“Sono politicamente un morto che cammina”

Drago, il deputato UdC interdetto dai pubblici uffici, parla del corteggiamento ricevuto dal premier

Giuseppe Drago è il deputato dell’UdC interdetto dai pubblici uffici con sentenza definitiva, e nonostante questo ancora attivo e operativo in parlamento, in attesa che la giunta delle elezioni decida una volta per tutte la sua decadenza dall’incarico. Fino a quel momento però Drago esiste e conta come tutti gli altri, e per questo nelle ultime settimane è stato oggetto insieme ad altri di un serrato corteggiamento da parte del centrodestra, e i retroscena politici lo hanno indicato come uno dei possibili componenti del cosiddetto “gruppo di responsabilità nazionale” che dovrebbe sostenere il governo e rendere superflui i voti dei finiani.

Oggi Drago è intervistato su Repubblica da Antonello Caporale, che gli chiede conto della sua situazione giudiziaria e delle sue prossime mosse in Parlamento. Se le sue parole sono riportate esattamente, Drago dice di doversi liberare “di un macigno che mi pesa” e “dare sfogo alla rabbia che mi prende alla pancia”, addirittura dice che gli viene “voglia di urlare a squarciagola, o anche prendere un mitra”. Parla un deputato della Repubblica, e parla della sentenza di condanna per peculato ormai definitiva. Drago precisa che la sua interdizione non è perpetua – scade nel 2012, ma tanto lui sta lì anche adesso – e dice che il verdetto finale della giunta sul suo conto dovrebbe arrivare a dicembre: “stanno chiedendo a molti costituzionalisti”. Cosa ci sarà da chiedere, se è ufficialmente interdetto?

E poi discute dell’attualità politica e del suo ruolo. Discute si fa per dire: un po’ per la cripticità di determinate espressioni e un po’ perché le interviste di Antonello Caporale sembrano spesso dei dialoghi teatrali e non si sa mai come sia andata davvero. Drago si definisce “politicamente un morto che cammina”, sostiene che Casini è un suo amico ma che pende “verso il centrodestra”. Per questo, dice, “ascolterò le parole del premier, e deciderò”.

Prudente ed equilibrato. Peccato che non possa godersi il prosieguo dell’azione di governo.
«Però non sono nelle condizioni di Previti. Nel 2012 scade l’interdizione. E rientro nel Palazzo».

Sincero, pulito.
«Senza politica non ce la faccio, mi conosco».