In Perù 5 uomini sono stati condannati a 28 anni per aver ucciso 4 leader indigeni che si opponevano alla deforestazione

Case degli indigeni lungo il fiume Putaya, nel dipartimento di Ucayali, in Perù, 16 marzo 2015 (AP Photo/Martin Mejia)
Case degli indigeni lungo il fiume Putaya, nel dipartimento di Ucayali, in Perù, 16 marzo 2015 (AP Photo/Martin Mejia)

Giovedì 11 aprile un tribunale peruviano ha condannato cinque uomini a quasi trent’anni di carcere per l’assassinio di quattro leader indigeni che lottavano contro la deforestazione illegale nella zona di Saweto, al confine tra Perù e Brasile. Edwin Chota, Jorge Rios, Leoncio Quintisima e Francisco Pinedo furono assassinati davanti ai membri della loro comunità il primo settembre del 2014 causando proteste in tutto il paese contro il governo per la poca attenzione alle richieste di protezione e difesa delle foreste.

Il processo contro i cinque imputati, dei taglialegna, era iniziato nel novembre del 2023. Contro di loro (i fratelli Josimar e Segundo Atachi, Jose Carlos Estrada, Hugo Soria e Eurico Mapes) l’accusa aveva chiesto 35 anni di carcere, ma la giudice Karina Bedoya Maque del tribunale penale di Ucayali li ha condannati a 28 anni e tre mesi. Nel febbraio del 2023 i cinque erano già stati condannati a ventotto anni di carcere, ma qualche mese dopo la sentenza era stata annullata in appello ed era stato ordinato un nuovo processo a causa di alcune «irregolarità» nella deposizione di un testimone.

Le comunità indigena della regione di Ucayali, nel nord-est del Perù, e le famiglie dei quattro attivisti morti hanno commentato positivamente la sentenza sperando che possa diventare un precedente per la protezione dei leader indigeni e degli ambientalisti. Secondo l’ONG Global Witness, che tra le altre cose lavora contro lo sfruttamento delle risorse naturali, dal 2012 in Perù sono stati uccisi almeno 54 militanti ambientalisti, più della metà dei quali appartenevano a gruppi indigeni.