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Il bisogno di visione politica

9 novembre 2011

L’Italia ha affrontato la crisi economica globale con l’eredità di quindici anni di lento ma costante declino economico: è il solo grande paese, il Sole 24 Ore lo ha ricordato anche ieri nell’articolo di fondo, in cui la crisi ha distrutto tutta la – pochissima – ricchezza prodotta nei dieci anni precedenti. Se il prodotto interno non ricomincia a salire, il rapporto del debito sul Pil continuerà a crescere e non basterà cambiare un governo per tranquillizzare i mercati. Ma come è possibile che un’economia come la nostra, che entrava nella globalizzazione ricca di capitali – i famosi risparmi delle famiglie – di capitale umano, dell’esperienza di tantissime aziende che avevano fatto la loro fortuna proprio con le esportazioni, ha invece complessivamente arrancato per tutti gli anni 2000?

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  • piti

    Ah, certamente a causa dell’articolo 18 e delle pensioni di anzianità. Certo. Mica perché la nostra esimia impresa campava di svalutazione della lira (impossibile con l’euro), evasione fiscale (proseguita bel bella dando la sua bella botta al debito pubblico che tanto spread ci procura) e sottopagando i lavoratori (che però intanto Cina e compagnia sfruttante fa di peggio e quindi riga).

  • plato

    non hanno liberalizzato nulla, neanche la prostituzione. chi viene eletto non è interessato a modificare le norme in vigore.
    “visione” suona bene in questo periodo, anche se richiama la cultura beat; sarebbe bastata la volontà di cambiare, potevamo essere liberi dalla necessità di cambiare. ora pare un sentiero unico. se perdessi il lavoro a 50anni di punto in bianco, sarei meno sicuro di tutto, meno sicuro di una vita. ma deve succedere. per fortuna non ho 50anni; per fortuna non rischio di buttare via una vita. poi la disoccupazione è strutturale nelle economie moderne, no?

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