(Caviro)

Come si fa l’economia circolare col vino

Il Gruppo Caviro, produttore del Tavernello, ha trovato il modo di utilizzare circa il 99 per cento delle materie prime della filiera vitivinicola

(Caviro)

Nell’immaginario comune i prodotti più ecosostenibili sono quelli fatti da piccole aziende e venduti in piccoli negozi, a prezzi mediamente alti. Ma esempi di economia sostenibile si trovano anche tra le realtà più note della grande distribuzione: ad esempio, nel settore del vino, Caviro, la più grande cooperativa vinicola italiana, nonché il produttore del vino italiano più venduto al mondo, il Tavernello.

L’impegno di Caviro verso uno sviluppo sostenibile contraddistingue da sempre la sua attività e l’ha reso un punto di riferimento nel settore. Negli ultimi 10 anni ha investito oltre 100 milioni di euro in progetti di sviluppo per un modello di produzione sostenibile, e per questo, oltre a ricevere numerosi premi, è anche stato citato da un rapporto dell’OCSE del 2017 come esempio virtuoso di economia circolare. Ha infatti costruito un modello industriale capace di riutilizzare tutti i sottoprodotti della filiera vitivinicola e far sì che nemmeno ciò che tradizionalmente si butta via venga sprecato.

Caviro, in breve
Il Gruppo Caviro lavora con circa un decimo di tutta l’uva da vino che viene prodotta in Italia: ogni anno 615mila tonnellate che provengono da 36mila ettari di vigne. Caviro è il primo produttore di vino in Italia per volumi ed esporta moltissimi tipi di vini in oltre 70 paesi, tra cui, in particolare, Germania, Giappone e Russia: solo nello stabilimento di Forlì si producono 1,2 milioni di confezioni al giorno.

Caviro esiste dal 1966 e ha sede a Faenza, in Emilia-Romagna. Come moltissime aziende della zona è una cooperativa: è formata da 29 soci, di cui 27 cantine, e rappresenta più di 12mila viticoltori. Fin dalla sua fondazione quindi ha scelto un modello produttivo sostenibile a livello sociale, oltre che economico, con particolare attenzione all’aspetto della sostenibilità ambientale. «La sostenibilità per Caviro non è esclusivamente una vocazione data dalla sua configurazione (quella del modello cooperativo ndr)», ha spiegato Caviro al Post: «ma è un obiettivo coltivato in modo concreto e lungimirante, che aggiunge valore a ogni tassello dell’attività del gruppo con lo sviluppo di progetti e processi sempre innovativi e al passo coi tempi».

Il modello di economia circolare di Caviro
Quando si parla di economia circolare si intende un modello economico che cerca di eliminare il concetto di scarto: ogni materiale che entra nella catena produttiva viene considerato una risorsa finché non si esaurisce, ed è utilizzato per creare nuove risorse da rimettere in circolo nell’economia. Nel caso del settore vitivinicolo quindi si tratta di utilizzare come materia prima anche le vinacce, cioè ciò che rimane degli acini d’uva quando vengono spremuti per ottenerne la polpa, le fecce di vino, cioè i sedimenti che si depositano sulle pareti e sul fondo delle botti dopo la fermentazione, ma anche ciò che si ottiene potando le viti, ad esempio.

Questi materiali, normalmente considerati scarti, possono essere usati in diversi modi per ottenere prodotti di vario genere: diversi tipi di alcol usati nell’industria alimentare, farmaceutica e agricola, l’acido tartarico, una sostanza molto usata nell’ambito della cosmesi, ma anche l’enocianina (un additivo alimentare) e il mosto concentrato rettificato, che viene usato per l’arricchimento di alcuni vini. Solo per fare un esempio, con questo modello, Caviro Extra, una delle società del Gruppo Caviro, è diventato il secondo produttore di alcol in Italia e il terzo produttore di acido tartarico naturale al mondo. Con l’alcol di origine agricola prodotto da Caviro Extra, il gruppo ha recentemente prodotto un liquido detergente e igienizzante per le mani per dare un contributo concreto durante l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus (SARS-CoV-2).

Ovviamente si ottengono degli scarti anche producendo queste sostanze, ma il modello di economia circolare di Caviro permette di utilizzarli a loro volta, chiudendo il ciclo: gli scarti vegetali della seconda fase produttiva sono impiegati per ottenere terriccio, fertilizzanti, biometano (cioè metano derivato al cento per cento da scarti agroalimentari, non di origine fossile), ed energia che permette a Caviro di essere autosufficiente e immettere energia verde sul mercato. In questo modo, il Gruppo Caviro riesce a recuperare circa il 99 per cento dei suoi materiali di scarto.

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La sostenibilità secondo Caviro
Oltre a progettare soluzioni che rendano la filiera produttiva sempre più sostenibile, Caviro è impegnato nell’obiettivo di sensibilizzare le coscienze sulla responsabilità sociale e di creare cultura sul tema della sostenibilità, uno dei più impellenti in questo momento storico. Per questo, il Gruppo Caviro ha deciso di fare propri sette dei diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030 concordati dai paesi dell’ONU nel 2015 e rivolti a tutti i paesi, per contribuire a metterli in pratica e portare altre persone e società a farlo.

Caviro riconosce infatti lo stretto legame che c’è tra la tutela del benessere e della salute delle persone, con un approccio inclusivo e non discriminante, e uno sviluppo economico sostenibile e orientato alla crescita, all’efficienza nell’utilizzo delle risorse, all’occupazione. Tutti questi valori sono poi strettamente collegati alla lotta al cambiamento climatico, uno dei temi più urgenti e attuali per le istituzioni internazionali.

Per il suo impegno su tutti questi fronti, Caviro ha recentemente ottenuto lo standard Equalitas, cioè la certificazione di sostenibilità che viene assegnata da Valoritalia, una delle maggiori società in Italia che si occupa di certificazione nel campo vitivinicolo. Lo standard Equalitas valuta e premia le imprese che dimostrano di applicare “buone prassi” in materia di sostenibilità ambientale e socio-economica, e un’adesione concreta ad alcune questioni etiche come il rispetto delle pari opportunità e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.

Nel 2018 poi Caviro ha ricevuto la certificazione SA8000, rilasciata dalla Council of Economical Priorities Accreditation Agency (CEPAA) alle aziende che rispettano gli standard di gestione aziendale per quanto riguarda la cosiddetta “responsabilità sociale d’impresa”, ovvero la capacità di un’impresa di incidere positivamente sul territorio e nella comunità di riferimento da un punto di vista sociale e culturale. Quest’anno infine, l’Istituto tedesco qualità e finanza (ITQF) ha nominato il Gruppo Caviro tra i migliori datori di lavoro in Italia, inserendolo nella classifica Top Job e assegnandogli il quinto posto nella categoria “Bevande”.