna a casa sulle sue gambe), le posizioni davanti sono quelle più critiche. Però, anche qui, non mettetevi a gridare “Ecco il posto più sicuro di tutto l’aereo” perché a) non esiste, b) è già stato fatto. E comunque, se prendete l’aereo pensando a queste cose, tanto vale che ve ne restate a casa. È come andare al cinema se avete paura del buio.

In ogni caso, per sicurezza: la distanza dalle porte. È relativamente irrilevante, in realtà: tutto l’aereo è progettato per essere sgombrato in due minuti secchi, a luci spente e con la cabina invasa dal fumo (è la regola dei requisiti di sicurezza). Le prime due tre file prima e dopo le uscite sono avvantaggiate per la vicinanza, ovviamente, ma non c’è nessuna fila che è eccezionalmente lontana da un’uscita di sicurezza. Il disegno pubblicato dal Corriere cartaceo non è molto realistico (la coda dell’aereo è troppo lunga). Passiamo infine ai grandi giganti dell’aria. Quelli che abbiamo visto finora sono jet regionali e jet narrow-body (a fusoliera stretta). Qui parliamo dei jet wide-body (a fusoliera ampia) cioè con due corridoi (“aisle” in inglese, cioè corsia) e quindi con tre gruppi di poltrone in economy. Io evito come la morte quelle nel mezzo, che possono essere quattro o anche cinque poltrone per fila. Orrore. Preferisco di gran lunga quelle lungo la fiancata (il posto del finestrino) ma non mi faccio grandi problemi di pagare per avere avanzamento in posti presunti più comodi.

In questi lunghi voli (se vai da Milano ad Atlanta sono dieci ore e rotti) le uscite di emergenza le assegnano quelli del check-in. Va detto che ci sono posti comodi all’inizio di ogni segmento. L’economy è divisa, a seconda del tipo di aereo, in due o tre segmenti con pareti separatrici dove ci sono bagni e cucinotti (anzi, “cambuse”, visto che in inglese si chiamano con gergo marinaresco “galley”). All’inizio di ogni segmento c’è una fila che ha più spazio. Sono fortemente avvantaggiate le poltrone delle due ali: qui si possono abbastanza distendere le gambe e soprattutto non c’è nessuno davanti a noi che reclini a tradimento il sedile. Questa sì che è una vera piaga esistenziale che costringe a vivere con uno schienale piantato in faccia e con le ginocchia schiacciate (se siete un po’ alti) da quello davanti a voi. È lecito chiedere che si rimetta in posizione verticale, sia in generale che soprattutto durante i pasti.

Ci sono poi i posti migliori che sono tendenzialmente quelli vicino a cambiamenti di forma della fusoliera dell’aereo. Gli A340, ad esempio, “stringono” molto in coda e, contrariamente alla mia regola, si può cercare di acchiappare un finestrino verso il fondo, dove si viaggia da soli o in due anziché in tre e soprattutto con un po’ di spazio sul fianco. Stare vicini all’uscita anteriore (si esce sempre dal lato sinistro degli aerei, per tradizione seguendo il lato da cui si monta e si smonta un cavallo) è comodo perché essere gli ultimi di un velivolo con 400 persone a bordo può voler dire passare una mezz’oretta prima di riuscire a uscire. In caso di coincidenze comincia ad essere tanto tempo.

Quando vale la pena cercare di prendere il posto? Per quelli di noi dotati di internet, il web check in permette di solito di sceglierlo. Io consiglio prima di fare un giro su SeatGuru e di studiare un po’ il velivolo, ma di ascoltare anche la voce della nostra esperienza. Le esigenze delle singole persone sono molto diverse, quindi inutile cercare il mitologico posto perfetto, perché non esiste. O se esiste, tanto l’hanno già preso. E capace che si lamentano pure perché non gli piace.

Ricordiamoci poi che, dopo il controllo di sicurezza, se abbiamo un posto molto sfigato, possiamo andare al gate d’imbarco con un po’ di anticipo (dieci-venti minuti prima dell’imbarco segnalato sul biglietto) e approcciare i terminalisti della compagnia aerea, chiedendogli cortesemente se è possibile un cambio di posto. In caso di dubbio, o perché magari la nostra richiesta è già stata assegnata (“Mi spiace ma non ho più finestrini disponibili, signor Dini” è la frase che mi hanno detto più spesso negli ultimi dieci anni), si può anche chiedere semplicemente un posto “comodo” cercando di spiegare cosa intendiamo noi per comodo: ci serve spazio per le gambe, per il busto, vogliamo essere vicini all’uscita, vogliamo un finestrino o un corridoio. Insomma, parlare aiuta sempre. E anche rilassarsi.

jjj

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