Una puntata del 1972, al centro c'è Massimo Inardi. (Wikimedia)

Cosa fu “Rischiatutto”

Un gran successo, se uno guarda i dati sul pubblico; e un grande raccoglitore di storie, personaggi e frasi che usiamo ancora oggi

Una puntata del 1972, al centro c'è Massimo Inardi. (Wikimedia)

Rischiatutto, una delle più famose e seguite trasmissioni della storia della tv italiana, ricomincia oggi, giovedì 21 aprile e ci sarà un’altra puntata anche domani, sempre in prima serata e sempre su Rai Uno. Altre puntate arriveranno in autunno. Il nuovo Rischiatutto è condotto da Fabio Fazio e Matilde Gioli, attrice e modella di 26 anni. Gioli prende il ruolo di “valletta” che fu di Sabina Ciuffini, che prima di lavorare a Rischiatutto faceva la studentessa. Fazio ha spiegato: «Faremo Rischiatutto con uno che lo guardava – io – uno che lo faceva – Ludovico Peregrini, il signor No – e chi non era nato, i miei autori trentenni. Partendo da questi presupposti si può ricostruire la magia, dal punto di vista di chi ha inventato il quiz, di chi l’ha mitizzato e di quelli che non c’erano ma ne hanno sentito parlare».

Rischiatutto è stato un programma con grandissimi ascolti – per la finalissima del 1972 si pensa che ci furono 32 milioni di spettatori – ma, soprattutto, è una di quelle cose della cultura popolare che anche dopo quasi mezzo secolo ha lasciato aneddoti, personaggi e frasi usate ancora oggi. Prima di tutte queste cose Rischiatutto è però stato un famosissimo quiz, con regole semplici ma efficaci.

Le cose da sapere su Rischiatutto

Rischiatutto originale andò in onda per cinque stagioni. La prima puntata fu trasmessa il 5 febbraio 1970, l’ultima fu il 25 maggio 1974. Nella maggior parte dei casi Rischiatutto andò in onda il giovedì sera, alle 21.15 sul Secondo Programma, il secondo dei due canali Rai che esistevano allora: quello che ora è Rai Due. In alcuni casi – di solito le finali – Rischiatutto fu trasmesso di sabato e sul Programma Nazionale, quello che oggi è Rai Uno. La maggior parte delle puntate di Rischiatutto furono registrate negli studi della Fiera di Milano; per i primi mesi del 1970 si usò invece il famoso Teatro delle Vittorie di Roma e, in altri casi, le puntate furono registrare nel Teatro dell’Arte di Milano.

L’idea alla base di Rischiatutto – oggi lo si chiamerebbe “format” – arrivò da Jeopardy!, il popolarissimo game show statunitense che nacque nel 1964 ed è trasmesso ancora oggi. “Jeopardy” significa pericolo, rischio, repentaglio: secondo quanto detto da Bongiorno proprio “Repentaglio” avrebbe dovuto essere il titolo del programma.

Le regole di Rischiatutto 

Nelle cinque stagioni di Rischiatutto cambiarono piccole cose, ma la struttura generale rimase sempre la stessa. A ogni puntata c’erano tre concorrenti: si iniziava con delle domande preliminari su argomenti scelti dai concorrenti, che si presentavano come esperti di qualcosa (un libro, una specie animale, una squadra di calcio).

Nel corso di una puntata nessuno veniva eliminato: la gara consisteva nell’accumulare un montepremi più alto di quello degli altri, per poi cercare di trasformarlo in una vera vincita nel finale. Dopo la prima fase c’era quella del piuttosto famoso “tabellone elettronico”: è quella in cui i concorrenti entravano nelle famose cabine. I concorrenti potevano scegliere un argomento o “materia” tra sei possibili, che cambiavano in ogni puntata. Le domande avevano anche un valore diverso: più alto era il premio più era difficile la domanda. Il tabellone elettronico serviva, tra le altre cose, a far vedere immagini o brevi video relativi alle domande. Funzionava però lentamente – ogni video andava in pratica caricato di volta in volta a seconda della casella scelta dal concorrente – ed è il motivo per cui il programma era registrato. Sul tabellone c’erano due tipi di caselle speciali: le caselle Jolly (se la si trovava si vincevano soldi senza dover rispondere a nessuna domanda) e le caselle Rischio, che permettevano ai giocatori di rischiare di vincere molto o, sbagliando, perdere tutto.

