A.J. Finn ha detto un sacco di bugie

L'autore del best-seller "La donna alla finestra" ha mentito per anni dicendo di avere un cancro al cervello e un fratello suicida, ha scoperto il New Yorker

Dan Mallory, uno scrittore statunitense il cui primo romanzo – uscito nel 2018 negli Stati Uniti e in molti altri paesi del mondo tra cui l’Italia – era stato tra i più apprezzati e discussi dell’anno, ha ammesso di aver mentito per anni sulla sua vita e soprattutto sulla sua salute, inventandosi di aver avuto diverse malattie tra cui un tumore al cervello. Mallory, che aveva scritto il suo romanzo La donna alla finestra (pubblicato in Italia da Mondadori) con lo pseudonimo di A.J. Finn, ha ammesso di aver mentito dopo la pubblicazione di un lungo articolo sull’ultimo numero del New Yorker, che ne aveva raccontato la sorprendente storia di bugie e manipolazioni durata anni.

La donna alla finestra è un thriller: racconta di una donna che rimane chiusa nella sua casa di New York con il terrore di uscire, la cui vita prende una piega violenta e inaspettata. Quando il libro uscì, fu paragonato ad altri romanzi con una trama e un’atmosfera simile che hanno avuto un grande successo negli ultimi anni, come L’amore bugiardo La ragazza del treno. Anche di La donna alla finestra sarà fatto un film, con Amy Adams e Gary Oldman. Il romanzo, l’esordio di Mallory, era arrivato in cima alla classifica dei best-seller del New York Times, ed era stato molto commentato negli Stati Uniti anche per la fama di Mallory, un editor che nel decennio precedente aveva lavorato in alcune prestigiose case editrici di New York e Londra. L’accordo di pubblicazione del libro negli Stati Uniti prevedeva un anticipo di due milioni di dollari per due romanzi; su una fascetta del libro comparve anche un commento di Stephen King che ne parlava come «uno di quei rari romanzi che non si riesce a smettere di leggere».

Ma la fama di Mallory tra gli addetti ai lavori non era buona. Ian Parker, che ha scritto l’articolo sul New Yorker, ha raccontato che quando ha chiamato un editor di una casa editrice di New York per chiedere di Mallory, lui gli ha risposto ridendo: «Oddio, sapevo che avrei ricevuto questa telefonata. Non sapevo se saresti stato tu o l’FBI».

Parker racconta che, promuovendo il suo romanzo, Mallory aveva raccontato con tono emozionato e sincero di aver sofferto a lungo di depressione e di essersi sottoposto a una terapia elettroconvulsiva, cioè all’elettroshock. Mallory raccontò spesso che gli era stato diagnosticato un disturbo bipolare di tipo II, e colleghi e conoscenti hanno raccontato a Parker che le sue testimonianze raccoglievano sempre grande empatia. Nella lettera che ha scritto per scusarsi delle bugie raccontate, Mallory ha confermato di avere questo disturbo, a cui ha attribuito i comportamenti raccontati nel pezzo del New Yorker.

Le bugie di Mallory cominciarono quando ancora studiava. Nella sua lettera di presentazione per essere ammesso all’università di Oxford, incluse un’insolita e commovente descrizione della sua storia familiare: sua madre, raccontò, era malata di cancro al seno, e morì mentre lui la stava accudendo insieme a suo fratello, che aveva un ritardo mentale e che morì a sua volta poco dopo. La madre e il fratello di Mallory in realtà stanno bene, e hanno rifiutato di farsi intervistare da Parker.

Per circa dieci anni Mallory ha lavorato per alcune importanti case editrici newyorkesi e londinesi. Parker ha parlato con molti suoi ex colleghi, che hanno raccontato una storia di comportamenti inaffidabili e scorretti. Uno dei suoi primi lavori fu alla Ballantine, dove prima di andarsene fu sospettato di aver lasciato dei bicchieri pieni di urina nell’ufficio della sua superiore. Poi andò a lavorare alla casa editrice londinese Little, Brown and Company: presto però disse che un’altra casa editrice gli aveva fatto un’altra offerta, e ottenne così una promozione e un aumento.

Qualche tempo dopo la direttrice della casa editrice scoprì che in realtà Mallory non aveva ricevuto nessuna offerta. Quando gliene fu chiesto conto, lui raccontò che l’offerta era stata tenuta nascosta perché aveva rifiutato una proposta di prestazioni sessuali. Mallory smise di lavorare per Little, Brown and Company nel 2012: anche se le motivazioni dell’interruzione del rapporto di lavoro furono tenute riservate, Parker fa intendere che quell’episodio fu centrale.

