Colin Firth in una scena di "Genius", in cui ha interpretato l'editor americano Maxwell Perkins, "scopritore" di Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway

Il mestiere dell’editor

Le cinque regole d’oro per lavorare sul testo

Colin Firth in una scena di "Genius", in cui ha interpretato l'editor americano Maxwell Perkins, "scopritore" di Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway

Il mestiere dell’editor” è il nome del nuovo corso serale di editoria della scuola Belleville. Il corso incomincerà il 6 marzo alle ore 19 e sarà tenuto da Stefano Izzo, ma ospiterà lezioni anche di Marco Vigevani, Paolo Repetti, Tim Parks, Emilia Lodigiani, Antonio Franchini, Riccardo Cavallero, Marzia Corraini, Alberto Rollo, tutti importanti professionisti dell’editoria italiana. Per presentarlo abbiamo chiesto agli editor che insegnano a Belleville le loro 5 regole per lavorare sul testo. Benedetta Centovalli, Stefano Izzo, Edoardo Brugnatelli, Cristina Tizian, Giacomo Papi ne parleranno martedì 27 febbraio dalle 19 alla scuola Belleville di Milano, in via Poerio 29.

IL MESTIERE DELL’EDITOR

IL MESTIERE DELL’EDITOR / dal 6 marzo 2018con Stefano Izzo e Marco Vigevani, Paolo Repetti, Antonio FranchiniIscrizioni aperte: bit.ly/2sBln2h

Gepostet von Belleville – Scuola di scrittura am Donnerstag, 22. Februar 2018

Stefano Izzo è il responsabile della narrativa italiana di DeA Planeta. In precedenza, come editor della narrativa italiana Rizzoli, ha lavorato sui romanzi di Walter Siti, Sebastiano Vassalli, Alessandro Bertante, Silvia Avallone, Andrea Vitali e molti altri. A Belleville tiene il corso serale Il mestiere dell’editor.

1. Empatia. Perché l’editing è una critica amorosa, una simbiosi emotiva, un confronto molto profondo con l’Altro. E lo scrittore è un Altro davvero complesso, spesso fragile, che ha bisogno di cure specifiche: ti chiede tanto ma ti dà tanto.

2. Umiltà. Perché per lavorare insieme su un testo occorre reciproco rispetto ma soprattutto il riconoscimento del genio dell’autore da parte dell’editor. Bisogna saper fare un passo indietro, rimanere nel backstage, rinunciare alla visibilità e alla tentazione di imporre le proprie scelte se non necessarie. Fare un editing non significa applicare un filtro al testo ma porre al suo autore le giuste domande, affinché ne diventi più consapevole e sappia individuare lui stesso la strategia più efficace per valorizzarlo.

3. Attenzione. Perché l’editor deve sorvegliare tutto – la grammatica, lo stile, la struttura, il montaggio, i personaggi, l’ambientazione, i temi, e persino le lacune, ciò che potrebbe esserci e non c’è – e leggere ogni pagina non solo dal proprio punto di vista ma da quello di tutti i possibili lettori.

4. Visione. Perché l’editing è un lavoro di comprensione e organizzazione. Per dare ordine, direzione ed equilibrio a un libro, serve averne un’idea precisa e sufficientemente distaccata. Serve osservarlo in rapporto a tutto ciò che gli ruota intorno, compreso il mercato.

5. Spirito di squadra. Perché su un libro si agisce in tanti e in fasi diverse: redattori, grafici, addetti stampa, commerciali, marketing, eccetera. È l’editor che deve informare il lavoro degli altri ed esserne il cardine. E il suo entusiasmo deve contagiare gli altri.

Edoardo Brugnatelli lavora in Mondadori da quasi trent’anni, prima come redattore poi come editor e direttore editoriale. Ha creato e diretto per tredici anni la collana Strade Blu, che ha pubblicato narrativa e non fiction italiana e straniera: da Roberto Saviano a Valerio Evangelisti, da Dave Eggers a Neil Gaiman. Insegna editing al corso annuale della scuola Belleville.

Prima regola: Torna lettore
La tua prima (ma anche la seconda, la terza ecc.) lettura di un testo deve essere sempre quella di un semplice lettore, che ha preso il libro in uno scaffale della libreria e non sa nulla dell’autore. È una regola tipicamente zen nella sua totale paradossalità: tanto più sei in grado di fare un editing quanto meno ti poni di fronte al testo come editor.

Seconda regola (strettamente legata alla prima): Dimentica tutto quello che hai letto prima
Sei alla ricerca di qualcosa di nuovo, non di una ripetizione o di una eco. Non essere prescrittivo davanti a quello che leggi. Almeno all’inizio. Non aspettarti nulla, né nel bene né nel male. Predisponiti a essere sorpreso.

Terza regola: Dio è nel particolare
Non c’è un singolo punto del testo che non abbia una sua rilevanza. Certo, ci sono parti che nell’economia della lettura sono più importanti, hanno maggior peso e altre che hanno funzioni ancillari. Ma nell’ambito dell’intero scritto ogni singola riga conta.

Quarta regola: L’editing non è uno sprint: è una maratona ed è per giunta un corpo a corpo
Inevitabilmente l’editing finisce per dar vita a un rapporto di coppia prolungato e molto intimo che richiede chiarezza e condivisione di intenti. Come nelle coppie migliori ci deve essere lo spazio per litigare, tanto e a fondo.

