I Massive Attack sul palco del Big Chill festival vicino a Ledbury nell'Herefordshire, il 6 agosto 2010 (LEON NEAL/AFP/Getty Images)

Nove grandi canzoni dei Massive Attack

Scelte da Luca Sofri, per chi li va a sentire stasera e domani a Milano (e per gli altri)

I Massive Attack sul palco del Big Chill festival vicino a Ledbury nell'Herefordshire, il 6 agosto 2010 (LEON NEAL/AFP/Getty Images)

Venerdì 12 e sabato 13 febbraio i Massive attack, band trip-hop di Bristol, suoneranno al Fabrique di Milano. Queste sono le loro nove canzoni che Luca Sofri aveva scelto per il suo libro Playlist, per chi vuole ripassare prima del concerto e per chi non li conosce e vuole cominciare da qualcosa di buono.

Massive Attack
(1987, Bristol, Inghilterra)
Geni veri, e come tutti i geni, responsabili di capolavori e brani inascoltabili, ancorché geniali. Protagonisti di quella cosa che si chiamò il sound di Bristol, assieme a Tricky e Portishead, mescolarono elettronica a vocalizzi e influenze soul e hip-hop. Apparvero abbastanza “strani” e rivoluzionari da diventare rapidamente di moda presso quelli che se la tirano un po’: potevano marciarci una vita e invece seppero trattenersi facendo pochissimi dischi.

Unfinished sympathy
(Blue lines,1991)
Una delle più belle canzoni degli ultimi vent’anni secondo molti sondaggi delle riviste britanniche. In effetti, è formidabile. È un pezzo assolutamente moderno, decisamente ballabile nel ritmo e nell’arrangiamento ma con ingredienti classici come il sottofondo di archi e pianoforte e la voce soul di Shara Nelson, che piomba in mezzo alla canzone – sentimentale, ma tenebrosa – come raggio di sole nella tempesta.

Hymn of the big wheel
(Blue lines, 1991)
Un po’ reggae, un po’ rap, finisce per essere il pezzo più canticchiabile del deflagrante primo disco dei Massive Attack, malgrado la monotonia. Parla del mondo che gira e delle cose che cambiano, fratello.

Protection
(Protection, 1994)
Se i Massive Attack avessero composto in tutta la carriera solo “Unfinished sympathy” e “Protection”, basterebbe a metterli nelle enciclopedie. Ma che dico (nelle enciclopedie ci va chiunque): a intitolargli una piazza. “Mid-tempo”, dicono gli inglesi di quei lenti sostenuti però da una base ritmica “importante”. Ma è un lento, in sostanza: un grande lento moderno che deve moltissimo alla voce e alla mano di Tracey Thorn degli Everything but the Girl. Ce ne sono diverse versioni extended e remix, tra cui una piovosa e di nove minuti a opera di Brian Eno.

Better things
(Protection, 1994)
Uno poi si ricorda solo della voce di Tracey Thorn, e di quei “tèng” di chitarra, e in effetti il resto dell’arrangiamento è molto più discreto che nelle altre cose dei Massive Attack. Lei cerca di spiegare a lui che arriveranno cose migliori, basta avere pazienza e accontentarsi dell’amore, senza pretendere magie o presunte libertà.

Heat miser

(Protection, 1994)
Una specie di “Profondo Rosso” dei Goblin (ma sembra anche Gazebo, a un certo punto), più raffinata e alla fine ancora più tetra, soprattutto per via di Darth Vader che ansima in qualche angolo là dietro.

Karmakoma
(Protection, 1994)
Una colonna sonora da catena di montaggio in un villaggio africano, meccanica ed eterna. I rappers sono ancora 3D e Tricky, che poi si metterà in proprio e ne scopiazzerà qualcosa.

Teardrop

(Mezzanine, 1998)
Lei questa volta è Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, una band resa celebre dai suoi ardimenti vocali fiabeschi. L’idea è che se la fate sentire agli impiegati di banca, potete procedere con tutta calma a svaligiare il caveau.

A prayer for England

(100th window, 2003)
Scritta e cantata da Sinead O’Connor, parlava di bambini maltrattati e andò a sbattere contro l’arresto di Robert Del Naja – noto come 3D, membro stabile della band – per possesso di materiale pornografico a soggetto pedofilo. Fu prosciolto qualche tempo dopo.

Sam

(Danny the dog, 2005)
Nel 2005 i Massive Attack misero insieme la colonna sonora di un bel film francese, Danny the dog. Le richieste del caso limitarono piuttosto l’inventiva, e fuori dal film se ne godono solo poche tracce, tra cui questa.