• Mercoledì 23 settembre 2026

In Russia c’è un seggio che è sfuggito alla repressione

Yabloko, l'unico partito contrario alla guerra, è riuscito a far eleggere un rappresentante nonostante il regime abbia provato a ostacolarlo in tutti i modi

Un elettore di fronte ai candidati per i seggi uninominali, a Mosca, 20 settembre 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)
Un elettore di fronte ai candidati per i seggi uninominali, a Mosca, 20 settembre 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)
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In Russia il partito di opposizione Yabloko è riuscito a ottenere un seggio nel parlamento regionale di Novgorod, una regione a sud-est di San Pietroburgo. Non è chiaro come abbia fatto: il regime ha fatto di tutto per ostacolare il partito, escludendolo dalle elezioni nazionali e impedendo la candidatura di vari esponenti a quelle regionali.

Le elezioni legislative in Russia si sono tenute dal 18 al 20 settembre e le ha vinte Russia Unita, il partito di Putin. Questo risultato non era mai stato in dubbio, dato che Putin elimina sistematicamente ogni vera opposizione e i risultati vengono regolarmente manipolati, a volte anche in modo un po’ goffo.

Le elezioni legislative funzionano così: a livello nazionale e in alcune regioni, inclusa Novgorod, i rappresentanti sono eletti con un doppio sistema, per metà uninominale (dove il candidato col maggior numero di voti vince il seggio) e per metà plurinominale (dove i seggi sono assegnati ai partiti in proporzione alla percentuale di voti ricevuti, con una soglia di sbarramento). Chiaramente per un partito più piccolo è più facile far eleggere i propri rappresentanti con il secondo sistema, che è stato anche quello più ostacolato.

Il leader di Yabloko Nikolai Rybakov mentre inserisce nell’urna una scheda con scritto: «Per la pace», 20 settembre 2026 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)

Yabloko, uno storico partito dell’opposizione in Russia e tuttora l’unico dichiaratamente contrario alla guerra in Ucraina, era stato eliminato da quasi tutte le schede: sia da quelle per il parlamento nazionale col sistema plurinominale, sia da quelle di tutte le 8 regioni in cui si era presentato eccetto una, Novgorod appunto. Sulle schede era rimasto anche un centinaio di candidati per i seggi uninominali, che però non sono stati eletti.

Non è del tutto chiaro perché alcuni candidati siano sfuggiti alla repressione del regime. Una decina di membri di Yabloko è attualmente in carcere e il risultato delle elezioni era talmente scontato che i candidati non si presentavano nemmeno ai dibattiti pre-elettorali che le televisioni devono trasmettere per legge.

Secondo alcune interpretazioni la macchina della repressione si è semplicemente mossa tardi e non è riuscita a far escludere tutti i candidati di Yabloko in tempo. Secondo altre le autorità potrebbero aver deciso di concedere la presenza di alcuni candidati dell’opposizione, consapevoli che sarebbero stati innocui e che, in ogni caso, avrebbero potuto manipolare i risultati in un secondo momento.

A Novgorod, Yabloko ha ottenuto circa il 6 per cento dei voti stando ai risultati ufficiali, che comunque vanno presi con cautela perché sono quelli comunicati dal regime. Il seggio ottenuto dovrebbe andare alla capolista di Yabloko, che era Anna Cherepanova, già rappresentante civica nell’omonima capitale della regione. Cherepanova però era stata esclusa dal voto dieci giorni prima delle elezioni con l’accusa di aver esposto «simboli estremisti», una di quelle usate più di frequente in modo pretestuoso. Non è ancora chiaro a chi sarà assegnato, ma dovrebbe andare a un altro candidato o candidata del partito.

Un elettore a San Pietroburgo, 20 settembre 2026 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)

Il risultato che Yabloko ha ottenuto a Novgorod è difficile da interpretare, perché non ci sono dati certi né sulle elezioni né sui sondaggi. Molti russi sono restii a dire apertamente quello che pensano, specialmente se sostengono un partito dell’opposizione, per ragioni storiche e culturali ma anche perché rischiano ripercussioni.

Tuttavia, secondo alcuni sondaggi indipendenti, prima delle elezioni Yabloko aveva un sostegno superiore al 24 per cento su scala nazionale, molto di più del 6 per cento certificato a Novgorod. Negli ultimi mesi questo sostegno era diventato sempre più evidente, anche pubblicamente.

Sui social si erano diffusi video di persone, anche di celebrità con un certo seguito in Russia, che usavano vari stratagemmi per esprimere il loro apprezzamento per “le mele”, sfidando la censura: yabloko in russo vuol dire mela. In alcuni di questi video ci sono ragazzini che cantano e ballano sulle note della canzone “Yabloko”, di Iowa e Yolka, oppure “Apple”, di Charli XCX; in altri mangiano mele davanti alla telecamera, in altri ancora mostrano il logo Apple sui loro dispositivi. Molti nei commenti esprimono il loro sostegno usando le emoji 🍏🍎.

Ci sono state forme di manifestazioni anche offline. Decine di russi sono andati davanti alla Corte Suprema nel giorno in cui è stata emessa la sentenza che ha escluso il partito dalle elezioni, sulla base di vaghe accuse di violazione della legge sul copyright e presunti finanziamenti esteri. Molti erano stati arrestati. «La società russa vuole libertà e pace più di quanto pensino le autorità», aveva detto Grigory Yavlinsky, uno dei fondatori del partito.

Secondo la maggior parte degli analisti è proprio per questa ragione che, con l’avvicinarsi delle elezioni, il regime ha accelerato gli sforzi per eliminare dalle liste elettorali i candidati di Yabloko: ha iniziato a percepire il partito come una minaccia più concreta, pensando che potesse attirare molti voti di protesta da parte dei russi stanchi della guerra.

Nell’ultimo anno le conseguenze della guerra si sono sentite anche in Russia. I frequenti attacchi ucraini con droni hanno causato mancanza di carburante e code alle pompe di benzina; i prezzi aumentano e l’economia, che gira intorno alla guerra e poco altro, va sempre peggio. Secondo alcuni sondaggi tra il 20 e il 35 per cento dei russi oggi vorrebbe un cessate il fuoco, ma non trova rappresentanti tra i partiti vicini al regime.

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