Principianti si diventa

Sei domande a Ester Armanino e Gianni Biondillo, gli scrittori che insegnano al corso "Scrivere di sabato" della Scuola Belleville

Il 13 febbraio comincerà il corso Scrivere di sabato della Scuola Belleville di Milano: saranno 10 lezioni in diretta streaming dedicate ai fondamenti della narrativa, che porteranno gli studenti a lavorare anche alla scrittura di brevi racconti da leggere e commentare con la classe. Le lezioni saranno ogni sabato dalle 14.30 alle 17.30 e gli insegnanti saranno Ester Armanino e Gianni Biondillo, che qui rispondono a sei domande sul loro lavoro di scrittori. Altre informazioni su Scrivere di sabato si possono trovare sul sito di Belleville.

Quando hai cominciato a scrivere? E quali autori ti hanno ispirato di più?

Ester Armanino: Non saprei dire esattamente quando, ma era bello. Non avevo nessun tipo di aspettativa, autori come Sofocle, William Burroughs e Marguerite Yourcenar mi emozionavano, li fotocopiavo e poi restituivo i libri alla biblioteca un attimo prima che mi sospendessero il prestito. Scrivevo imitando gli altri, con risultati terribili, ma sentivo che era giusto per me continuare a farlo. Ho dovuto leggere tantissimo e fare tutt’altro prima di scrivere sul serio.

Gianni Biondillo: Quando ho imparato a scrivere il mio nome, all’asilo, cercando di copiare lo scarabocchio che la maestra aveva apposto sul mio disegno. Da quel giorno non mi sono più fermato. Non so dire chi mi ha “ispirato”, così come non so dirti qual è la mia canzone del cuore o il mio colore preferito, so che strada facendo molti incontri, molte letture, sono stati importanti. Magari incontrati in altri momenti non mi avrebbero segnato con la stessa intensità: Alan Moore e Art Spiegelman mi hanno spiegato la maturità che ogni forma narrativa può raggiungere, Raymond Chandler che i generi non esistono, Pier Paolo Pasolini che la letteratura non è solo un rito borghese, Carlo Emilio Gadda che le parole, tutte, hanno un peso, Marcel Proust che il tempo è l’essenza della letteratura così come della vita.

Qual è il primo consiglio che dai a chi si accosta alla scrittura, per così dire, da principiante?

Ester Armanino: Fare tesoro di due qualità fondamentali: umiltà e fiducia. Conservare questo atteggiamento anche dopo il primo libro pubblicato o come approccio al terzo, al decimo, non è affatto scontato. È l’atteggiamento che serve a sopportare la frustrazione che provano tutti, principianti e non. Mi verrebbe da dire che principianti non si nasce, si diventa.

Gianni Biondillo: Se lo fai per la fama, se lo fai per il successo, se lo fai per i soldi, lascia perdere, sono solo umiliazioni. Se lo fai perché hai un mostro che ti rugge dentro, sappi che ce l’hanno tutti quel mostro nella pancia. Se lo fai per la gloria imperitura prendi coscienza che tutti verremo dimenticati, persino Dante e Omero. Se lo fai perché pensi sia divertente ti anticipo che è un’agonia continua, una vera sofferenza. Se nonostante tutto lo vuoi ancora fare, allora fallo.

E la trappola più insidiosa da cui raccomandi di guardarsi?

Ester Armanino: Un personaggio di Tove Jansson pensava che i fogli scritti andassero capovolti di notte, perché le parole non fuggissero via: questo inconveniente va considerato, perché il testo è cosa viva. Quando ci affezioniamo a quella frase che ci è venuta proprio bene e, piuttosto che rinunciarci, la vorremmo scolpire a memoria perpetua della nostra bravura, ecco, quella frase non è niente di vivo, è una lapide. La trappola da cui guardarsi quando si scrive è questa: evitare di custodire un cimitero.

