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  • mercoledì 25 Maggio 2016

Gomorra 2, cosa è successo alla quinta e sesta puntata

Sono tornate sparatorie e violenza (e molto, molto vento)

Gomorra, la serie tv di cui sta andando in onda la seconda stagione, è arrivata alla sesta puntata, con le due trasmesse martedì sera. (SPOILER, se non siete in pari) Eravamo rimasti che don Pietro Savastano era rientrato a Napoli, nascosto in un appartamento dove lo visita solo la messaggera Patrizia, e aveva cominciato a segnalare il ritorno suo e del suo clan; che suo figlio Genny si era sistemato in un appartamento all’EUR a seguire i suoi nuovi affari romani, diffidente delle iniziative vendicative del padre; e che Ciro aveva deciso di chiedere un incontro con Genny per trattare con lui il contenimento dell’attacco di don Pietro.

La quinta puntata
La quinta puntata si apre con un momento makers, e una prolungata sequenza di disegno e costruzione di alcuni oggetti da parte di una stampante 3D. Poi vediamo i due protagonisti che lavorano per normalizzare le loro carriere: Ciro parla con l’autorevole boss Don Aniello perché faccia da garante all’incontro con Genny, mentre Genny segue i cantieri romani a cui sovrintende con i suoi nuovi alleati, in particolare il padre della sua nuova fidanzata Azzurra, il quale si raccomanda che Genny non si faccia tentare da capricci di vendetta contro Ciro e pensi ai suoi nuovi affari fuori da Napoli.
Però suo padre Don Pietro chiuso nel suo rifugio segreto a Secondigliano rosica di non potersi vendicare di Ciro, e manda Patrizia a portare a Genny la pistola di plastica in 3D e l’ordine di uccidere Ciro nel confronto tra i due che si terrà a Trieste. L’incontro tra Patrizia e Genny avviene a margine di una mondana e vivace festa di compleanno a Roma, che ci mostra come Genny sia ormai in altri pensieri, vite e progetti: ha invitato anche i suoi tre vecchi amici napoletani del clan che arrivano e fanno come i Blues Brothers nel ristorante di lusso del loro ex musicista, congratulandosi di tanto successo ma con qualche risentimento perché Genny li ha lasciati. Quando uno di loro pesta un invitato nel bagno della festa per fregargli l’orologio, Genny si arrabbia e gliele dà di santa ragione, andando a scusarsi – incollerito – con Azzurra.

Tutto il resto della puntata si sposta a Trieste, intorno a piazza Unità, città in cui – come veniamo informati da insistenti effetti sonori sibilanti – c’è un forte vento. La sera prima dell’appuntamento previsto per trattare, Genny arriva in un albergo, Ciro in un altro, e una lunga e tesa sequenza con i due che si muovono indipendentemente intorno alla piazza ci tiene in attesa di un incontro-scontro stradale. Invece c’è solo molto vento, perché siamo a Trieste. Genny cerca Ciro con la pistola di plastica, Ciro sente qualcosa nell’aria – oltre al vento – e rientra nella camera 621, dove sbattono le finestre perché siamo a Trieste e c’è molto vento. E finalmente Genny gli compare alle spalle puntandogli la pistola alla testa come nei desideri di suo padre. I due fanno un po’ a chi ce l’ha più lungo (“ammazzami!”, “mettiti in ginocchio!”, “ho ammazzato la mia Debora con queste mani!”) e alla fine non muore nessuno perché siamo ancora alla quinta puntata, e Genny si limita a gettare in faccia a Ciro i pezzi della pistola di plastica per ricordargli che avrebbe potuto ucciderlo, preferendo una scelta lungimirante per la stabilità generale alla vendetta.
La mattina dopo i due si rincontrano al porto sotto l’arbitrato di Don Aniello e Ciro offre a Genny che suo padre possa restare a Secondigliano dove si trova, ma a due condizioni: che Genny venda all’alleanza dei boss i suoi affari napoletani, e che Don Pietro e i suoi non escano più dal ghetto del loro rione, e gestiscano solo quello. Genny accetta, molto businesslike.
La puntata si chiude con Don Pietro Savastano che mormora “mi ha venduto!” e un finale parallelo romantico-familiare in cui Genny è accolto a casa da Azzurra con la notizia che è incinta (via test di gravidanza consegnato come regalo) e Ciro torna a casa sua ad abbracciare la figlia addormentata.

La sesta puntata
Malgrado le perplessità di Patrizia, Don Pietro decide di andare a Roma a rinfacciare a Genny il suo tradimento (“Il sangue si mastica ma non si sputa”, le dice). Padre e figlio si rivedono in un negozio di argenteria e assistiamo a un nuovo confronto tra figlio moderato e previdente e padre scalpitante e incontenibile, tipo Father and son di Cat Stevens ma al contrario. Finisce che Genny dice a suo padre “fidati di tuo figlio per una volta” e suo padre rimane disarmato e torna a Napoli domo e convinto ad accettare tempi lunghi di rivincita e le condizioni vessatorie di Ciro. Le quali si manifestano immediatamente con tutti gli uomini del clan Savastano costretti nel rione, in piccoli e poveri affari criminali.
I ragazzi amici di Genny però scalpitano e non ci stanno, e disobbediscono agli ordini: ne segue un’escalation di tensioni interne al clan Savastano che – sobillate da Ciro che vuole che si ammazzino tra di loro “come i cani” – diventa una vera guerra fratricida, con gran mazzate in faccia un po’ per tutti (è la prima di sei puntate un po’ meno intimista e con una cospicua dose di scontri e spari). Genny è costretto di nuovo a venire via da Roma per andare a calmare i suoi vecchi compagni ribelli, ma loro sparano addosso pure ai suoi e si rifiutano di obbedirgli, rimproverandogli di averli abbandonati. Don Pietro, informato che quelli hanno ammazzato uno dei suoi uomini e ferito il suo fidato Malamore, e consapevole che la zizzania è stata alimentata da Ciro, abbandona i buoni propositi di fiducia nel figlio appena nati: “La parola di Gennaro a ‘sto punto non conta più un cazzo”.