Banzai si offre di salvare Splinder

Andrea Santagata, che partecipò alla nascita della piattaforma, ne racconta la storia e propone una via d'uscita per gli utenti

Dopo che voci sulla sua imminente dismissione giravano in rete da qualche settimana, martedì la società Dada che gestisce la popolare piattaforma per blog Splinder ha annunciato che Splinder sarà chiuso il 31 gennaio prossimo, e i suoi servizi interrotti. Significa che decine di migliaia di blog – al 2008 risultavano 400 mila blogger su Splinder, anche se probabilmente diminuiti da allora – non esisteranno più tra due mesi, e moltissimi utenti stanno cercando di attrezzarsi per faticosi e complessi traslochi su altre piattaforme. Splinder fu creato nel 2001 da un gruppo italiano a cui partecipò Andrea Santagata, oggi responsabile di Banzai Media (il gruppo Banzai partecipa anche alla società che edita il Post, ndr), a cui abbiamo chiesto di raccontarcene la storia e spiegare cosa sia successo dopo.

Come nacque Splinder?
Eravamo un gruppo di amici al bar. Marco (Palombi) Francesco (Delfino) e Paolo (Werbrouck) di Tipic, avevano sviluppato un embrione di piattaforma di creazione blog su base Drupal. Fabio (Cabula) ed io
seguivamo la sera per passione Bloggando, un sito che recensiva i blog italiani, allora ben 900 (fra cui quello di Luca Sofri, il peraltro direttore del Post). Una sera ci siamo incontrati insieme per un aperitivo ed è nata l’idea di Splinder: un sistema facile, in italiano, per creare e gestire il proprio blog. Marco si è inventato il nome e faceva girare il gruppetto, Fabio e io abbiamo progettato usability e funzionalità, Paolino ha scritto tutto il codice.

Come mai ebbe questo grande successo?
Perché fu la prima piattaforma disponibile in lingua italiana. Perché era estremamente facile da usare. Perchè offriva funzionalità molto interessanti per allora come ad esempio i commenti … e soprattutto perchè era iniziata in tutto il mondo l’era dei blog.

E in questi dieci anni cosa è successo?
Il successo di Splinder è stato immediato, decine di nuovi blog aperti ogni giorno di tutti i generi (c’era pure il blog di Platinette, per dire). Poi negli anni sono arrivate nuove piattaforme sempre più evolute, come WordPress, e Splinder ha perso un po’ di terreno, ma è comunque rimasta una delle più importanti piattaforme di blogging in Italia.

C’è mai stato un modello di business?
Forse questo è il problema delle piattaforme di creazione di blog. Tanti utenti attivi che fanno molto traffico ma è traffico “loro” che porta scarsi ricavi pubblicitari a chi offre il servizio e fare pagare il servizio non è realistico visto quante piattaforme gratis ci sono nel mondo.

Tu hai mai avuto un blog su Splinder?
Non ufficialmente (ok, per un paio di anni sì, ma non lo avevo detto a nessuno).

Come mai c’è stato un declino, negli ultimi anni?
Credo che sia molto difficile per una piattaforma italiana competere a lungo con piattaforme internazionali che godono di economie di scala molto diverse, ma soprattutto di comunità di utenti che contribuiscono alla loro evoluzione. Se pensiamo che già si fa fatica, come abbiamo detto, a far quadrare i conti, il gioco è fatto: a favore degli altri, purtroppo.

Come ti spieghi la decisione di Dada di chiudere Splinder?
Immagino abbia a che fare con questo: non riuscire non dico a farci soldi ma neanche a coprire tutti i costi, e forse a essersi resi conto che ormai la piattaforma era rimasta indietro. Però dispiace molto anche perché ci sono ancora moltissimi utenti attivi su Splinder: e poi rappresenta un brand importante nella storia del web italiano. Come Banzai, anche visto il legame affettivo, potremmo proporre a Dada di prendere noi in gestione il servizio per continuare ad erogarlo.

La chiusura di Splinder sta dentro un declino complessivo dei blog rispetto ai social network, secondo te?
No. Credo che il fenomeno dei social network stia anzi riqualificando l’uso dei blog. Prima di Facebook e Twitter, se volevo segnalare una notizia , o postare un video, potevo solo usare un blog. Adesso tutte questa informazione legata a segnalazioni, conversazioni o contenuti personali, si sta spostando sui social, lasciando ai blog il ruolo di approfondimento che era poi secondo me lo spirito originario con cui i blog erano nati.

(AP Photo/Tony Dejak)