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  • lunedì 22 aprile 2019

La lettera al Parlamento europeo con cui il Brunei difende la pena di morte per lapidazione

«Rendere l’adulterio e la sodomia un reato serve a salvaguardare la sacralità della discendenza familiare»

Il sultano del Brunei Hassanal Bolkiah, a destra, di fianco al primo ministro cinese Li Keqiang e al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles (AP Photo/Francisco Seco)

Il regime del Brunei, piccolo sultanato sull’isola del Borneo, ha inviato una lettera al Parlamento europeo per difendere l’introduzione della pena di morte per lapidazione per i reati di adulterio e sesso omosessuale, come previsto dalla sharia, la legge islamica. Nella lettera, lunga quattro pagine, si chiede all’Unione Europea «tolleranza, rispetto, comprensione» riguardo al desiderio del Brunei di preservare i suoi valori tradizionali e la «discendenza familiare», e si assicura che la pena di morte verrà inflitta solo nei casi in cui ci saranno non meno di due uomini con alti standard di moralità e pietà come testimoni del reato.

In uno dei passaggi centrali della lettera, si legge:

«Rendere l’adulterio e la sodomia un reato serve a salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio per i musulmani, e specialmente per le donne»

La lettera, scrive il Guardian, era stata mandata prima che il Parlamento Europeo votasse una risoluzione di condanna contro il nuovo codice penale del Brunei, entrato in vigore il 3 aprile scorso. Tra le altre cose, il Parlamento aveva chiesto all’Unione Europea di considerare l’imposizione di alcune sanzioni mirate contro personalità del regime del Brunei, tra cui il congelamento di beni, la limitazione della libertà di movimento e l’inserimento nella “lista nera” di nove hotel di proprietà della Brunei Investment Agency, come il Dorchester di Londra.

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