Di casi strani non ne mancano, nel mondo del crowdfunding online. Ma quello del fumetto The Order of the Stick, che due giorni fa ha bruciato tutti i record su Kickstarter – la principale piattaforma di crowdfunding per progetti creativi – fa riflettere (e sgranare gli occhi) come pochi altri.
Innanzitutto i numeri, per prendere le misure con la stupefazione. L’autore Rich Burlew chiedeva di finanziare una riedizione del suo webfumetto, andata esaurita da un po’ (una semplice raccolta di circa 300 pagine, a colori). L’obiettivo per poterlo ristampare era raccogliere 58.000 dollari. Ma l’autore ne ha raccolti di più: 1.254.120 dollari, un milione e duecentocinquantaquattromila e rotti. Più di venti (+2127 per cento) volte tanto.
Il risultato è che questo progetto è diventato un caso da record: non solo ha polverizzato qualsiasi altro fumetto (su Kickstarter ne vengono finanziati spesso, e talvolta di molto interessanti, ma finora il più “ricco” aveva raccolto 110.000 dollari), bensì ha superato qualsiasi altro progetto individuale mai finanzato via Kickstarter: il solo con un budget superiore, un’innovativa dock station per iPhone, aveva raccolto 1.465.000 dollari, ma era frutto del lavoro di una piccola azienda.
Quel che ci suggerisce il “caso OOTS”, da oggi un piccolo milestone nella storia di Internet, sono diverse considerazioni.
Una è che il modello del crowdfunding online non solo continua a funzionare – e crescere (Kickstarter ha raccolto 100 milioni di dollari nel 2011, mentre nel 2010 erano 27,6 milioni) – ma a offrire esempi in grado di sorprendere. A patto di soddisfare le condizioni essenziali del modello (chiarezza del progetto, radicamento di una fan-base, modularità dell’ingaggio dei finanziatori, originalità della proposta, efficacia della comunicazione teaser), il crowdfunding premia la progettualità DIY offrendo economie di scala fino a poco tempo fa semplicemente inimmaginabili.
Un’altra osservazione riguarda invece il fumetto. Che, non a caso, è diventato uno dei prodotti-simbolo di Kickstarter. Relativamente low-cost in termini produttivi, alimentato da un pubblico meno esteso di altri media ma tendenzialmente più partecipativo, e afflitto da carenze croniche nella “innovazione di prodotto”, il fumetto continua a essere la più paradossale delle industrie culturali, almeno in Occidente. Un campo in cui l’offerta ha lasciato a lungo sguarniti diversi pubblici (basti pensare alle donne, riconquistate solo grazie alla ‘colonizzazione’ del manga), e in cui i modelli distributivi recenti hanno privilegiato i lettori ‘forti’ su quelli ‘casuali’ (le fumetterie-ghetto, croce e delizia dei fumettòfili). Un’industria per troppo tempo distratta, in grado di regalare all’area della cultura DIY spazi grandi come praterie, che la rete non ha fatto altro che amplificare.
E il successo di Order Of The Stick non è allora che questo: un fumetto simpatico, disegnato senza troppi fronzoli né abilità (stick-man sta per “omino stilizzato”), certamente divertente, snobbato dai grandi editori e dai media, che in un mese ha dimostrato (al suono di un milione abbondante di dollari) come il consumo di fumetto si stia profondamente trasformando. Grazie al ruolo di Internet.

Che sorpresa trovare sul Post un articolo su OotS, che seguo dai suoi albori! Il suo successo lo deve all’essere diventato celeberrimo nella “nicchia” dei giocatori di ruolo in generale e di Dungeons&Dragons in particolare: nicchia sì, ma piuttosto affollata. Il fumetto è divertente ed è zeppo di “inside jokes” che solo il giocatore di D&D riesce a cogliere appieno, sentendosene quindi particolarmente appagato per via dell’effetto-setta. La comunità web, globale, dei roleplayer è affollatissima e fatta di persone tradizionalmente inclini a spendere anche bei soldi per il proprio hobby.. come Rich Burlew ha sperimentato, e buon per lui.
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@Diego: sono d’accordo su tutto… in effetti, da buon appassionato di GdR e di OoTS, ho contribuito anch’io al progettino di Rich.
@Stefanelli: contento pure io che si parli di queste cose. Bravo.
Diciamo che un po’ ci speravo, ma mi pareva difficile. E invece: ecco che saltano fuori lettori italiani di OOTS, alcuni persino tra quei 15mila finanziatori.
Sarei curiosissimo di sapere quanti lettori italiani hanno certi webcomics statunitensi, da Pvp a Xkcd eccetera. Chissà: lo scopriremo mai?
Io non ne sono un massiccio consumatore, seguo regolarmente tramite feed OotS e Xkcd, che adoro, ho seguito Tsoalr (altra roba da nerd gamer) finchè ha chiuso e un altro paio di cosette (tipo Questionable content ed Erfworld) che alla lunga mi hanno stufato. Comunque sul “fenomeno webcomic” si potrebbero riempire molte pagine..
http://www.kickstarter.com/projects/66710809/double-fine-adventure
guardate qui cos’è successo :)
Mi viene in mente Boris: “tasto F5: basito”. 400mila dollari in 8 ore, 2 milioni e rotti in 15 giorni.
Per ora il fumetto OOTS rimane il progetto individuale più finanziato su Kickstarter (questo videogame, Double Fine, è prodotto da una micro-impresa). Ma se tutto prosegue a questi ritmi, quanto (poco) tempo ci vorrà a scalzarlo?
io tra i web comics seguo attivamente:
- Order of the Stick
- Erfworld (che però è fermo da mesi)
- Girl Genius di Phil Foglio (che consiglio vivamente! Una tavola ogni lunedì, mercoledì e venerdì con una costanza inarrivabile).
Ho aiutato anch’io Burlew, ma secondo me per spiegare il successo andrebbero spese due parole di più su OotS in sé che non sul crowdfunding dei fumetti in generale. OotS, al di là dei riferimenti nerd gidierristici e di una fanbase costituita per la maggior parte da ingegneri/informatici con soldi da spendere, è un fumetto con una scrittura sorprendentemente matura e una capacità narrativa che nelle strisce quotidiane (dal modaiolissimo xkcd a Pvp, da Penny Arcade a Questionable Content) si sognano. In altre parole, Burlew come sceneggiatore è molto, molto bravo (come lui nel mondo dei webcomics c’è forse solo Pete Abrams). Non so se altri fumetti più di grido avrebbero avuto lo stesso successo.
Su Double Fine: dietro c’è Tim Schafer. Che è come dire Monkey Island, con tutto quello che ne consegue. Kickstarter funziona se ti sei già fatto un nome.