La moda dei siti brutti

Il "brutalismo del web" si rifiuta di seguire i canoni classici, creando siti complicati e di rara bruttezza (e forse funziona)

di Katherine Arcement

Oggi nel web design c’è una tendenza interessante: fare siti brutti. Pensate a Hacker News, Pinboard, Drudge Report, Adult Swim, o la sezione Businessweek di Bloomberg. Tutti questi siti – alcuni hanno già qualche anno, altri sono più recenti – e centinaia di altri non utilizzano le soluzioni grafiche e gli schemi che da tempo sono considerati le soluzioni migliori per il design sul Web. Sono costruiti con un codice HTML imperfetto e compilato a mano, e si ispirano alla grafica degli anni Novanta. Questa corrente (sempre che si possa definirla così) viene chiamata “brutalismo del web” e deve senza dubbio gran parte dell’interesse nei suoi confronti al lavoro di Pascal Deville.

Nel 2014 Deville – che oggi è il direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria di Zurigo Freundliche Grüsse (che in tedesco vuol dire “cordiali saluti”) – ha fondato il sito brutalistwebsites.com, per mettere in mostra i siti che secondo Deville aderiscono all’estetica “brutalista”, cioè quelli con un design caratterizzato «dall’irregolarità e dalla mancanza di interesse per un aspetto pratico o facile», che rappresentano una «risposta da parte di una generazione più giovane al web design contemporaneo contraddistinto dalla leggerezza, dall’ottimismo e dalla frivolezza» (in architettura, il brutalismo è un movimento caratterizzato da grandi edifici con costruzioni di cemento a vista).

Nelle ultime settimane si è parlato molto di brutalismo dopo che il sito di Deville è stato segnalato su Hacker News – un sito che si occupa tra le altre cose di informatica e funziona in modo simile a Reddit – diventando subito virale. I visitatori unici al sito di Deville hanno superato i 100mila in 24 ore e le sue pagine sono state visualizzate 160mila volte. Da allora l’interesse per il suo sito non è diminuito e oggi Deville riceve ogni giorno oltre 100 richieste da parte di siti. «Non è solo per quello che si vede, ma anche per come sono costruiti», ha detto Deville sui siti che seleziona tra le richieste che riceve, e che considera emblematici del brutalismo. «Guardando il codice si può capire se è stata usata un’applicazione semplificata o se è un sito davvero grezzo, fatto a mano in HTML».

La cosa interessante che Deville ha scoperto durante le sessioni di domande e risposte con programmatori e designer è che sono in pochi ad avere iniziato con l’idea di scopiazzare la nuova estetica di moda: la maggior parte di loro è arrivata alla stessa conclusione partendo dal desiderio di creare qualcosa di originale. «Per me il brutalismo è interessante perché non ha necessariamente un insieme di segni estetici definiti», ha raccontato Jake Tobin, il designer che ha creato trulybald.com, «è la piattaforma su cui ci si trova che definisce i segni».

Trulybald.com oltre a essere il sito dell’etichetta discografica Truly Bald Records è anche una specie di parco giochi online, con colori lampeggianti, spazi irregolari tra parole e righe e un font particolare. Il sito, costruito in HTML e PHP tramite un semplice editor di testo, è una risposta all’aspetto professionale e alla fruibilità del web design. Nathaniel Smith, creatore di tilde.town, è dello stesso parere. «Ho progettato un sito brutalista per dimostrare che su Internet si possono ancora fare cose meravigliose senza dovere aderire alle cosiddette “migliori pratiche”», ha raccontato Smith a Deville in un’intervista pubblicata su brutalistwebsites.com il 19 aprile.

Il rifiuto di tutte le regole, però, crea un problema: determinare cos’è il brutalismo è molto più difficile. Secondo Deville potrebbe già essere arrivato il momento di trovare «una nuova definizione per questo tipo di siti», che comprenda le diverse versioni oggi in circolazione. Il brutalismo però rimane una di quelle cose che si riconoscono quando si vedono. E negli ultimi tempi, se ne vedono molte. «Prendete Craigslist», ha detto Deville, «è sicuramente un sito brutalista, eppure da un punto di vista commerciale ha molto successo».

© 2016 – The Washington Post

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.