Come la tecnica cambia il corpo umano

Il premio Nobel Robert Fogel spiega nel suo nuovo libro perché siamo diventati più alti e longevi in così poco tempo

Robert William Fogel è uno storico ed economista americano nato nel 1926. Fin dall’inizio della sua carriera accademica, si è interessato ad un approccio negli studi storici che si stava diffondendo nelle università americane nei primi anni Sessanta: quello basato sulla raccolta di una grande quantità di dati, che venivano poi rielaborati in modo da trarne statistiche, percentuali, definizioni di andamenti storici di lungo periodo, un approccio chiamato “cliometria” (da Clio, la musa della storia nella mitologia greca). Oltre a essere stato uno dei primi a dedicarsi a questo genere di studi, che avrà tanto successo negli Stati Uniti da essere chiamato anche “nuova storia economica”, Fogel è stato anche uno dei migliori nel proprio campo. Nel 1993 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia «per aver rinnovato le ricerche di storia economica tramite l’applicazione di teorie economiche e metodi quantitativi, per spiegare i cambiamenti economici e istituzionali». Se nelle facoltà di Storia, oggi, è possibile dare un esame di statistica, questo si deve soprattutto alla fortuna del metodo seguito da Fogel.

Il prossimo mese, l’anziano professore (insieme a Roderick Floud, Bernard Harris e Sok Chul Hong) pubblicherà per la Cambridge University Press un volume che riassume i risultati di decenni di studi da parte sua e dei suoi collaboratori, dal titolo «The Changing Body: Health, Nutrition, and Human Development in the Western World Since 1700». L’assunto principale è che a partire dal 1700 il corpo umano sia cambiato molto profondamente e molto rapidamente nella forma e nella longevità, più di quanto si fosse modificato in molti millenni prima di allora. Una “evoluzione” come quella di cui parla Darwin, ma avvenuta in un lasso di tempo molto breve. Le cause del cambiamento sono il miglioramento nella produzione del cibo e delle tecniche sanitarie.

Tra i diversi esempi contenuti nel libro, possiamo prendere il cambiamento del corpo umano negli Stati Uniti nell’arco di poco più di un secolo: nel 1850 l’altezza media di un uomo adulto era di un metro e settanta per 66 chili e l’aspettativa di vita era intorno ai 45 anni. Negli anni Ottanta, un uomo intorno ai trent’anni era alto in media 1,77 metri, pesava 79 chili e poteva ragionevolmente sperare di vivere più di 75 anni. Quello che aveva reso possibile il miglioramento, secondo Fogel, era anzitutto la migliore nutrizione garantita alle madri incinte e ai bambini nei primi anni di vita, che garantiva una maggior resistenza alle malattie nelle generazioni successive e dunque una maggior capacità di lavoro. Lavoro che a sua volta produceva più cibo, innescando un circolo virtuoso.

Uno dei problemi maggiori in questo genere di ricerche deriva dalla scarsità dei dati e dalla loro difficile reperibilità, ma Fogel e i suoi colleghi sono soliti spendere moltissimo tempo negli archivi e nei catasti, per raccogliere una quantità enorme di dati grezzi su migliaia di persone da cui trarre le informazioni generali sulla mortalità infantile, sulla produttività, sugli standard di vita nel corso dei secoli e nelle diverse regioni dei paesi occidentali. I risultati sono poi organizzati in grafici e tabelle.

Anche se le principali acquisizioni di Fogel non sono messe in discussione, le cause precise del cambiamento di peso, altezza e aspettativa di vita sono meno certe, e diversi studiosi hanno criticato l’eccessivo importanza data alla produzione del cibo. Alcuni storici preferiscono spostare l’attenzione sulla prevenzione delle malattie infettive e sul miglioramento degli standard sanitari negli ospedali, che avvennero nel corso del XIX secolo. L’altezza potrebbe essere un indicatore meno utile del previsto, osservano altri, se si tiene conto del fatto che gli adulti africani sono in media molto più alti di quelli indiani, anche se le loro condizioni di vita sono decisamente peggiori.

Nonostante i punti in discussione, gli studi di Fogel hanno ispirato diverse ricerche recenti e possono trovare un utilizzo nelle decisioni delle politiche umanitarie: la Harvard School of Public Health ha da poco pubblicato i dati di una ricerca sull’altezza di un gruppo di donne in diversi paesi in via di sviluppo. I risultati mostrano un peggioramento dei valori medi in alcune zone del mondo, e indicano così la necessità di un intervento. Come riporta il New York Times, quello che Fogel non si sarebbe mai aspettato quando iniziò i suoi studi negli anni Cinquanta (allora era anche un militante comunista) era la percentuale altissima di obesi presente oggi in diversi paesi occidentali: ovvero che l’eccesso di crescita sarebbe diventato un problema.

Foto: EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images

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