Gianni Biondillo: Non si scala il Monte Bianco se prima non si sono conosciuti paesaggi più abbordabili: un buon escursionista sa che anche un fiume, una collina, anche un boschetto, possono essere luoghi piacevoli. Se invece sei convinto che ogni cosa che scrivi sia magnifica, una vetta irraggiungibile, tetragona e inviolabile, se continui narcisisticamente a scrivere come fossi un giocoliere, alla fine sembri quello che mentre pedala urla: “Guarda, mamma, senza mani!”. Puerile. E pronto a rovinose cadute.

Ci sono scrittori che, prima di mettersi a scrivere, devono conoscere la storia dall’inizio alla fine; altri – come Stephen King – preferiscono mettere i loro personaggi nei guai e osservarli mentre cercano di uscirne. In quale delle due categorie ti ritrovi?

Ester Armanino: Preferisco sentirmi libera. Da scalette, trame avvincenti, personaggi che devono evolvere, eroi che hanno un viaggio da compiere. Non m’interessa andare da A a C passando per B, se non come esercizio. Preferisco lasciarmi sorprendere dall’imprevisto.

Gianni Biondillo: Scrivere per me è una navigazione per mari imperscrutabili. Ho la barca, ho la bussola, so più o meno dove vorrei andare, ma quel che succede al largo è ogni volta misterioso. Ed è l’unica ragione per cui lo faccio: il viaggio, non la meta.

Che rapporto hai con il tuo editor?

Ester Armanino: Di riconoscenza. Ogni confronto con lei mi permette di crescere. Mi sento compresa e mai giudicata; so che i suoi interventi, sempre suggeriti e mai imposti, mi consentono di «sentire» e «vedere» ciò che non funziona, accrescendo così la mia percezione della scrittura e consentendo alla mia personalità di manifestarsi.

Gianni Biondillo: Innanzitutto d’amicizia e di rispetto. Laura Bosio è una donna colta e dolcissima. Ma soprattutto paziente ed educata. Mia moglie è, come è ovvio, la mia prima lettrice, ma Laura è la prima lettrice “professionista” che riceve il mio scartafaccio. E ogni volta mi sento nudo, fragile, bisognoso di rassicurazioni. Che lei, pazientissima, mi dà.

La scrittura è talento e sensibilità, ma anche consapevolezza, artigianato, mestiere. C’è un “trucco”, per piccolo che sia, che hai imparato attraverso l’esercizio e che puoi condividere qui?

Ester Armanino: Non avere fretta. Le cose non devono (e non possono) accadere tutte in una volta, per questo esiste il tempo. Quindi, il trucco è darsi tempo. Se un giorno non ho niente da scrivere, semplicemente non scrivo. Questo non significa perdere tempo, ma prendersi il tempo addirittura per non scrivere.

Gianni Biondillo: Scrivere è un lavoro non è un hobby. Scrivere è un lavoro non è un hobby. Scrivere è un lavoro non è un hobby. Scrivere è un lavoro non è un hobby. Scrivere è un lavoro non è un hobby.

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Ester Armanino (1982) è nata e vive a Genova. Il suo pluripremiato romanzo d’esordio è Storia naturale di una famiglia (Einaudi 2011). È fra gli autori dell’antologia benefica Undici per la Liguria (Einaudi 2015). Nel 2016 è uscito L’arca (Einaudi). Il suo ultimo libro è Una balena va in montagna (con Nicola Magrin, Salani 2019).

 

Gianni Biondillo (1966) è nato e vive a Milano. Per Guanda ha pubblicato la serie di romanzi dedicata all’ispettore Ferraro che include, tra gli altri, Per cosa si uccide (2004), Con la morte nel cuore (2005), I materiali del killer (2011), Nelle mani di Dio (2014), Il sapore del sangue (2018). Sempre per Guanda sono usciti Metropoli per principianti (2008), Nel nome del padre (2009), Strane storie (2012), Il mio amico Asdrubale (2013), L’Africa non esiste (2014), Come sugli alberi le foglie (2016) e Pit, il bambino senza qualità (2017).