(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Gentiloni dice che Alitalia non sarà nazionalizzata

«Non ci sono le condizioni per la nazionalizzazione», quindi Alitalia non sarà salvata per l'ennesima volta

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Questa mattina, mentre si trovava in visita al pastifico Rummo, in provincia di Benevento, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha parlato della situazione di Alitalia, compagnia aerea che si trova alla sua terza crisi degli ultimi dieci e ha da poco fatto richiesta di commissariamento, un’operazione che prelude alla vendita della società o alla sua messa in liquidazione. Parlando dell’attuale crisi, Gentiloni ha detto di essere preoccupato ma che non c’è possibilità di un intervento pubblico per salvare la compagnia.

Non posso tacere la preoccupazione per quello che sta accadendo in una grande impresa come Alitalia. Anche lì bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato e competere. Devo dire che da parte mia c’è stata delusione per l’opportunità offerta dall’accordo che non è stata colta. Chi governa ha il compito di risolvere i problemi e dire anche la verità e io l’avevo detto prima e anche adesso: non ci sono le condizioni per la nazionalizzazione.

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Alitalia è stata privatizzata nel 2008, quando la vecchia Alitalia è fallita e le sue attività sono state rilevate da un gruppo di imprenditori riuniti nella cordata CAI. La privatizzazione non ha fermato la crisi della compagnia, che dura oramai da 20 anni ed è costata miliardi di euro tanto allo stato quanto ai privati. L’ultima crisi è scoppiata lo scorso dicembre e ha portato gli attuali manager della compagnia a proporre un piano di riduzione dei costi ed esubero del personale per cercare di rilanciarla.

Il piano è stato respinto da un referendum dei dipendenti, quindi ora la società ha chiesto il commissariamento e rischia la liquidazione. I tre principali sindcati, CGIL, CISL e UIL, avevano fatto campagna per il Sì all’accordo. Alcuni sindacati minori si sono invece schierati contro, sostenendo che con la bocciatura dell’accordo lo stato sarebbe stato obbligato a salvare la compagnia, evitando ai dipendenti i tagli di stipendio e gli esuberi.