Quinta (la più importante): Il tuo obiettivo finale è quello di scomparire senza lasciare traccia
Se vuoi scrivere e affermarti in un certo modo sei assolutamente libero di farlo. Ma se stai facendo un editing, il tuo lavoro è ben fatto solo se alla fine nessuno si accorge che ci sei stato. L’editor perfetto è quello tacciato di essere un mangiapane a ufo, un inutile.

Ne avrei anche una sesta: Non dare mai risposte. Mai
All’autore fai un sacco di domande, solleva una miriade di problemi, instilla più dubbi che puoi. Sta all’autore risolvere i problemi, rispondere alle domande, sciogliere i dubbi.

Benedetta Centovalli ha lavorato per quasi trent’anni in alcuni dei laboratori più interessanti della nostra editoria grande e piccola (da Rizzoli a Nutrimenti), dedicandosi alla creazione di collane e soprattutto alla scoperta di nuovi talenti letterari. Dall’autunno 2016 ha aperto un’agenzia letteraria. A Belleville lavorerà sui testi degli studenti di Scrittura di Scrivere di notte.

1. Originalità della voce: cosa raccontare è il punto di partenza ma come farlo è il passaporto per il viaggio della scrittura. La voce e lo stile di un autore sono il filo con cui si costruisce la tela del racconto.

2. Forza della motivazione: non possiamo prescindere dalle ragioni per cui si decide di dare voce a una storia, più forti sono, più potente sarà la narrazione. È la centratura del racconto, lo scheletro invisibile che lo sostiene.

3. Rimodellare la verità: realtà e finzione, memoria e invenzione sono ingredienti necessari per ogni tipo di narrazione. Nulla è più vero di una memoria reinventata o di una storia di pura finzione.

4. Montaggio della storia: smontare e rimontare una storia cercando di trovare il modo migliore perché emerga alla luce quello che la storia ha da dire. E perché il ritmo del racconto sia serrato, imprevisto lo svolgimento, la suspense carburante del lettore.

5. Incipit: un inizio fulminante tiene legato chi legge con una promessa lunga un libro e che deve essere mantenuta. È dove la voce si innesca e stabilisce il suo tono, la musicalità o la sonorità della scrittura.

Cristina Tizian è book editor e literary editor & agent di narrativa italiana e letterature comparate. È stata caporedattrice dell’editore PeQuod, che si è distinto per l’attività di scouting di esordienti che si sono poi affermati fra i più significativi scrittori italiani come Andrea Bajani, Gabriele Dadati, Mario Desiati, Diego De Silva, Giuseppe Genna, Martino Gozzi, Pierfrancesco Majorino, Marco Mancassola, Piersandro Pallavicini. Insegna editing al corso annuale di scrittura di Belleville.

1. Essere un lettore infaticabile e possedere una solida conoscenza della lingua italiana e delle dinamiche narrative.

2. Ascoltare bene, “con occhio e orecchio prensile”, con la mente aperta e attiva.

3. Stabilire un dialogo sincero, fluttuante e maieutico con lo scrittore per sviluppare una relazione di reciproca fiducia.

4. Guidare lo scrittore a tendere verso sé stesso, verso la naturale estensione del proprio stile, del proprio ritmo, della propria voce.

5. Condurre lo scrittore a una più alta coscienza critica del testo.

Giacomo Papi ha fondato e diretto la casa editrice Isbn, editando i libri di esordio di Michela Murgia e Omar Di Monopoli. Per Einaudi Stile libero ha lavorato, tra gli altri, sui testi di Franca Valeri, Luciana Littizzetto e Giuliano Sangiorgi. Ha scritto una decina di libri, l’ultimo è il romanzo La compagnia dell’acqua. Dirige la scuola Belleville e la piattaforma di scrittura e lettura online TYPEE.

Regola 1. Guardare al cannocchiale
L’editor ha il dovere e il privilegio di esercitare uno sguardo d’insieme sul testo. Grazie alla sua visione panoramica può suggerire interventi sulla struttura e sul ritmo, indicando le parti da tagliare, quelle da spostare o da riscrivere. Il suo lavoro assomiglia a quello dell’architetto e dell’ingegnere, consiste anche nel pesare il testo e nel misurarne lo scorrere.

Regola 2. Guardare al microscopio
L’editor deve sorvegliare le tracce inconsapevoli di chi scrive perché la scrittura è prima di tutto un gesto, anche spontaneo, in cui possono rimanere impigliati aggettivi inutili, verbi ausiliari non necessari, sintassi farraginose che, per fortuna, possono scomparire prima di diventare pubblici.

Regola 3. Essere sinceri
Prima che il libro sia stato scritto e dopo che è stato pubblicato è possibile, e a volte necessario, incoraggiare e blandire la vanità dell’autore. Quando si lavora sul testo, invece, si ha il dovere della sincerità. L’editor deve indicare quello che non va, a volte con delicatezza, altre con durezza, accettando però che lo scrittore decida il contrario.

Regola 4. Scomparire
L’editor deve provare piacere nell’arte della sparizione. È la levatrice, il cui nome non lascia traccia. Non deve imporre la propria idea di narrazione o di stile, ma aderire a quella di chi scrive. La sua soddisfazione suprema è godere delle impronte invisibili – e inconfessabili – che ha lasciato nel testo di un altro.

Regola 5. Fare scomparire
Ma il lavoro segreto, e più difficile, per un editor consiste nel fare scomparire anche l’autore in modo che il testo compaia ancora di più. L’editor lavora per cancellare tutto quello che è di troppo, soprattutto le parole in cui l’autore esibisce se stesso invece che servire la storia, che è l’unica cosa importante.