La vita delle coriste

Un documentario racconta le storie delle cantanti che vediamo sempre ma non notiamo mai (e 6 canzoni che non riconosceremmo, se non ci fossero)

attends a celebration of Carole King and her music to benefit Paul Newman's The Painted Turtle Camp at the Dolby Theatre on December 4, 2012 in Hollywood, California.
attends a celebration of Carole King and her music to benefit Paul Newman's The Painted Turtle Camp at the Dolby Theatre on December 4, 2012 in Hollywood, California.

“Le avete viste ma non le avete notate. Avete sentito la loro voce ma non le avete ascoltate”. Il critico cinematografico americano Mark Olsen descrive così il lavoro delle protagoniste di 20 Feet From Stardom (traducibile in italiano con “A qualche metro dalla notorietà”), un documentario che racconta le vite di un gruppo di coriste. Persone che hanno cantato in pezzi famosissimi e accanto a celebrità globali ma che non conosce praticamente nessuno, dato che negli anni non si sono costruite una carriera da soliste. Il documentario è diretto da Morgan Neville: è uscito negli Stati Uniti il 13 giugno 2013, è stato proiettato durante la prima serata del Sundance Film Festival 2013 e ha ricevuto ottime recensioni sui giornali statunitensi.

L’idea di raccontare questa storia è venuta al produttore Gil Friesen mentre era a un concerto di Leonard Cohen. Friesen si è poi messo in contatto con Neville, che in precedenza aveva lavorato già a documentari musicali, come ad esempio “Crossfire Hurricane”, incentrato sui Rolling Stones. Neville racconta che ciò che l’ha convinto a realizzare questo film è stata la volontà di raccontare «non più il fallimento di chi prova una carriera solista e non ce la fa, ma ciò che succede nella terza parte del film, cioè come si arriva ad apprezzare una persona per come reagisce alla perdita del sogno della propria vita».

Nel documentario compaiono anche cantanti molto noti come Mick Jagger, Sting e Bruce Springsteen. Proprio Springsteen prova a spiegare che spesso molte coriste sono nere perché il botta-e-risposta cantato fra un solista e un coro è tipico della musica gospel, molto popolare fra le comunità afroamericane nel secondo dopoguerra. Il documentario racconta le grandi storie di alcune di queste cantanti: per esempio quella di Merry Clayton, che quando i Rolling Stones registrarono “Gimme Shelter” fu chiamata a notte fonda e corse allo studio di registrazione con i bigodini ancora nei capelli, per di più incinta (è lei che canta assieme a Mick Jagger il celebre passaggio “it’s just a shot away”). La stessa Clayton cantò – sentendosi «molto a disagio», dice – anche in “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd, una delle canzoni simbolo dell’immaginario “redneck”, cioè sudista e repubblicano, scritta dalla band statunitense in risposta a “Alabama” di Neil Young.

Lisa Fischer, una corista di 54 anni, canta in tour con i Rolling Stones dal 1989 e nel corso della sua carriera ha collaborato con Tina Turner, Sting, Dolly Parton, Beyoncé, Alicia Keys e Aretha Franklin, fra gli altri: nel 1992 vinse anche un Grammy con la canzone “How Can I Ease the Pain”, ma non completò mai il suo secondo disco. «Quando cominci a notarci all’interno delle canzoni, ti rendi conto che siamo ovunque, tesoro. O-vun-que», ha raccontato a un giornalista del New York Times. Di seguito il trailer del documentario. Non è ancora stato resto noto se verrà distribuito anche nei cinema italiani.

Bonus: 6 canzoni che non riconosceremmo senza “backing vocals”

Rolling Stones – Gimme Shelter (backing vocals: Merry Clayton)



Eric Clapton – Layla (backing vocals: Katie Kissoon, Tessa Niles)



Lynyrd Skynyrd – Sweet Home Alabama (backing vocals: Clydie King, Merry Clayton)

Lou Reed – Walk On The Wild Side (backing vocals: Dari Lallou, Karen Friedman, Jacki Campbell e Casey Synge)

Elvis Presley – Suspicious Mind (backing vocals: Donna Jean Godchaux)

Queen – Somebody To Love (backing vocals: i Queen stessi, con la loro voce remixata)

foto: Merry Clayton durante un concerto (Michael Buckner/Getty Images)