Il gioco finiva con la fase del “raddoppio”, quella in cui i tre concorrenti – isolati nelle loro cabine – dovevano rispondere a domande multiple sulla materia di cui si erano detti esperti. Potevano scegliere fra tre buste: «la uno, la due o la tre». Ogni busta aveva domande diverse e per rispondere c’era un minuto di tempo. Se il concorrente le azzeccava tutte, raddoppiava il montepremi che aveva accumulato vincendo veri soldi; se sbagliava anche solo una domanda perdeva tutto. Chi finiva con più soldi tornava una settimana dopo come “campione”. Se tutti finivano a zero c’erano delle domande di spareggio: in quel caso nessuno vinceva niente ma c’era in gioco la possibilità di tornare per la puntata successiva. Tra le tante puntate ce ne furono di speciali, in cui i concorrenti erano persone famose.

Il signor no e quello di “fiato alle trombe”

Tra gli autori di Rischiatutto originale c’erano Paolo Limiti e Ludovico Peregrini – che è anche nel Rischiatutto di Fazio – e che negli anni Settanta fu soprannominato “Signor No” per la sua inflessibilità da giudice. Il regista e coautore del programma era invece Piero Turchetti, che divenne famoso grazie alla frase con cui Mike Bongiorno iniziava il programma: «Fiato alle trombe, Turchetti!».

I concorrenti

Il motivo principale per cui il Rischiatutto è così famoso ancora oggi, però, ha a che fare con i suoi concorrenti. La prima campionessa del programma fu Silvana Guerriero, che si presentò come esperta di musica leggera; la prima campionessa a diventare famosa fu invece Giuliana Longari, la famosa “signora Longari”, esperta di storia romana. Restò campionessa per gran parte dell’estate del 1970: dal 7 maggio al 16 luglio. La signora Longari è famosa tra le altre cose per un aneddoto secondo il quale, dopo che lei sbaglio una domanda di ornitologia Bongiorno disse: «Ahi, ahi, signora Longari, mi è caduta sull’uccello». In realtà non successe mai, come disse Peregrini alla Stampa: «È una leggenda metropolitana. Negli archivi Rai non ce n’è traccia. E in ogni caso Rischiatutto era registrato e mai sarebbe andata in onda una battuta del genere».

Un altro famoso concorrente dei primi anni di Rischiatutto fu il farmacista fiorentino Andrea Fabbricatore, campione dal 22 aprile al 14 ottobre del 1971. Fabbricatore era esperto in geografia e vinse una delle cifre più alte della storia del programma: 25 milioni di lire. Nella finalissima del 1972, una puntata in cui parteciparono, dopo delle fasi eliminatorie, i migliori campioni delle prime tre edizioni del programma, Fabbricatore se la giocò contro Massimo Inardi e Marilena Buttafarro. Vinse Massimo Inardi, che si portò a casa quasi sei milioni di lire e divenne “supercampione di Rischiatutto”:

Inardi, un medico di Bologna, era fortissimo: era esperto di musica ma se la cavava benissimo in ogni materia. Era per esempio molto ferrato in parapsicologia. Proprio per questa sua passione fu addirittura accusato di leggere le risposte nella mente di Bongiorno, motivo per cui si decise di non scrivere le risposte sul foglio da cui Bongiorno leggeva le domande, così che Inardi non potesse leggerle nella mente del conduttore. Inardi vinse lo stesso. Perse il 27 gennaio 1972, quando sbagliò la risposta di una domanda decisiva: disse 636 anziché 626. Si corresse subito ma l’inflessibile “Signor No” decise che la prima risposta – quella sbagliata – era quella che contava. Inardi fu il concorrente che vinse più soldi nella storia di Rischiatutto. Il secondo dopo di lui fu Enzo Bottesini, cameraman specializzato in riprese subacquee. Parlando con Bongiorno disse: «Mike, so che lei è un sub eccezionale». «No, sono un sub normale», rispose lui.

Alcuni anni dopo Bottesini ebbe un altro momento di fama televisiva – anche in quel caso dovuta a parole dette da altri – quando, mentre seguiva come inviato Rai un’immersione in apnea di Enzo Maiorca, i due si scontrarono. La cosa compromise l’immersione di Maiorca che la prese piuttosto male e, tra le altre cose, bestemmiò in diretta tv. Qualche ora dopo Bottesini si scusò con Maiorca, che accettò le scuse.

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