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  • mercoledì 12 Novembre 2014

La chiusura di Ellis Island, 60 anni fa

La storia e la fine che ha fatto il più importante e conosciuto punto di ingresso per chi voleva immigrare negli Stati Uniti: ci passarono 12 milioni di persone tra il 1892 e il 1954

Il 12 novembre 1954, esattamente 60 anni fa, chiudeva il centro di immigrazione di Ellis Island, che fu il principale punto d’ingresso per i migranti che sbarcavano negli Stati Uniti. Si stima che più di 12 milioni di persone siano entrate nel paese attraverso l’isola tra il 1892 e il 1954.

Per 62 anni le persone arrivarono a Ellis Island da tutto il mondo per cercare di ottenere il visto per diventare cittadini statunitensi: dopo l’attracco dei traghetti, gli immigrati sbarcavano sull’isola ed entravano nell’aula addetta alla registrazione dei nuovi arrivati, dove i medici controllavano se avessero problemi fisici e i funzionari si accertavano che i loro documenti fossero legali. Quasi la metà della popolazione americana attuale ha almeno un antenato che è arrivato negli Stati Uniti attraverso Ellis Island, ma non era il solo punto di entrata nel paese: c’erano anche i porti di Philadelphia, Boston e Baltimora.

Nel 1820 il Dipartimento di Stato federale americano cominciò a tenere statistiche ufficiali sull’immigrazione, poiché precedentemente non c’erano molti controlli su chi entrava nel paese. La prima struttura per la registrazione degli immigrati – chiamata Castle Garden – fu aperta nel 1855 dalo Stato di New York su un’isola a sud-est di Manhattan. Nel 1876 la Corte Suprema emanò una legge che stabiliva che l’immigrazione dovesse essere sotto il controllo federale, così il governo fece un accordo con lo Stato di New York per gestire insieme Castle Garden. L’accordo resse solo fino al 1890, quando il governo federale volle assumere il controllo diretto dell’isola: dopo il rifiuto dello Stato di New York, il governo decise allora di utilizzare il Barge Office, una vecchia struttura in Whitehall Street, vicino a Manhattan: fu operativa dal 18 aprile 1890 al 31 dicembre 1891, quando venne completata la nuova struttura permanente di Ellis Island.

Ellis Island, che è situata nella parte alta della baia di New York, era in realtà costituita da tre piccole isole, che furono destinate alla costruzione di una grande struttura per accogliere e registrare i migranti: un’isola fu utilizzata come base per l’edificio amministrativo, una seconda per un grande ospedale e la terza per un piccolo ospedale per malattie infettive. Il 1 gennaio 1892 arrivò la prima immigrata che passò da Ellis Island per ottenere il visto per gli Stati Uniti: era Annie Moore, una ragazzina di 15 anni che arrivava dal’Irlanda. Quel giorno passarono dal centro immigrazione circa 700 persone, per arrivare a un totale di 450mila immigrati soltanto nel corso del primo anno di apertura.

Il 15 giugno 1897, con 200 immigrati presenti sull’isola, si sviluppò un grande incendio sull’isola, che distrusse completamente le strutture di legno degli edifici. Non ci furono morti, ma bruciarono tutti i vecchi dati di registrazione degli immigrati dal 1840 al 1890 e anche alcuni della stessa Ellis Island. Il centro di immigrazione fu spostato di nuovo al Barge Office, fino alla ricostruzione in mattoni, e in altri materiali resistenti agli incendi, delle strutture a Ellis Island, che fu riaperta il 17 dicembre 1900. Fino al 1920 l’isola fu utilizzata per registrare i migranti, mentre in seguito passarono di lì soltanto le persone che venivano trattenute per qualche ragione, prima di essere ammesse negli Stati Uniti: gli altri passeggeri delle navi, con i documenti a posto, venivano registrati direttamente a bordo.

Il 12 novembre 1954 Ellis Island fu chiusa, e gli edifici andarono in rovina per il disuso. Nel 1990 fu avviato un programma di interventi per restaurare i vecchi edifici e le strutture che facevano parte della storia americana: fu anche fondata, nel 1999, un’organizzazione chiamata “Save Ellis Island” (Salviamo Ellis Island). Oggi Ellis Island è aperta al pubblico, con un museo e un centro per i visitatori, dove le persone possono cercare negli archivi – digitalizzati – i nomi delle persone che passarono dal centro di immigrazione.