C’è un nuovo racconto su Sherlock Holmes?

Uno scozzese dice di aver ritrovato un nuovo scritto di Arthur Conan Doyle, ma ci sono dei dubbi sulla sua autenticità

Venerdì 20 febbraio diversi siti e giornali britannici hanno scritto che in Scozia è stato ritrovato un racconto di Arthur Conan Doyle con protagonista il detective Sherlock Holmes di cui fino ad oggi non si conosceva l’esistenza. Il racconto è lungo circa 1.300 parole ed è stato ritrovato da Walter Elliot, che alcuni giornali – tra cui il Guardian e il Daily Telegraph – descrivono come uno storico, mentre altri – tra cui BBC e l’Indipendent – come un taglialegna in pensione. Secondo la sua biografia sul sito della Scottish Poetry Library, Elliot è effettivamente un boscaiolo che in età avanzata si è dedicato alla composizione di poesie e che ha pubblicato alcuni libri sulla storia della poesia scozzese.

La notizia del ritrovamento del racconto, che si chiama Sherlock Holmes: Discovering the Border Burghs and, By Deduction, the Brig Bazaar, è stata ripresa dai giornali di tutto il mondo, perché l’ultimo racconto di Sherlock Holmes pubblicato da Arthur Conan Doyle risale al 1927. Il racconto però non è firmato: alcuni esperti di Sherlock Holmes stanno mettendo in dubbio che sia stato scritto davvero da Conan Doyle e credono che l’autore sia in realtà un imitatore. La maggior parte dei media britannici ha dato per certo che la storia fosse autentica, anche se a sostenerlo per ora è solo l’autore del ritrovamento. Il personaggio di Sherlock Holmes è probabilmente il più famoso detective della storia della letteratura: fu inventato da Sir Arthur Conan Doyle, scrittore e medico scozzese che pubblicò la prima storia su di lui, Uno studio in rosso, nel 1887. L’ultima storia di Sherlock Holmes, L’avventura del Shoscombe Old Place, fu pubblicata nel 1927; Conan Doyle morì nel 1930. Da allora sono stati scritti su Sherlock Holmes moltissimi saggi, racconti e romanzi, e sono state prodotte serie televisive e film di grande successo.

Walter Elliot, che ha 80 anni, ha detto di avere ritrovato il racconto di Conan Doyle poco tempo fa, mentre faceva delle ricerche nella soffitta della sua casa a Selkirk, in Scozia. Il racconto è contenuto in un libro con una copertina flessibile marrone, alto circa venticinque centimetri e largo otto. Secondo la ricostruzione di Elliot, il libro fu stampato per una festa che si tenne nel dicembre del 1903 a Selkirk: la festa era stata organizzata per raccogliere fondi da usare nella ricostruzione di un ponte in legno distrutto da un’alluvione l’anno precedente (il ponte fu poi effettivamente ricostruito, in ferro, ed esiste ancora oggi). A quel tempo Arthur Conan Doyle era già noto per avere appena pubblicato uno dei suoi romanzi più famosi, Il mastino dei Baskerville. Inoltre era un turista affezionato della città e delle zone circostanti. In occasione della festa fu stampato un libro di 48 pagine intitolato The Book o’ the Brig, dove era contenuto, oltre a racconti e componimenti di autori locali, anche un racconto di Sherlock Holmes, non firmato: secondo Elliot fu scritto da Conan Doyle stesso.

Elliot ha detto di non ricordare con precisione come ottenne il libro: probabilmente lo ricevette in regalo da un amico quaranta o cinquant’anni fa e poi se n’é dimenticato. Non ha saputo dire quante copie ne furono stampate o se la storia fu pubblicata altrove. Elliot ha spiegato: «Ovviamente [Conan Doyle] conosceva molto bene i dintorni perché ci sono molti dettagli locali nella storia. Il racconto non è firmato, e io non sono uno specialista, ma il vocabolario sembra molto vicino a come scriveva Conan Doyle. Sono abbastanza sicuro che l’abbia scritta lui». Il racconto è in realtà una conversazione tra Sherlock Holmes e il suo braccio destro, il dottor Watson, riguardo il ponte di Selkirk (è stato pubblicato integralmente dal Daily Telegraph).

