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  • domenica 19 agosto 2018

Le violenze prima dei Giochi asiatici

La polizia indonesiana è accusata di avere ucciso sistematicamente decine di borseggiatori per ridurre la violenza in vista della manifestazione

(AAMIR QURESHI/AFP/Getty Images)

La polizia indonesiana è accusata di avere ucciso decine di responsabili di piccoli crimini in modo sommario e senza garantire loro un processo nel periodo che ha preceduto gli Giochi asiatici, le “olimpiadi asiatiche”, iniziate ieri a Giacarta. Secondo un rapporto della rispettata ong Amnesty International da gennaio a oggi sono state uccise 77 persone, 30 delle quali nelle ultime settimane, allo scopo di ridurre la bassa criminalità nel paese in vista dei Giochi asiatici. Il governo indonesiano ha detto che le persone sono state uccise dopo aver provato a resistere alla polizia.

I Giochi asiatici, arrivati alla 18esima edizione, sono iniziati il 18 agosto e dureranno due settimane; si svolgeranno a Giacarta, la capitale del paese e a Palembang, una città sull’isola di Sumatra. All’evento parteciperanno più di 12mila atleti di 45 nazioni, impegnati in più di 40 sport. È il più grande evento multi-sportivo dopo le Olimpiadi.

BBC News ha scritto che in vista dei giochi asiatici sono stati impegnati nelle strade 100mila tra poliziotti e militari. In più, migliaia di persone sono state arrestate e centinaia sono state messe in carcere negli ultimi mesi, spesso senza che le persone arrestate e incarcerate avessero le giuste garanzie difensive. Tito Karnavian, capo della polizia del paese, ha detto a luglio: «Nell’ultimo mese ho ordinato di far finire tutti i giri dei borseggiatori» e ai poliziotti aveva detto di non esitare a sparare nel caso in cui i borseggiatori si fossero opposti.

L’Indonesia è una repubblica presidenziale e dal 2014 il presidente è Joko Widodo, che ha 57 anni e prima era stato governatore di Giacarta e vinse con il 53 per cento dei voti. Widodo aveva basato la sua campagna elettorale sul fatto di non avere alcun legame con il passato autoritario del paese, dove il dittatore Suharto era rimasto al potere per 31 anni, dal 1967 al 1998.

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