• Cultura
  • giovedì 29 settembre 2016

La storia di Ladislao José Biro, inventore della penna a sfera

Nacque a Budapest 117 anni fa l'uomo che progettò uno strumento che abbiamo usato tutti, e che chiamiamo ancora oggi con il suo cognome

di Daniele Lettig – @daniele_lettig

Ladislao José Biro nacque a Budapest, in Ungheria, il 29 settembre del 1899, 117 anni fa oggi: fu l’inventore della penna che ancora oggi in molti paesi del mondo è chiamata con il suo cognome: la biro. Bíró, il cui vero nome era László József Bíró, nacque in una famiglia di origine ebraica, e da giovane fece diversi lavori. Si iscrisse alla facoltà di Medicina, e già al primo anno scoprì di avere un grande talento come ipnotizzatore. All’epoca, negli anni Venti del Novecento, la tecnica dell’ipnosi aveva molto successo, e alcuni medici iniziarono a rivolgersi a Bíró per farsi aiutare nel trattamento dei propri pazienti. In questo modo in pochi anni Bíró guadagnò molto, e decise di abbandonare gli studi e di dedicarsi ad altre attività: negli anni Venti e Trenta fece tra le altre cose il pilota di automobili, il doganiere, l’agente di borsa, il pittore di quadri surrealisti, lo scultore e il giornalista.

Nel tempo libero, Bíró si dedicava a progettare e a costruire diversi apparecchi, spesso con l’aiuto del fratello György, che aveva studiato chimica. I due fratelli misero a punto per esempio una serratura resistente alle forzature, dei vetri speciali in grado di resistere alle alte temperature, il prototipo di una lavatrice e un cambio meccanico automatico per auto, che nel 1932 fu acquistato dalla General Motors.

L’attività di giornalista indusse Bíró a cercare un utensile per scrivere che fosse più pratico della penna stilografica, che a quel tempo era il mezzo più utilizzato assieme ai pennini, ma aveva degli inconvenienti: andava ricaricata molto spesso, macchiava di frequente e bisognava sempre aspettare che l’inchiostro si asciugasse. In uno dei primi esperimenti Bíró sostituì il normale inchiostro di una stilografica con quello che veniva usato nelle rotative che stampavano i giornali, che si asciugava molto rapidamente e non lasciava macchie. Questo inchiostro però si rivelò troppo viscoso se messo all’interno di una penna, rendendo la scrittura poco fluida.

Un giorno, a Bíró capitò di osservare dei bambini che giocavano a biglie, e si accorse che le sfere, dopo essere passate in una pozzanghera, lasciavano per terra una traccia uniforme e regolare. Da quel momento iniziò a studiare il modo di inserire nella punta di una penna una piccola sfera che consentisse di ottenere lo stesso effetto, facendo uscire l’inchiostro in modo uniforme e veloce. Il fratello invece si dedicò a cercare di produrre un inchiostro che avesse la giusta viscosità per scorrere agevolmente sulla sfera e al contempo asciugarsi rapidamente.

In realtà, già nel 1888 il conciatore di pelli inglese John Loud aveva registrato il brevetto di una penna a sfera che serviva a scrivere sul cuoio: era composta da un tubo contenente l’inchiostro e da una piccola sfera rotante di acciaio inserita sulla punta. Tuttavia, la punta era troppo grossa per scrivere lettere sulla carta e quindi la penna non si rivelò redditizia dal punto di vista commerciale: il brevetto alla fine decadde.

Dopo diversi tentativi, nel 1938 i fratelli Bíró riuscirono a creare un prototipo soddisfacente, e brevettarono in Ungheria e nel Regno Unito la loro penna. La piccolissima sfera su cui scorreva l’inchiostro, fatta di acciaio, era messa in una cavità alla fine dello stretto tubo che conteneva l’inchiostro. Alla fine dell’anno, dopo che l’Ungheria si alleò con la Germania nazista, Bíró si trasferì a Parigi. Quando nel 1940 anche la Francia fu invasa, scappò in Argentina, dove rimase fino alla morte, ottenendo anche la cittadinanza.

A Buenos Aires Bíró riprese a lavorare al progetto della penna a sfera, e fondò assieme al socio Juan Jorge Meyne – che lo aveva aiutato a fuggire dall’Europa – la società “Biro Meyne Biro”. Alla fine, il 10 giugno 1943 brevettò un nuovo prototipo. L’anno successivo, grazie al commerciante inglese Henry Martin, che aveva capito le potenzialità della penna a sfera e l’aveva segnalata al ministero della Guerra del suo paese, il governo britannico acquistò dai Bíró la licenza per produrre penne a sfera nel Regno Unito. Ne furono prodotti 30 mila esemplari, che furono distribuiti ai navigatori degli aeroplani: ad alta quota infatti la penna biro era uno strumento migliore della stilografica perché l’inchiostro non usciva dal tubo in cui era chiuso.

Nel 1945 la società di Bíró mise in commercio in Argentina le sue penne a sfera, prima con i nomi di Eterpen e Stratopen, e poi con quello di Birome, acronimo di “Biro y Meyne”: ancora oggi, in Argentina è così che viene chiamata la penna biro. La penna tuttavia aveva alti costi di produzione e quindi un prezzo troppo elevato per il grande pubblico, perciò all’inizio non ebbe un grande successo. Nello stesso anno, l’azienda di Bíró cedette la licenza per produrre la penna a sfera negli Stati Uniti alla Eversharp Faber – che nel 1957 sarebbe stata assorbita da un altro celebre produttore di penne, Parker – al prezzo di 2 milioni di dollari.

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Gli affari però negli anni seguenti continuarono ad andare male: Bíró si ritirò nel 1947 e tornò a dedicarsi alla pittura, dopo aver venduto il brevetto della penna a sfera. Ad acquistarlo per 2 milioni di dollari fu Marcel Bich, l’imprenditore francese che molto probabilmente più di tutti ha reso celebre nel mondo la penna a sfera. Bich voleva produrre uno strumento di scrittura pratico e alla portata di tutti, quindi apportò alcune modifiche all’invenzione di Bíró, migliorando il passaggio dell’inchiostro dal tubo alla sfera e usando materiali meno costosi. Nel dicembre 1950 lanciò sul mercato la “Bic Cristal” al costo di 50 centesimi di franco. In pochissimo tempo la penna ottenne un enorme successo, fino ad essere inclusa nella collezione del Museum of Modern Art (MOMA) di New York: dall’anno in cui è stata messa in commercio, in tutto il mondo ne sono stati venduti oltre cento miliardi di esemplari.

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Bíró non si arricchì con i ricavi della sua invenzione, e negli anni successivi ebbe una vita modesta, continuando a dipingere e a progettare nuove invenzioni. Per un periodo lavorò in un’altra azienda argentina che produceva penne a sfera, di proprietà di un vecchio fornitore della “Biro y Meyne”, e negli anni Sessanta la Commissione nazionale argentina per l’energia atomica gli diede un piccolo incarico per studiare un nuovo metodo di arricchimento dell’uranio. Bíró, che nel corso della propria vita ha lavorato a oltre cento invenzioni, morì a Buenos Aires il 24 ottobre 1985, a 86 anni. A partire dal 1990 in Argentina il 29 settembre, nel giorno della sua nascita, si celebra la “giornata degli inventori”, e a Bíró è stato intitolato l’asteroide (327512) Biro, scoperto nel 2006.

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