Mattias Boström, scrittore svedese esperto di Sherlock Holmes e membro di Baker Street Irregulars, un’associazione di appassionati di Sherlock Holmes che organizza ogni anno un evento a tema a New York, ha pubblicato sul sito I hear of Sherlock un lungo post riguardo il ritrovamento del racconto da parte di Elliot. Secondo Boström, il racconto non fu scritto da Conan Doyle, nonostante l’autore in quei giorni si trovasse effettivamente a Selkirk. Boström ha riportato diverse prove a sostegno della sua teoria. Per prima cosa, ha scritto Boström, in quei giorni Conan Doyle tenne un discorso in un teatro della città in cui declamò alcuni suoi romanzi: l’introduzione a quel discorso fu fatta dallo storico Thomas Craig-Brown e ripresa estesamente sul settimanale locale The Southern Reporter. La cosa curiosa è che Craig-Brown, almeno secondo l’articolo che uscì, non citò mai il presunto nuovo racconto di Conan Doyle.

Boström ha scritto inoltre che per la festa che si tenne a Selkirk e citata da Elliot furono pubblicati diversi libri – forse tre, uno per giorno – tra i quali c’era anche quello dove si ritiene sia contenuto il racconto di Conan Doyle. Nella pubblicità apparsa sul Southern Reporter per promuovere l’uscita dei libri – e formata da un elenco delle cose contenute nelle pubblicazioni – c’era scritto: “6. Interviste rilevanti: I. Walter Scott, II. Mungo Park, III. Sherlock Holmes”. Si trattava di tre racconti con delle finte conversazioni con tre personaggi: il terzo punto, riferito a una conversazione con Sherlock Holmes, è il presunto nuovo racconto di Conan Doyle. Gli altri due personaggi citati erano lo scrittore Walter Scott, che fu sceriffo nella contea di Selkirk, e Mungo Park, un esploratore del Settecento. Nella pubblicità non c’era scritto niente di un racconto di Conan Doyle, nonostante l’indubbio richiamo che avrebbe esercitato. La conversazione con Sherlock Holmes, poi, inizia così:

“Ne abbiamo abbastanza di vecchi romantici e uomini viaggiatori” disse il direttore, mentre scriveva con una matita blu sulla sua copia, e faceva delle correzioni per la grande edizione del sabato del Bazaar Book. “Vogliamo qualcosa di aggiornato. Perché non parliamo con “Sherlock Holmes”?

Il nome del detective è scritto tra virgolette, un’accortezza frequente, dice Boström, quando i giornali dell’epoca parlavano di Sherlock Holmes. I personaggi citati nell’incipit sono Scott e Park, i protagonisti delle due conversazioni precedenti. Secondo Boström, è molto probabile che le conversazioni con questi tre personaggi fossero state scritte da un unico autore, perché furono raggruppate assieme nell’inserzione pubblicitaria pubblicata sul Southern Reporter, e perché in quella a Sherlock Holmes furono inseriti riferimenti alle altre due interviste. Secondo Boström, è improbabile che sia stato Conan Doyle a scrivere tutte e tre le conversazioni, e di conseguenza non fu lui a scrivere la storia su Sherlock Holmes: «La conclusione è che qualcuno con almeno un po’ di talento letterario scrisse queste tre interviste. La storia perduta di Sherlock Holmes è senz’altro un pastiche. Non uno molto buono, ma uno precoce, e un buon esempio di come la creazione di Conan Doyle era usata liberamente da altri autori. Dovrebbe essere ricordata per questo, e per nient’altro».

Foto: Arthur Conan Doyle nel 1923 (AP Photo)

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