Valentino, primavera/estate 2020, Parigi, 29 settembre 2019 (Pascal Le Segretain/Getty Images)
  • Moda
  • lunedì 30 Settembre 2019

L’apprezzatissima sfilata di Valentino a Parigi

Disegnata dal direttore creativo Pierpaolo Piccioli, che negli ultimi anni sembra non sbagliarne una

Valentino, primavera/estate 2020, Parigi, 29 settembre 2019 (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Valentino ha presentato la sua collezione per la primavera/estate 2020 domenica, durante la Settimana della moda di Parigi, e anche questa volta il lavoro del direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha ottenuto l’ammirazione della critica. Piccioli – che ha preso il posto del fondatore Valentino Garavani prima insieme a Maria Grazia Chiuri, ora a Dior, poi da solo dal luglio 2016 – ha infilato un successo dopo l’altro, disegnando collezioni sempre diverse e originali, caratterizzate da eleganza, freschezza e una raffinatezza sartoriale che si avvicina alla haute couture, l’alta moda. È anche la cifra di questa collezione, che si è aperta con la rivisitazione di un capo e di un tessuto semplicissimi, la camicia bianca di cotone, che viene reinventata in abiti dai tagli eleganti, pieni di pieghe, applicazioni di piume, arricciamenti: «Volevo lavorare su qualcosa di universale, tornare all’origine della forma e del volume – ha spiegato Piccioli – Così ho lavorato sull’idea della camicia bianca, ma con una sensibilità da alta moda».

Il bianco è stato l’unico colore indossato dalle prime venti modelle, spezzato soltanto dall’oro degli orecchini – enormi e spesso portati solo all’orecchio destro – dei bracciali, dei ciondoli ai sandali e del trucco brillante sulle palpebre.

Gli altri vestiti si dividono tra tinte unite accese – il verde brillante o acido mentre il classico rosso-Valentino diventa un rosso-corallo – e fantasie floreali ispirate all’arte del pittore francese Henri Rousseau, con foglie e fiori rigogliosi che dal fondo degli orli risalgono sui corpi delle modelle e scimmiette che si attorcigliano sui torsi. Secondo Sarah Mower di Vogue è stata una sfilata «piena di gioia, toccata da molti momenti di grazia e che ha alleggerito i cuori. Ormai è una tradizione che Piccioli riceva una standing ovation alla fine delle sue sfilate: è accaduto anche questa volta e le donne che attorno a lui lo applaudivano lo facevano sinceramente». Vanessa Friedman del New York Times ha descritto la collezione come una «boccata d’aria fresca»: gli abiti «erano adorabili ma la cosa che catturava l’attenzione era il cotone: il modo in cui Piccioli ha esplorato le possibilità dell’ordinario servendosi degli strumenti dell’élite. Piccioli non è uno che predica troppo e quando lo fa, lo fa con delicatezza. Il risultato sembra un antidoto ai brutti sogni ma ti resta davvero impresso».