Le regole del giallo, secondo la Scuola Belleville

Il 25 novembre inizia un laboratorio di 12 incontri in streaming organizzato dalla scuola di scrittura di Milano con tre grandi ospiti: Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Patrizia Rinaldi

Dal 25 novembre 2020 al 3 marzo 2021 la Scuola di scrittura Belleville di Milano propone il laboratorio online Le regole del giallo che sarà tenuto da Luca Briasco, agente letterario, traduttore ed editor di narrativa straniera per minimum fax. Il laboratorio ripercorrerà la storia del genere crime raccontandone l’evoluzione in tutto il mondo per soffermarsi progressivamente sull’Italia, distinguendo tre filoni: poliziesco, noir, thriller. Con la partecipazione di tre dei più importanti giallisti italiani – Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Patrizia Rinaldi – si entrerà nell’officina dello scrittore per esaminare il lavoro di ricerca, la costruzione dell’intreccio e dei personaggi, il perfezionamento del proprio stile di scrittura. I partecipanti saranno invitati a scrivere un racconto o i primi capitoli di un romanzo, e saranno seguiti in questo processo direttamente dal docente.

Belleville ha intervistato Luca Briasco in occasione della presentazione del laboratorio che si terrà in diretta streaming mercoledì 11 novembre alle 18.30.

La forza di molti gialli italiani sta non solo nelle trame, ma nella caratterizzazione dei protagonisti: Salvo Montalbano, Alice Allevi, Rocco Schiavone… Come si crea un buon poliziotto/investigatore seriale?
Esistono vari modi per creare una figura credibile di investigatore. Serve prima di tutto un lavoro importante sul personaggio, che in tutti i casi citati ha un vissuto personale, una rete di amicizie e rapporti, una vita sentimentale: tutti elementi che destano interesse e sono suscettibili di sviluppi da un libro all’altro. Serve poi un contesto professionale di riferimento, ossia un gruppo di personaggi in posizione di “adiuvanti”; mi riferisco a personaggi come Mimì Augello per Montalbano o come il brigadiere Majone per Ricciardi (nella serie di Maurizio De Giovanni), che in fondo sono incarnazioni modernizzate di figure “storiche” del giallo come Watson per Sherlock Holmes o come Archie Goodwin per Nero Wolfe. Infine, è necessaria una conoscenza – non necessariamente diretta – delle procedure investigative, quindi un lavoro di documentazione.

Quanto conta per un autore di gialli la ricerca di uno stile personale?
Conta, a condizione che non si confonda lo stile personale con un’idea di “bella scrittura”. I punti fondamentali dello “stile” nella narrazione di genere sono a mio personalissimo parere due:

  1. Massima credibilità nei dialoghi. I personaggi devono usare un linguaggio consono alla loro formazione e al loro ruolo. Come ha dichiarato in più occasioni Massimo Carlotto, non si può pretendere che un delinquente si esprima in italiano forbito o articoli pensieri complessi.
  2. Una certa “secchezza fertile” nelle descrizioni e nell’azione. Un ritmo interno che non abbia cedimenti. Il crime, in tutte le sue forme, non è un genere che si presti particolarmente alle digressioni.

Al tuo laboratorio parteciperanno tre grandi autori di letteratura di genere. Che temi affronterai con ciascuno di loro e perché?
Ho scelto i tre autori, che sono anche tre amici, perché illustrino tre distinte varianti di crime, fornendo la loro esperienza personale e raccontando il loro metodo di lavoro. Con Massimo Carlotto parlerò del noir e del suo possibile superamento, già sperimentato nel suo ultimo, bellissimo romanzo La signora del martedì; con Giancarlo De Cataldo ragionerò sul genere e sul crime come opportunità per rileggere la storia italiana, dal Risorgimento de I traditori agli anni Settanta di Romanzo criminale; con Patrizia Rinaldi parlerò di come si costruisce una serie poliziesca e del personaggio di Blanca, l’ispettrice ipovedente che diverrà tra pochi mesi protagonista di una serie televisiva.