Una canzone di Sufjan Stevens

Che comincia che non si sa da dove cominciare

(Scott Wintrow/Getty Images)
(Scott Wintrow/Getty Images)

C’è un’altra canzone nuova di Matt Berninger dei National dal suo disco che esce a ottobre.
È uscito il disco di Jarvis Cocker dei Pulp, che a questo giro presenta la sua band come “Jarv is” ma torna spesso nei pressi di Leonard Cohen. Su Spotify.

Death with dignity
Spirit of my silence I can hear you, but I’m afraid to be near you
And I don’t know where to begin
And I don’t know where to begin

Non so da dove cominciare, con Sufjan Stevens: ad alcuni di noi che ci si sono imbattuti dall’inizio sembra di diventare noiosi. Alla gran parte di voi sarà probabilmente ancora sconosciuto. Diciamo che è stato considerato il più inventivo e originale cantautore dell’inizio del millennio, con un suo culto che è andato crescendo ma non è mai diventato grande popolarità mainstream, malgrado il momento di massima notorietà con le canzoni – una fu candidata all’Oscar – che mise dentro quel film di Guadagnino (quello che io mi sono annoiato tantissimo ma a quanto pare solo io). È del Michigan e ha 45 anni, ora.
Comunque, dopo che si era già fatto notare negli anni precedenti, le sue cose che fecero rimanere molti di più a bocca aperta nel 2005 – per la circense aggregazione di cori, archi, campanelli, fiati e angioletti in composizioni assai elaborate – furono questa o questa.

Da allora ne ha fatte molte, spesso con l’elettronica (questa bellissima ve l’avevo messa lì qualche settimana fa), e il suo ultimo disco è del 2015 (ne è annunciato uno nuovo per settembre): si chiamava Carrie & Lowell, come sua madre il suo patrigno. Lei lo aveva abbandonato quando era piccolissimo, aveva avuto mille casini psichiatrici e di dipendenze, ed era morta nel 2012. Con lui invece Sufjan Stevens fondò la sua casa discografica e ha fatto un disco questa primavera.

Carrie & Lowell fu molto celebrato in mezzo mondo: a differenza di altri, è più omogeneo e continuo nelle canzoni e nei suoni, senza avvicinarsi mai a essere noioso. Comincia con Death with dignity, e questa volta è quasi solo una chitarra – una specie – e la sua voce, e un po’ di pianoforte.
Il titolo è un’espressione legata all’eutanasia e a una legge che la regola in alcuni stati americani.
I forgive you mother I can hear you, and I long to be near you
But every road leads to an end
Yes every road leads to an end
Your apparition passes through me, in the willows and five red hens
You’ll never see us again
You’ll never see us again

Death with dignity su Spotify
Death with dignity su Apple Music
Death with dignity su YouTube