Questo articolo, da un’idea di Stefano Accorsi

Sta girando in queste ore l'hashtag #daunideadistefanoaccorsi: una breve spiegazione del perché e una raccolta dei suoi migliori esempi, tra Instagram e Twitter

Martedì 24 marzo Sky Atlantic, il canale di Sky dedicato alle serie televisive, ha trasmesso i primi due dei dieci episodi di 1992. La serie, prodotta da Wildside in collaborazione con Sky e LA7, racconta gli eventi di quell’anno attraverso le vite di sei personaggi. Uno di loro è Stefano Accorsi, che interpreta Leonardo Notte, un pubblicitario di successo che lavorando per Publitalia ’80 (la concessionaria pubblicitaria di Fininvest) riesce a farsi notare da Marcello dell’Utri, che al tempo era presidente e amministratore delegato di Fininvest.

Oltre che attore Stefano Accorsi è anche, come mostrano i titoli di testa della serie, l’ideatore del soggetto su cui 1992 si basa: il nucleo di base del racconto, la trama generale da cui la sceneggiatura viene sviluppata. Già da alcune settimane la promozione fatta da Sky per 1992 ha molto puntato su Stefano Accorsi, non mancando mai di ricordare che, oltre che vederlo come protagonista, la serie nasce da una sua idea. L’insistenza è stata notata e su Twitter e Instagram ha iniziato a circolare l’hashtag #daunideadistefanoaccorsi, tramite la quale gli utenti dei social network, ironizzando sul fatto che l’idea su una serie televisiva sul 1992 non è – a loro modo di vedere – poi così originale, comunicano altre cose che potrebbero essere nate “da un’idea di Stefano Accorsi”.

 

 

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Intervistato il 25 marzo da Famiglia Cristiana, Stefano Accorsi ha spiegato la nascita della sua idea:

“Ero stupito che nessuno avesse ancora cercato di raccontare, al cinema o in Tv, tutta quelle cose accadute. Così ne ho parlato col produttore Lorenzo Mieli. Sulle prime non è stato facile, bisognava trovare una chiave. Per arrivare a una forma di racconto apparentemente così semplice, siamo passati attraverso milioni di idee. Volevo mostrare quello che succede nei palazzi e nei corridoi del potere, mostrare il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Poi gli sceneggiatori hanno avuto l’idea di mescolare personaggi inventati a quelli reali. Così la narrazione poteva godere di maggiore libertà. Meglio lasciare la Storia con la ‘s’ maiuscola sullo sfondo”