Ma c’era anche altro: nella sua permanenza alla Little, Brown and Company, Mallory aveva raccontato ai colleghi di avere un tumore al cervello inoperabile, che gli lasciava pochi anni di vita. I suoi colleghi di allora hanno raccontato che qualcuno pianse sentendo la notizia, e furono organizzate delle feste in sua solidarietà. Mallory per un po’ indossò anche un cappello per coprire quelli che descriveva come gli effetti della chemioterapia. Disse anche di aver visitato una clinica per l’eutanasia in Svizzera, clinica che però non organizza sopralluoghi di questo tipo per i pazienti. L’episodio dell’inesistente offerta di lavoro, insieme al comportamento generale di Mallory, aveva già fatto dubitare alcuni colleghi.

Mallory passò a lavorare per la casa editrice di New York William Morrow: secondo alcuni addetti ai lavori consultati da Parker, il suo stipendio iniziale era di circa 200mila dollari all’anno. Mallory viveva in un appartamento in un grattacielo di Manhattan. Il suo approccio al lavoro di editor si concentrava di più sull’aspetto dell’aggiudicarsi i libri migliori, e infatti entro la fine del 2012 portò alla casa editrice l’autore di romanzi storici Wilbur Smith. Quell’inverno, però, Mallory smise di presentarsi in ufficio.

All’inizio del 2013, alcune persone londinesi che avevano frequentato Mallory per lavoro cominciarono a ricevere email da parte di Jake Mallory, il fratello di Dan, che non avevano mai conosciuto. Le mail spiegavano che Dan si sarebbe sottoposto alla rimozione chirurgica del tumore, un’operazione molto rischiosa. Le mail descrivevano Mallory come coraggioso e spiritoso nell’affrontare la malattia, e nei giorni seguenti arrivarono anche ad alcuni conoscenti newyorkesi. Parker scrive che, a leggerle oggi, sembra evidente che quelle email furono scritte dallo stesso Dan Mallory: anche perché suo fratello Jake, che non ha voluto commentare, nella settimana dell’operazione postò su Facebook una foto professionale in posa con la sua futura moglie, molto sorridente. Mesi dopo, a chi gli chiedeva come stesse suo fratello Jake, Dan Mallory rispondeva che si era suicidato (in realtà è ancora vivo).

Le mail proseguirono descrivendo la riuscita dell’operazione, con tanto di accurati dettagli medici e logistici. Dodici giorni dopo il giorno della presunta operazione al midollo spinale, Mallory scrisse alla sua agente dicendo di essere a Nashville per lavoro. Dopo qualche settimana tornò al lavoro da Morrow: «i dirigenti credettero alla storia dell’operazione, oppure decisero di convivere con quella bugia», scrive Parker. La donna alla finestra fu pubblicato proprio da Morrow, che vinse un’asta molto combattuta con altre case editrici.

Quando il libro fu promosso, Mallory fu presentato come un autore che aveva combattuto per anni con una grave forma di depressione e un disturbo bipolare. Alcuni ex colleghi hanno raccontato a Parker di essere rimasti sorpresi, perché – nonostante le sue lunghe e traballanti descrizioni della lotta contro il cancro – Mallory non aveva mai parlato di questi problemi. Su richiesta dello stesso Mallory, il suo psichiatra ha confermato a Parker i disturbi del suo paziente: ma è difficile attribuire alla malattia le ripetute e sistematiche bugie, ha detto a Parker Carrie Bearden, professoressa di psichiatria alla U.C.L.A.

L’articolo del New Yorker si chiude con una dichiarazione di Mallory, arrivata attraverso un’agenzia di pubbliche relazioni. Mallory spiega di aver parlato pubblicamente dei suoi disturbi psichiatrici, che lo hanno fatto soffrire di «devastante depressione, pensieri deliranti, ossessione per la morte e problemi di memoria». Ha spiegato che, proprio per via di questi problemi, ha fatto e creduto a cose che normalmente non direbbe, non farebbe o a cui non crederebbe, e che in molti casi non ricorda. Ha raccontato il trauma legato al cancro al seno della madre, e si è scusato  per «aver tratto vantaggio, o anche solo di aver dato questa impressione, della buona fede delle persone, per quanto fossero disperate le circostanze. Non è mai stato il mio obiettivo».