L’Italia ha completato il ritiro dei suoi soldati dall’Iraq, dopo 12 anni di missione

Un militare cammina lungo il perimetro della sede del Combined Joint Task Force-Operation Inherent Resolve a Baghdad, nel 2020 (ANSA)
Un militare cammina lungo il perimetro della sede del Combined Joint Task Force-Operation Inherent Resolve a Baghdad, nel 2020 (ANSA)

Martedì il ministro della Difesa Guido Crosetto ha comunicato che è terminato il ritiro dei soldati italiani dall’Iraq: i soldati, in buona parte già ritirati dal paese nei mesi scorsi, si trovavano lì nell’ambito della missione internazionale “Inherent Resolve”, avviata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico 12 anni fa, nel 2014. Il ritiro dei soldati italiani è dovuto alla fine dell’intera missione, previsto per mercoledì 30 settembre in base a un accordo del 2024 fra l’Iraq e l’amministrazione statunitense del presidente Joe Biden.

L’operazione Inherent Resolve era iniziata su richiesta del governo iracheno per addestrare le sue forze armate e contrastare con attacchi aerei l’ISIS, che in quel periodo si stava espandendo e stava conquistando mole parti dell’Iraq e della Siria.

Gli Stati Uniti avevano già avuto una lunga presenza militare in Iraq, fra il 2003 e il 2011: era iniziata con l’invasione del paese, basata sul falso pretesto che il regime del dittatore Saddam Hussein disponesse di armi di distruzione di massa. L’invasione diede inizio a una guerra disastrosa che provocò la morte di centinaia di migliaia di persone, e terminò con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011. Le forze armate italiane avevano avuto un contingente in Iraq tra il 2003 e il 2006, con funzioni di peacekeeping.