Cos’è la pillola dei cinque giorni dopo

È stata appena approvata negli Stati Uniti, è in discussione in Italia

Il principio attivo è l'ulipristal acetato, che blocca l'effetto dell'ormone che stimola l'ovulazione

Cos’è
Un contraccettivo a base di ulipristal acetato, conosciuto con il nome Ella e prodotto da una piccola causa farmaceutica francese, la HRA Pharma. Nonostante il composto chimico abbia delle similitudini con quello della RU486 (che ha come principio attivo il mifepristone), la pillola dei cinque giorni dopo è un contraccettivo d’emergenza, non una pillola abortiva. Ella ha effetto per 120 ore dopo il rapporto sessuale, due giorni in più rispetto alla pillola del giorno dopo — che, malgrado il nome, ha effetto per tre giorni. I possibili effetti collaterali sono simili a quelli degli altri contraccettivi orali: mal di testa, nausea, crampi mestruali, dolore addominale e stanchezza.

Come funziona
Blocca l’effetto del progesterone, un ormone femminile che stimola la produzione delle proteine che determinano l’ovulazione. Il suo effetto va scemando man mano che i giorni passano, e rispetto alla pillola del giorno dopo diminuisce ancora di più le possibilità che una donna rimanga incinta. Se una donna che ha un rapporto sessuale non protetto ha circa una possibilità su venti di rimanere incinta, il New York Times scrive che la pillola del giorno dopo abbassa la possibilità a una su quaranta, mentre Ella a una su cinquanta.

Negli Stati Uniti e in Europa
In Europa è già stata approvata dall’EMEA, l’ente europeo per il controllo dei farmaci, ed è in vendita su prescrizione in molti paesi tra cui Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna. Negli Stati Uniti è stata invece approvata venerdì scorso dalla Food and Drug Administration (FDA) dopo un lungo dibattito tra i gruppi pro e contro aborto, diventando una battaglia politica che spesso prescinde dagli elementi scientifici.

«È molto importante che la FDA abbia preso questa decisione basandosi su prove scientifiche e non controversie politiche», ha detto Diana Zuckerman, presidente del Centro di Ricerca Nazionale per Donne e Famiglie. Wendy Right, presidente dell’associazione Donne Preoccupate per l’America, che si oppone all’aborto, ha detto invece che le considerazioni politiche sono ancora presenti nell’agenzia. «Il fatto che la FDA abbia aspettato fino a tarda notta di un venerdì d’agosto per comunicare la decisione sperando che nessuno prestasse attenzione è una decisione politica»

In Italia
L’Agenzia italiana del farmaco, l’AIFA, sta discutendo se approvarla o meno. La riunione avrebbe dovuto svolgersi il 23 e 24 marzo scorsi ma, ha dichiarato il ministro della sanità Ferruccio Fazio, è stata sospesa «in attesa di acquisire il parere degli esperti della commissione tecnico scientifica». La Stampa riporta le parole del ministro.

Si attende, quindi, il parere della commissione che dovrà pronunciarsi «su due quesiti preliminari e vincolanti — ha chiarito Fazio — il giudizio sulla sicurezza del farmaco in caso di uso ripetuto e individuazione delle modalità di controllo per evitare la ripetibilità dell’utilizzo nel caso in cui costituisca un fattore di rischio per la salute; approfondimenti sul meccanismo di azione del prodotto finalizzato alla valutazione di compatibilità con la legislazione vigente in tema di contraccezione e di aborto». Il ministro ha poi aggiunto che, «una volta acquisita la valutazione della commissione tecnica scientifica dell’Aifa», si rivolgerà al Consiglio superiore della sanità per un parere ulteriore sul farmaco in questione.