Le migliori canzoni di Jovanotti

Le migliori canzoni di Jovanotti, per prepararsi al concerto "Lorenzo negli stadi" che va su RaiUno stasera

Stasera RaiUno trasmette “In questa notte fantastica-Lorenzo negli stadi”, il film-documentario sul tour di concerti in tredici tappe che Jovanotti ha fatto tra giugno e luglio di quest’anno. Queste sono le diciassette canzoni che Luca Sofri, peraltro direttore del Post, aveva scelto per il suo libro Playlist (con qualche integrazione), per chi è stato ai concerti del tour, per chi stasera vuole guardare il concertone in tv e e per tutti gli altri a cui verrà voglia di riascoltarle.

Jovanotti è una cosa formidabile accaduta alla musica italiana, e senza rivali. È andato sempre migliorando – ma sul suo “periodo pirla” si è moraleggiato con ridicola severità – ha voluto capire il mondo, è rimasto umile anche quando era diventato il numero uno, e capisce molto di musica. Che per lui è una cosa più complessa, istantanea o fluida di una canzone: e quindi solo nel 2006 ne ha fatta una convenzionale di bellezza eterna. Quanto a cantare, dice lui: «Siccome sono stonato…».

Gente della notte

(Giovani Jovanotti, 1990)
La scrisse dopo un ritorno a casa notturno in un taxi in cui aveva sentito “Walk on the wild side”, a Londra. All’inizio canta un po’ troppo sdolcinato, ma il racconto della vita e degli animali notturni è perfetto. Il modello elencatorio è un classico dei suoi testi. “Mi chiamo Jovanotti e faccio il deejay, non vado mai a letto prima delle sei” fu una specie di biglietto da visita, allora: ma la frase che più lo rappresenta ancora è “sapere che nel mondo nessuno è normale, ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare”. Però l’uso del “gli” in “a me piace la notte e gli voglio bene” è imperdonabile anche a uno che frequenta da sempre gli slang giovanilistici.

Ragazzo fortunato
(Lorenzo 1992, 1992)
Gran leggerezza, ma già con citazione di Siddartha. Canzone canticchiabilissima e allegra: e ce ne fossero, di persone che hanno la percezione delle proprie fortune.
«Il mio pezzo italiano di riferimento come punta massima della perfezione di scrittura, interpretazione e arrangiamento è “Azzurro”, a cui pensavo realizzando “Ragazzo fortunato”. Anche se non si sente».

Chissà se stai dormendo
(Lorenzo 1992, 1992)
L’arrangiamento è assai datato e il testo è imbarazzantemente teenager, ma il ritornello è appiccicosissimo: “ti vedo scritta su tutti i muri, ogni canzone mi parla di te”. E poi è fantastico come dice “le giusti-fi-ca-zioni”. «All’epoca per me scrivere canzoni d’amore era un po’ una fatica, lo facevo perché sapevo che in un album ce n’era bisogno se uno voleva sfondare, ma fosse stato per me avrei fatto solo martelloni».

Le storie d’amore
(Mix 1992, 1992)
Era una canzone di Luca Carboni, con cui Jovanotti fece una tournée nel 1992. E nelle prove si inventarono questa versione rappata, con gran ritmetto e il famoso verso “questa falsa divisione tra puttane e spose”.

Piove
(Lorenzo 1994, 1994)
Il repertorio mondiale di canzoni piovose era già sterminato e contava anche l’omonima “Piove” di Modugno. Ma, “piove, Madonna come piove” si trovò un suo spazio inviolato, e tutta la canzone suona davvero come un temporale ad agosto. Eppure, nacque e fu incisa nel giro di un’ora, per dare un lato B a “Penso positivo”: «La portai a Cecchetto e lui disse che ero matto a considerarla un lato B e che dovevo tenerla per l’album, che sarebbe stato un singolo. Allora tornai in studio per farla meglio ma veniva peggio, e così tenni quella versione sgangherata, che poi tanto sgangherata evidentemente non era».

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