Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook Registrati Login

Il New York Times e la moschea

3 settembre 2010

Rompendo gli indugi, oggi il New York Times pubblica un appassionato editoriale del desk, intitolato “La sfiducia e la moschea” che fa il punto sul dibattito attorno all’edificazione del centro di cultura e preghiera islamica negli immediati dintorni di Ground Zero e sulle roventi polemiche nate sulla questione e ampiamente amplificate dai media.

Il direttivo del giornale ha scelto di assumere sull’argomento una posizione al limite della provocazione, mettendo per iscritto un atteggiamento di riprovazione nei confronti della sorprendente percentuale di cittadini della Grande Mela che, interrogati in un sondaggio sui loro sentimenti e sulla loro percezione della vicenda, esprimono sovente sospetto, preoccupazione, prevenzione nei confronti dell’universo musulmano, mostrando di dimenticare che quello stesso universo ormai è connesso, intrecciato, inestricabilmente legato al loro vivere quotidiano. I toni del pezzo poi salgono ulteriormente di temperatura allorché si chiede conto ad alcuni maggiorenti repubblicani in città – a cominciare da Rudolph Giuliani e dal candidato governatore Rick Lazio – delle dichiarazioni “istrioniche” rilasciate nell’occasione, spingendosi fino a qualificare l’edificazione di Park51 come un “trionfo terroristico”.

Quel del quotidiano più autorevole del mondo è un’irruzione sulla vicenda destinata a sollevare scalpore e reazioni dure, nel momento in cui l’atteggiamento conciliante esposto da numerosi repubblicani di primo piano sembrava opportunamente destinato ad ammorbidire i toni della questione. Certamente si tratta di una prima discesa in campo del quotidiano in vista dell’ormai imminente voto di novembre.

Di sicuro la strategia è quella di alzare il livello dello scontro mettendo con le spalle al muro quella fazione del partito repubblicano che negli ultimi mesi ha intensificato le strategie di sparigliamento e provocazione dello scenario politico Usa. Fa comunque piuttosto sensazione che, così prematuramente e con una simile virulenza, il giornale di New York si sia schierato e abbia acceso le polveri di una campagna che, contrariamente al 2008, arriverà a temperature emotive inconsuete e a fronteggianti poco cavallereschi.

Il NYT parla ai concittadini e ai lettori, rievoca un passato di intolleranza che non va risvegliato e chiede un esame di coscienza collettivo. Chiude invocando retoricamente il ricordo e la benedizione della Statua della Libertà e di ciò che simboleggia. Le risposte non tarderanno ad arrivare. Ma la mossa, giornalisticamente e anche socialmente, è di grande interesse.

Un commento

  1. jackg says:

    non sono d’accordo con il giudizio su questo articolo.

    “Il direttivo del giornale ha scelto di assumere sull’argomento una posizione al limite della provocazione”?
    Il direttivo del giornale, in qualità di gruppo di osservatori qualificati, esprime un’opinione (del tutto legittima e coraggiosa, non provocatoria)e la motiva sulla base di dati e fatti.

    “That includes Carl Paladino and Rick Lazio, Republicans running for governor who have disgraced their state with histrionics about the mosque being a terrorist triumph. And Rudolph Giuliani, who cloaks his opposition to the mosque as “sensitivity” to 9/11 families without acknowledging that this conflates all prayerful Muslims with terrorists, a despicable conclusion”.
    Qui sarebbe dove “I toni del pezzo poi salgono ulteriormente di temperatura”?

    “Fa comunque piuttosto sensazione che, così prematuramente e con una simile virulenza, il giornale di New York si sia schierato”
    Virulenza? E schierato con chi, se dichiara di schierarsi con una stretta minoranza di cittadini – che sì, immaginiamo essere prevalentemente Dem, ma che c’entra?

    Un bell’articolo commentato male, e che dà la misura di quanto poco siamo ormai abituati ad un confronto corretto e schietto, come quello che propone questo articolo.

Lascia un Commento