• Cultura
  • mercoledì 1 Febbraio 2017

La nostalgia della nostalgia

L'uso commerciale del "vintage" e dei ricordi si è trasformato, e ora usa anche ricordi che non abbiamo, scrive Emiliano Morreale su Repubblica

Il tema del successo commerciale e culturale della “nostalgia” è discusso e sancito da molti anni, ma in queste settimane è tornato d’attualità con lo spunto del film La La Land, che non solo riprende un formato antico – il musical – ma lo riempie di ammiccamenti a culture e generi passati (il cinema di una volta, il jazz di una volta, i giradischi, gli abiti e l’estetica, le automobili): ne ha scritto su Repubblica – riprendendo riflessioni su cui anni fa aveva scritto un libro – il critico Emiliano Morreale, notando come ormai esista anche la “nostalgia del non vissuto” tra persone di generazioni assai successive a quelle citate.

Inoltre, la nostalgia prevedeva che, tra un’apparizione e l’altra di un oggetto passasse un certo periodo in cui l’oggetto scompare: si può avere nostalgia solo di qualcosa che per un certo periodo non si è visto, e che si è dunque dimenticato. Ma se tutto è sempre disponibile in rete, come provare emozione per il riapparire di qualcosa? Sono questioni in parte nuove. La nostalgia mediale, fino a qualche tempo fa, nasceva da un aggancio con la vita delle generazioni, funzionava più o meno secondo una “regola dei vent’anni” in cui man mano, ne- gli anni ‘80 c’era stata la nostalgia degli anni tra ‘50 e ‘60, poi è arrivato il ritorno degli anni ‘70, infine degli ‘80. La regola non era ferrea, ma la tendenza era quella: il ricordo personale si integra con il recupero di musiche, vestiario ecc. L’identità generazionale si fonda su una serie di merci, immagini, suoni della cultura di massa, cui si possono aggiungere tante varianti locali. Per l’Italia, il trionfo di questo mood sono stati programmi televisivi come Anima mia e Cocktail d’amore, a cavallo del millennio. Poi, alla tv si è sostituito il web, ed è cambiato quasi tutto. La scelta delle epoche da portare in vita ha sempre meno a che fare con l’esperienza reale da parte di una generazione. È una nostalgia senza oggetto, una nostalgia del presente.

(leggi per intero su Repubblica)