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Guida all’uso di “daje”

L'espressione romanesca usata da Mourinho ha mandato in crisi uno studio televisivo inglese, ma c'è confusione anche in Italia

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La notizia dell’arrivo di José Mourinho come prossimo allenatore della Roma non ha occupato soltanto il dibattito calcistico italiano, ma è stata tra le più discusse di martedì anche tra i commentatori sportivi stranieri, vista la fama dell’interessato, tra i più carismatici e vincenti personaggi del calcio degli ultimi vent’anni. L’emittente britannica Sky Sports News, nel riportare la notizia, è andata in difficoltà sulla traduzione (e sulla pronuncia) di una delle più famose espressioni romanesche, “Daje Roma!”, usata da Mourinho nel suo primo comunicato. Espressione che, in quel contesto, significa più o meno “Forza Roma”. Il video che mostra la perplessità della giornalista Vicky Gomersall è circolato molto su Twitter e ha provocato un certo divertimento in Italia.

Anche se all’estero “daje” può generare confusione, in Italia è un’espressione che si è diffusa ormai anche tra i non romani: per dire quello che in italiano si potrebbe tradurre con “forza” o “alé” (che deriva dal francese allez, andate), per incitare, incoraggiare, per invitare a fare qualcosa o a reagire con grinta, ma anche per esprimere entusiasmo e assenso per una proposta ricevuta (“Allora andiamo al mare?” “Daje”). A Roma, i contesti in cui viene usato sono comunque tanti, a volte al limite dell’intercalare.

Daje non ha un’origine precisa, perché è semplicemente una forma dialettale romanesca derivata dall’imperativo del verbo “dare”, ma viene usata anche fuori dal Grande Raccordo Anulare principalmente per due motivi: da una parte per la sua efficacia e immediatezza, e dall’altra perché il modo di parlare romanesco è da sempre uno dei più rappresentati nel cinema e nella televisione, cosa che ha contribuito largamente alla sua diffusione.

Il linguista Paolo D’Achille spiega che «dàje è formato dal verbo dare (a Roma troncato in ) e dal pronome je, che nel romanesco sta per ‘gli’, ‘le’: vale, quindi, dargli, darle, darci; può essere sia la forma dell’infinito, sia dell’imperativo».

L’espressione usata da Mourinho è la forma imperativa ed esprime incitamento, incoraggiamento, ma non è l’unica accezione di daje. Le altre possono esprimere impazienza – “Daje n’po’, sbrigate” – o qualcosa che assomiglia a disappunto, per dire che una cosa ha stancato. In questo caso l’intonazione che si utilizza è diversa, simile a quella di “aridaje”, un’altra espressione che sta sempre a esprimere stizza, ma per qualcosa di fastidioso che continua a ripresentarsi. La differenza tra “aridaje” e la tradizionale accezione di “daje”, quella che esprime incitamento, non è spesso chiara ai non romani, come ha dimostrato di recente Beppe Grillo usandola per incoraggiare la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Secondo il Vocabolario del romanesco contemporaneo, di cui D’Achille sta preparando una nuova versione aggiornata insieme al collega Claudio Giovanardi, queste accezioni sono documentate dai tempi di Giuseppe Gioacchino Belli, uno dei più noti e importanti autori di componimenti in romanesco che visse nella prima metà dell’Ottocento. Più di recente, poi, se ne è diffusa un’altra, quella usata in certi casi in risposta a una richiesta, al posto di “certamente”, oppure di “ok”.

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