Paul Beatty riceve il Man Booker Prize alla Guildhall di Londra, 25 ottobre 2016 (John Phillips/Pool Photo via AP)
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Chi ha vinto il Man Booker Prize 2016

Il più importante riconoscimento letterario britannico è andato allo statunitense Paul Beatty per "Lo schiavista": la storia di un nero che vuole ripristinare la schiavitù

Paul Beatty riceve il Man Booker Prize alla Guildhall di Londra, 25 ottobre 2016 (John Phillips/Pool Photo via AP)

Lo scrittore americano Paul Beatty ha vinto il Man Booker Prize per il suo romanzo The Sellout, pubblicato in italiano da Fazi con il titolo Lo Schiavista, nella traduzione di Silvia Castoldi. È una satira sul razzismo e l’ingiustizia sociale, e un ritratto pungente dell’America contemporanea. Il libro è uscito in Regno Unito con Oneworld, una piccola casa editrice indipendente, la stessa che nel 2015 aveva pubblicato A Brief History of Seven Killings, il romanzo con cui il giamaicano Marlon James ha vinto il Man Book Prize nel 2015, pubblicato in Italia da Frassinelli con il titolo Breve storia di sette omicidi e tradotto da Paola D’Accardi.

Il Man Booker Prize viene assegnato al miglior romanzo pubblicato in Regno Unito durante l’anno; dev’essere scritto originariamente in inglese e non tradotto. Arrivato alla 48esima edizione, inizialmente era riservato agli autori degli stati del Commonwealth più l’Irlanda del Nord e lo Zimbabwe, ma dal 2014 è aperto agli autori di tutte le nazionalità. Il premio è stato consegnato come ogni anno alla Guildhall, un edificio storico nella City di Londra, e per la prima volta il vincitore è uno statunitense: Paul Beatty ha 54 anni, è un afroamericano nato a Los Angeles che ora vive a New York. Ha pubblicato due raccolte di poesie e quattro romanzi, di cui tre tradotti in italiano: The White Boy Shuffle (1996), Tuff e la sua banda (2000) e Slumberland (2008).

Il premio consiste in 50.000 sterline (quasi 67.000 euro) più 2.500 sterline (2.800 euro) per essere arrivato tra i finalisti. Gli altri libri finalisti, scelti tra 155 proposte, erano Eileen di Ottessa Moshfegh (Stati Uniti), Do Not Say We Have Nothing di Madeleine Thien (Canada), All That Man Is di David Szalay (Canada-Regno Unito), His Bloody Project di Graeme Macrae Burnet (UK) e Hot Milk di Deborah Levy (Regno Unito).

schiavista

Il libro racconta la storia di Bonbon, un afroamericano nato e cresciuto a Dickens, un ghetto nella periferia di Los Angeles. Suo padre, un sociologo single, lo ha sottoposto da sempre a strampalati esperimenti sociali che, nelle sue intenzioni, avrebbero avuto successo e risolto i problemi economici della famiglia. Quando però viene ucciso in uno scontro con la polizia, Bonbon si inventa un esperimento ancora più radicale: ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale a Dickens, cosa che lo porterà a essere denunciato e giudicato davanti alla Corte Suprema. Lo stile di Beatty, caustico e pieno di provocazioni, è stato paragonato a quello degli stand-up comedian contemporanei e dei padri della satira moderna, come Jonathan Swift, l’autore di I viaggi di Gulliver.

Il libro è particolarmente attuale visto il riemergere degli scontri razziali negli Stati Uniti e la nascita del movimento Black Lives Matter, e il presidente della giuria del premio, Amanda Foreman, l’ha infatti definito «un romanzo dei nostri tempi. Una satira moderna, instancabilmente inventiva, con un senso dell’umorismo che nasconde una serietà assoluta. Paul Beatty distrugge i tabù con leggerezza e mira dritto verso quelli razziali e politici con spirito e verve».