Un paese di navigatori

I politici italiani hanno la passione per le trasferte all'estero, un'inchiesta di Repubblica prova a fare qualche conto

Le mete sono spesso improbabili e Formigoni è tra i governatori che viaggiano di più

I viaggi all’estero dei politici e di chi ha incarichi istituzionali sono importanti per mantenere saldi i rapporti con i paesi amici, stringere nuovi rapporti diplomatici e creare nuove occasioni per il commercio. A volte però le cose sfuggono di mano. In una lunga inchiesta pubblicata su Repubblica, Davide Carlucci prova a fare qualche conto per capire quanto ci costano le trasferte di chi ci amministra e il quadro che ne viene fuori non è incoraggiante.

Nel 2009 in Piemonte si sono spesi circa 267mila euro per pagare i viaggi dei Consiglieri regionali. La Lombardia ha speso qualcosa in meno, circa 240mila euro, ma in compenso ne ha spesi 200mila per le sole spese del presidente, della giunta e dei sottosegretari. Se si contano anche le missioni in territorio regionale, la spesa aumenta considerevolmente e raggiunge i 3,6 milioni di euro.

Stando a un dossier compilato dal Popolo della Libertà, in Liguria tra il 2006 e il 2007 si sono spesi 2,8 milioni di euro per le trasferte. Alla cifra vanno aggiunti i 400mila euro per i viaggi degli assessori che hanno fatto qualche capatina in Cina, Canada, Uruguay, Brasile e Russia. In Trentino la spesa per le missioni nel 2005 si è attestata intorno ai 226mila euro, cifra che aumenta fino a 332mila euro nel 2006. Solo per i biglietti aerei, circa 750, la regione ha speso 193mila euro.

Tra le regioni che viaggiano di più figurano la Campania e il Lazio ma soprattutto la Sicilia: nel 2009 le spese per viaggi all’estero o in Italia sono costate alle casse pubbliche 450mila euro, con un incremento costante negli anni (nel 2006 erano 309mila) e casi clamorosi come quello di Giuseppe Gennuso, del Movimento per l’Autonomia, che è riuscito a trascorrere 122 giorni fuori dalla sua regione per svolgere 45 missioni istituzionali. Ogni pretesto è buono per arrivare negli Stati Uniti, meta tra le preferite: se Nino Strano, assessore al Turismo, va a Miami Beach per promuovere un festival di cinema (aprile 2010), Francesco Scoma, assessore nella giunta Cuffaro, è stato a New York (febbraio 2006) per un progetto d’inserimento lavorativo delle persone con disabilità: intento nobile, ma non si poteva fare tutto in Sicilia? Nella Grande Mela, del resto, Scoma ci è tornato tre anni dopo per il Columbus Day, accompagnato da altri due consiglieri regionali e dall’immancabile delegazione del governo regionale. Ma non ci sono solo gli States: dall’Australia al Marocco – senza trascurare Verona per il Vinitaly – non c’è destinazione dimenticata nell’intento ufficiale di promuovere la regione. La provincia di Siracusa, invece, intrattiene rapporti con l’Uzbekistan.

Le iniziative di promozione messe in campo dalla Sicilia non sembrano però dare i frutti sperati. Confturismo lo segnalava già nel 2007: la spesa di un miliardo e seicento milioni per il turismo non ha evitato il calo delle presenze nell’isola pari all’1,7%. Nel 2009 la diminuzione è stata del 7%, con un picco del 12% di turisti stranieri in meno.

La nuova grande occasione per le trasferte ora si chiama Expo di Shanghai. Le regioni hanno approntato molte spedizioni per la Cina con l’obiettivo di far conoscere le loro risorse e far viaggiare assessori, consiglieri, presidenti e all’occorrenza dipendenti. In Lombardia un gruppo di consiglieri regionali aveva già prenotato il viaggio nel mese di novembre, nonostante le elezioni di marzo avrebbero potuto decretare una loro uscita dal Consiglio regionale. Una delegazione del Comune di Milano, quattro consiglieri della maggioranza e tre dell’opposizione, è invece pronta per la partenza e anche il presidente della regione, Roberto Formigoni, potrebbe far presto un salto dalle parti di Shanghai.

Il vero globetrotter è il lombardo Roberto Formigoni: dal 1995, quando è stato eletto per la prima volta, ha guidato 49 missioni all’estero. Da Calcutta a Hanoi, il governatore ha girato mezzo mondo. Spesso, per raccogliere consensi per la candidatura di Milano all’Expo 2015, e almeno a questo la “politica estera” del governatore è servita. Ma cos’è rimasto, nella Storia, del suo incontro con Fidel Castro? E le affollate delegazioni regionali al Columbus Day di New York? Quella del 2004 avrebbe dovuto attrarre turisti per i Mondiali di Sci in Valtellina. Ma nelle valli di Sondrio non si è mai registrato un incremento dei visitatori americani. Ciò nonostante la Regione non manca un’edizione della manifestazione dedicata a Cristoforo Colombo che nel 2008 è costata alla Regione 170mila euro.

Formigoni è comunque in buona compagnia. Nichi Vendola ha compiuto alcuni viaggi in Montenegro, Albania, Istria, Egitto, Macedonia e Bosnia, mentre il molisano Michele Iorio sembra non possa resistere al fascino degli Stati Uniti e i motivi delle visite non sono sempre formalmente istituzionali: «Iorio è un assiduo del National Prayer Breakfast, un incontro di preghiera che ogni anno si svolge a Washington promosso da un’associazione conservatrice evangelica. E a nulla sono valse le proteste del consigliere Pd Michele Petraroia secondo il quale è inutile la presenza di un governatore a “un evento privato, teoricamente di mera spiritualità, organizzato da una potente lobby fondata da esponenti americani di estrema destra che hanno intrattenuto affari con i dittatori di mezzo mondo”».

Il vero problema delle trasferte dei politici, spiega Carlucci, è che non esistono strumenti adeguati per verificare utilità e risultati dei viaggi istituzionali. A volte la magistratura apre qualche fascicolo per controllare le spese sospette. Gianluca Rinaldin (PDL, Como) è accusato di corruzione e truffa per i suoi viaggi in Brasile, Lapponia e New Jersy, mentre l’ex assessore al turismo lombardo Piergianni Prosperini ha patteggiato tre anni e cinque mesi per corruzione: «le sue missioni spaziavano dalla Russia all’Eritrea, dove secondo i pm gestiva un traffico d’armi.

Memorabile anche la “missione istituzionale” del 2005 di Flavio Delbono, ex sindaco Pd di Bologna, a Città del Messico per un convegno ai tempi in cui era vicepresidente della Regione: in realtà era con la sua compagna di allora, Cinzia Cracchi, in un villaggio turistico dello Yucatan. Finse di aver perso il biglietto e si fece rimborsare 1.480 euro per “indennità di missione”. Delbono è stato, tra i consiglieri regionali emiliani, tra quelli che hanno speso di meno nell’ultima legislatura. I recordman sono altri, come Giuseppe Villani, del Pdl, che ha speso 25mila euro per andare dall’Argentina al Cile, o come il socialista Paolo Zanca, 33mila euro per puntate a New York, Taiwan, Zwolle, in Olanda, Rotenburg e Santiago.

Secondo l’esperto di internazionalizzazione Marco Mutinelli (Università degli Studi di Brescia), enti locali e politici dovrebbero concentrare gli sforzi per le missioni settoriali nei paesi davvero rilevanti per i rapporti economici. In Italia, però, si muovono tutti in ordine sparso e sono in pochi a voler davvero misurare l’efficacia e i risultati prodotti dalle missioni all’estero.