Una canzone dei Pavlov’s Dog

Serve un po' anche a quello, questa newsletter, a scoprire che non si era soli al mondo

Stefan Brending
Stefan Brending

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Mercoledì prossimo c’è su Instagram un concerto dei Weather Station di cui parlavamo ieri e il cui disco nuovo promette bene.
C’è un documentario sulla triste e complicata storia di Britney Spears.
Oggi sono finito su questo video del backstage del Live Aid.

Standing Here With You (Megan’s Song)
Io non so sinceramente perché stiate qui, in tanti, o perché vi siate comprati Playlist. Non so suonare niente, il mio leggere la musica arriva a contare le righe sul pentagramma col dito per decidere se è un Do o un La, tutte le volte che voglio capire cos’è una “cassa in quattro” chiedo a Matteo Bordone, non ho mai scritto (quasi mai) su una rivista musicale e sono scarso sui Led Zeppelin e sull’indie italiano cosiddetto.

E certo, così suona un orrendo fishing for compliments, ok. Lo so perché siete qui, infatti: perché a tutti quanti ci piace condividere le cose delle canzoni senza gran tecnicismi o con qualcuno che ci ha solo pensato su o ne ha letto delle cose. Perché il deejay è una delle figure più preziose della storia del progresso civile ed emotivo dei popoli, e quello che fa il deejay è informarsi e studiare e mostrare cosa ha imparato. Io studio, anche se sono scarso: il ragazzo non ha gran talenti ma si applica. E studio perché mi piace. A scrivere Playlist mi sono divertito molto perché mica sapevo tutte quelle tremila canzoni, prima: diciamo duemila. Sulle altre ho studiato, letto, le ho ascoltate un sacco.

Per esempio non sapevo quasi niente dei Pavlov’s Dog. Li metto in relazione con la mia amica Cristiana, a Pisa, ma va’ a sapere: dovrei chiederle*.
Nacquero nel 1972 a St. Louis, che non è un posto famoso per le band (a differenza di Portland, Oregon, che compare spesso in questa newsletter): però Chuck Berry era di St.Louis. Queste divagazioni potrebbero tradire il fatto che io continui a non sapere tantissimo dei Pavlov’s Dog, e in effetti ho questi due dischi che mi piacciono molto, progressive americano, e so che durarono poco (salvo poi ricostituirsi senza gran costrutto anni dopo) per poco successo e dissensi relativi. Ora sono quasi tutti morti.
Standing here with you era nel loro secondo disco, bella assai: per la prossima volta arrivo più preparato.
Ah, no, so anche quella cosa del cane di Pavlov.

Well I lost all I was
And it’s more than I’ve tried to be
This living here with you
And there’s no one here besides me
And it don’t come easy
And it don’t come too hard
But I always wind up
Always standing here with you

*ho chiesto, era lei: “Io sola al mondo!”. Serve un po’ anche a quello, questa newsletter, a scoprire che non si era soli al mondo.


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