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  • martedì 25 Febbraio 2014

L’attacco di Boko Haram in una scuola in Nigeria

Il gruppo islamista ha ucciso almeno 59 studenti tra gli 11 e i 18 anni, per colpire un "simbolo della cultura occidentale"

Nella notte tra lunedì 24 e martedì 25 febbraio alcuni uomini armati appartenenti al gruppo islamista estremista Boko Haram hanno ucciso e bruciato i corpi di 59 studenti di una scuola secondaria a Buni Yadi, vicino a Damaturu, la capitale di Yobe, stato settentrionale della Nigeria. Gli studenti avevano un’età compresa tra gli 11 e i 18 anni. Secondo i sopravvissuti, gli islamisti hanno dato fuoco alla residenza dove stavano dormendo gli studenti, poi hanno tagliato la gola a quelli che hanno cercato di scappare dalle finestre. Infine, altri corpi sono stati trovati nella boscaglia a fianco della scuola con delle ferite di arma da fuoco. Il commissario di polizia locale, Sanusi Rufai, ha detto alla stampa che l’intero complesso scolastico, formato da 24 edifici, è stato raso al suolo durante l’attacco.

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Non si tratta della prima strage di questo tipo compiuta da Boko Haram: il 29 settembre scorso, per esempio, alcuni militanti del gruppo islamista avevano ucciso più di 50 studenti di una scuola nel distretto di Gujba, sempre nello stato di Yobe. E nei quattro mesi precedenti altri attacchi contro scuole e università avevano causato la morte di almeno 60 persone. Per il gruppo – fondato nel 2002 da Ustaz Mohammed Yusuf nello stato del Borno – gli istituti scolastici rappresentano un simbolo della cultura occidentale: Boko Haram significa “L’educazione occidentale è peccato”, mentre il vero nome del gruppo è Jama’atu Ahlis Lidda’awati wal-Jihad, che in arabo sta per “Popolo impegnato nella diffusione degli insegnamenti del Profeta e della Guerra santa”.

Boko Haram agisce nel nord della Nigeria – che è il paese più popoloso dell’Africa e che ha la sua maggiore ricchezza economica nel petrolio: qui la maggior parte della popolazione è musulmana, mentre il sud del paese è prevalentemente cristiano. Nel 2009, tra crescenti tensioni religiose, sono iniziati gli scontri tra l’esercito nigeriano e le milizie di estremisti islamisti: Boko Haram, il cui obiettivo è la creazione di uno stato islamico nel nord della Nigeria, è diventato rapidamente il maggior pericolo per la sicurezza interna del paese. Solo nell’ultimo mese il gruppo ha ucciso circa 300 persone, la maggior parte civili. Finora la polizia e l’esercito governativo non sono stati in grado di difendere la popolazione. Nemmeno l’ultima grande offensiva ordinata dal presidente nigeriano Goodluck Jonathan dello scorso maggio ha dato i suoi frutti, alimentando al contrario le rappresaglie di Boko Haram sui civili.

Il segretario di stato americano John Kerry ha condannato l’azione di Boko Haram definendola “un atto di terrore” e ha aggiunto che il suo governo fornirà assistenza a quello nigeriano nella lotta anti-terrorismo. Lunedì il presidente nigeriano Jonathan aveva difeso l’operato dei militari, sostenendo che dei piccoli ma significativi successi erano stati raggiunti nella lotta contro Boko Haram, grazie soprattutto all’assistenza delle autorità del vicino Camerun. La situazione per gli abitanti delle zone nord-orientali della Nigeria rimane comunque molto critica: oltre alle violenze compiute dai militanti islamisti, alcune organizzazioni umanitarie hanno accusato gli stessi militari di avere compiuto ripetute violazioni dei diritti umani sulla popolazione locale, specialmente sulle persone giudicate collaborazioniste di Boko Haram.