• Cultura
  • mercoledì 18 febbraio 2015

Il nuovo video delle Pussy Riot

Si intitola "I Can't Breathe" ed è ispirata alla storia di Eric Garner, l'americano nero morto per soffocamento durante il suo arresto

Il gruppo musicale russo Pussy Riot ha pubblicato una nuova canzone dal titolo I Can’t Breathe (“Non respiro”), ispirata alla storia di Eric Garner, l’americano nero morto per soffocamento il 17 luglio 2014 a causa dei metodi brutali usati dalla polizia di New York durante il suo arresto. Nel video di I Can’t Breathe si vedono le due cantanti vestite con l’uniforme della OMON (la polizia antiterrorismo russa) distese in una fossa che vengono lentamente sepolte vive. I Can’t Breathe è il primo pezzo cantato in inglese delle Pussy Riot, che hanno composto questa canzone dopo aver preso parte alle manifestazioni per la morte di Garner, quelle in cui lo slogan più usato dai manifestanti era appunto “I can’t breathe” – “Non respiro” – cioè le ultime parole pronunciate dall’uomo prima di morire soffocato da un poliziotto.

Le Pussy Riot – che originariamente erano tre: oltre a Nadya Tolokonnikova e Masha Alyokhina faceva parte del gruppo anche Yekaterina Samutsevich – furono arrestate a Mosca a inizio marzo 2012 e condannate a 2 anni di carcere per “teppismo aggravato dall’odio religioso” perché il 21 febbraio 2012, durante una manifestazione contro il governo, erano salite sul presbiterio della Cattedrale di Cristo Salvatore e avevano cominciato a cantare una specie di preghiera punk con il ritornello “Madonna, liberaci da Putin”. Nell’ottobre 2012 Yekaterina Samutsevich fu liberata su decisione della Corte d’appello, che accolse la tesi dell’avvocato difensore secondo cui quando la polizia trascinò Samutsevich fuori dalla cattedrale in cui si stavano esibendo le Pussy Riot, la ragazza aveva ancora la chitarra nella custodia e non si sarebbe potuta quindi esibire. Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova uscirono dal carcere il 23 dicembre 2013, grazie a un’amnistia approvata dal Parlamento russo.

Il video di I Can’t Breathe è anche una protesta contro la situazione politica in Russia e contro il suo presidente Vladimir Putin: l’immagine delle cantanti che vengono sepolte vive vuole denunciare i seppellimenti notturni dei soldati russi che muoiono nella guerra in Ucraina, cui secondo le Pussy Riot l’esercito del loro paese sta segretamente partecipando.

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